• Passa alla navigazione primaria
  • Passa al contenuto principale
  • Passa alla barra laterale primaria
  • Passa al piè di pagina
  • Luoghi
    • Italia
    • Europa
    • Mondo
    • A letto con ALIBI
  • Mostre
    • Arte
    • Fotografia
    • Storia
  • Spettacoli
    • Teatro & Cinema
    • Musica & Danza
  • Biblioteca
  • Interviste
  • Egitti

Alibi Online

Voi siete qui: Arte » Allo Spazio Francesco Zanuso la prima mostra di Stefano Ughi

30 Maggio 2012

Allo Spazio Francesco Zanuso la prima mostra di Stefano Ughi

All’interno dello spazio espositivo di Francesco Zanuso, il 6 giugno (fino al 21 giugno), dalle 18.00 alle 21.30, si esibisce con la sua prima personale Stefano Ughi, architetto e compositore. Ex imprenditore, Ughi due anni fa decide di dedicarsi totalmente all’arte, realizzando opere che si possono definire quadri – sculture.

Il fondersi d’immagine e musica in un’unica opera d’arte è il gesto distintivo che segna la personalità di Stefano Ughi. I suoi primi lavori avevano un ruolo decorativo. Del resto, allora la sua carriera lavorativa era ancora improntata verso l’architettura. Lo stile delle sue opere si legava a un’estetica di gusto definita minimal. La musica non rientrava ancora nelle sue rappresentazioni estetiche; l’arte visiva e la musica, viaggiavano su binari paralleli, ma l’uno non interferiva con l’altro. Le opere “visive” erano, allora, superfici monocrome composte da pannelli tagliati in più parti e da cornici in acciaio. Per esempio, un’opera importante che lo spinse a proseguire questa inclinazione artistica, trasportandolo anche verso l’evoluzione che caratterizza i suoi ultimi lavori è stata l’opera “Deep Red”. Questo lavoro si compone di una cornice in acciaio e di piastre dello stesso metallo incollate su una tavola di legno.
YellowClouds_1
L’idea principale in queste sue prime ricerche collima con il suo interesse per il gioco monocromatico messo in atto, di volta in volta, dalla comunicazione tra il colore e i suoi effetti visivi, reali per via dell’incontro della luce e inevitabilmente delle ombre e altresì, attraverso il riverbero del colore impresso su superfici materiche differenti, come il legno, l’acciaio ed elementi in laminato plastico. Con il passare del tempo, Ughi ha introdotto nelle sue opere suono e immagini figurative.

Il gusto minimalista viene così rilanciato, ma con l’aggiunta di alcuni particolari, molto originali che hanno reso queste opere, altamente contemporanee. Sicuramente è stato il confronto con le idee di due famose e forti personalità artistiche che ha ispirato Ughi in questo tentativo singolare. 
Nell’ arte “figurativa” fu Robert Ryman (artista americano legato al minimalismo e all’arte concettuale) con i suoi ultimi lavori che consistevano in tele di colore bianco, dipinte con diverse tecniche e vernici, ma unicamente di tale colore, come una pagina bianca, per l’appunto; nell’ambito musicale, invece, fu John Cage, compositore, scrittore e artista americano, con il suo pezzo intitolato “Silent”, dove «il pentagramma era composto solo da pause musicali, quindi dal “non suono”, – racconta Ughi – per cui la piccola Ensamble eseguiva un qualche cosa che non iniziava mai!».
Ughi_rosso_1
All’età di venti anni, sul finire del 1975, Ughi si ritrovò ospite nel loft di Cage a New York, grazie ai contatti aperti con il Gallerista Leo Castelli. Dunque, in quella “mitica” occasione, Cage, venuto a sapere da Ughi della sua passione per l’architettura e la musica, gli disse: «L’arte visiva può essere rappresentata con 1’acqua allo stato liquido; l’architettura la si può paragonare a un cubo di ghiaccio e la musica, che è più impalpabilmente mistica, ha l’aspetto dell’acqua sotto forma di vapore. Se saprai combinare vapore e ghiaccio senz’altro avrai inventato qualcosa di nuovo» (“Well, if you can combine ice and steam together (without passing through the liquid state); you certainly shall invent something new; but really new!“).

