Prosegue il lavoro di scavo negli autori russi intrapreso ormai anni fa da Alberto Oliva. Il giovane regista si cimenta questa volta con un testo di Alexandr Puškin e ne ottiene, insieme a Mino Manni, lo spettacolo Mozart e Salieri in scena al Teatro Out Off di Milano fino al prossimo 8 marzo. Oliva è nato lo stesso anno (il 1984) in cui uscì nelle sale Amadeus di Miloš Forman, dunque non può che averlo visto (eventualmente) molti anni dopo, mentre chi scrive ha avuto come primo contatto con Salieri – indelebile! – un fiotto di sangue che sgorgava copioso dalla gola del compositore.
Oliva ridimensiona tutto lo sfarzo e il lusso viennese, magistralmente ricostruito da Forman, e relega i due antagonisti in uno spazio chiuso, scarsamente illuminato, quasi una prigione. In principio Salieri si confessa, rievocando la passione infantile per la musica. Senza dare segni di notare l’evidente contraddittorietà di chiedere a Dio il dono della composizione per diventare celebre in tutto il mondo e poterlo servire umilmente, il musicista ripercorre le tappe della sua carriera. Artigiano delle note, ha messo a dura prova il fisico e la mente per studiare, imparare, ridurre a formule matematiche i segreti della musica e ricomporli in nuove armonie. Ostinazione, sacrifici e rinunce l’hanno portato in alto, fino a diventare maestro di cappella alla corte asburgica. Ma poi sulla sua strada è apparso “lui”. Lui: Wolfgang Amadeus Mozart. Lui: l’altro, l’avversario, il bambino prodigio, il giovane a cui nulla può insegnare, il genio della musica. Non c’è giustizia al mondo, ma neppure nell’alto dei cieli, si lamenta Salieri. Che altro potrebbe fare?
Mino Manni è un Salieri mefistofelico che tiene le distanze e si cela sotto il cappuccio massonico, ma roso dall’invidia che infine nemmeno più nasconde. “Pensi che la tua fortuna possa cambiare in due mesi?” domanda meravigliato al giovane venuto a chiedergli un prestito per far fronte ai creditori che lo assillano. “Sì!” è la ferma risposta di Mozart. Non c’è ingenuità, né arroganza. Semplicemente il compositore è consapevole del proprio valore e sa che sta creando qualcosa di rivoluzionario. Sollecitato da Salieri, gli racconta struttura de Il Flauto Magico, riproducendola sul pentagramma di cinque fili che pendono dal soffitto. Davide Lorenzo Palla è bravo nell’interpretare un goffo Amadeus che si spoglia di balbuzie e tentennamenti quando parla della propria musica. È l’entusiasmo che scioglie la timidezza. E proprio l’entusiasmo, nel senso originario del termine, ovvero: la presenza di dio dentro di sé, è quello che manca a Salieri. “Signore, te lo ordino, entra in me!”, ma la sua preghiera blasfema non verrà esaudita.
C’è molto Dostoevskij in questo allestimento di Oliva e Manni. La necessità del male, di un Giuda che interpreti il ruolo di “strumento” della rivelazione divina, dell’infinita pochezza e insieme infinita grandezza dell’anima umana… I grandi quesiti scagliati sul palco come le monete del tradimento rimandano direttamente alle pagine più elevate e intense dei Fratelli Karamazov: “Che se ne farà il popolo di tutta questa libertà?! Che diritto hai di fare questa rivelazione?!”, chiede sgomento Salieri a Mozart. Sono le stesse domande poste a Cristo dal Grande Inquisitore. Non avranno risposta. Per fortuna, però, abbiamo la musica di Mozart.
Saul Stucchi
Foto di Giorgio Grazioli
Dal 18 febbraio all’8 marzo 2015
MOZART E SALIERI
da Aleksandr Puškin
regia Alberto Oliva
con Mino Manni, Davide Lorenzo Palla
Orari: dal martedì al venerdì 20.45; sabato 19.30; domenica 16.00
Biglietti: intero 18 €; ridotti 9/12 €
Teatro Out Off
via Mac Mahon 16
Milano
Info:
tel. 0234532140
www.teatrooutoff.it