Ughi ha così iniziato a costruire un suo mondo attraverso il legame tra architettura e musica. Quelle due opere, ovvero il silenzio di Cage e la pagina bianca di Ryman hanno rappresentato in realtà per lui la pietra miliare per ripartire con una nuova sperimentazione. Ughi pensò, provocatoriamente, di tornare a soggetti figurativi e lo mise in atto nelle sue creazioni. «Sono sempre stato un appassionato sia d’arte antica figurativa, sia d’arte contemporanea astratta, dove il gesto istintivo prevale sulla forma. Sono amante soprattutto dell’arte rinascimentale italiana e della musica, più o meno dello stesso periodo, ovvero barocca e proto-barocca, come quella composta da Pier luigi da Palestrina, da Gesualdo da Venosa o da Antonio Vivaldi; sono anche molto interessato all’arte concettuale, minimal, che con il minimo ti dà il massimo. «Mies van Der Rohe diceva: “Dove c’è il meno c’è il più” (The less is more).» Bisogna iniziare a mescolare i sistemi, – Ughi sottolinea – Bisogna tornare al figurativo, avendo però capito e digerito tutte le altre forme astratte di questo secolo”. Per fare questo ho anche scelto l’uso della fotografia».
Ughi_rosso_2
II lavoro proposto da Ughi parte proprio da qui, nel momento in cui l’artista ha deciso di sostituire i paesaggi antichi con degli sfondi monocromi e geometrici di tipo minimale e le figure in primo piano, dipinte sulla tela, con delle fotografie ricavate da modelli viventi, la cui individuazione è parte integrante dell’ azione artistica: a questo punto, l’azione creativa dell’autore consiste nell’abbinare alcune figure storiche come Adamo ed Eva di Lucas Cranach, detto il Vecchio, a sfondi di colore rosa o azzurro e a forme geometriche in rilievo che richiamano l’artista Ettore Spalletti.

Spuntano così ancora il rosa della pelle dei corpi nudi di Adamo ed Eva, le foglie sulle parti intime e la mela nella mano di Eva. Le sagome dei personaggi mantengono anche un’aureola nera, in ricordo di quell’antico dipinto di Cranach. Le opere di Ughi si possono definire dei quadri, ma poi di fatto diventano delle sculture in quanto, la superficie dipinta ha una forma arrotondata, a mo’ di nicchia. Questo gioco di forme – dei suoi quadri / sculture curve – ricrea la suggestione che si prova entrando in certi edifici barocchi dove gli affreschi sormontavano le volte, le statue venivano poste all’interno di nicchie e l’effetto visivo soleva essere accompagnato dal suono di musica e canti. Per l’artista è essenziale che il pubblico venga avvolto dall’opera il più possibile con tutti i cinque sensi e che si senta lui stesso parte integrante dell’opera.

Essendo il lavoro di Ughi, in molte opere, un incontro tra musica e arte visiva la posizione critica mette in luce l’importanza di vista e udito nel approccio a un’opera d’arte. Dunque riflettendo criticamente sul modo di rapportarsi all’arte in Ughi si evince che i suoi lavori e la tecnica espressiva con la quale sono realizzati appartengono senz’altro a quel bel gioco di sensazioni in grado di concettualizzarli, descritto da Kant quando riflette sulla musica e sulla tecnica dei colori. Il materiale che utilizza principalmente l’artista per la realizzazione delle sue opere è il legno, proprio per la sua valenza sonora. Sono superfici di legno curve di diversa dimensione, in grado di riflettere (curva concava) oppure di rifrangere (curva convessa) il suono e la luce allo stesso tempo, per propagarli al meglio e concentrarne al massimo l’effetto visivo e sonoro.

È proprio la sintesi tra diverse espressioni artistiche e tecniche, che fanno di Ughi un artista quasi rinascimentale, nel suo accostare in sé conoscenze artistiche, che vanno dalla pittura, scultura e musica a conoscenze più tecniche e scientifiche, come l’architettura, l’acustica, la fotografia e l’illuminotecnica: elementi sapientemente da lui legati insieme in grado di far entrare lo spettatore in un terreno inusuale, caratterizzato da una forte componente emotiva.
Valentina Cavera

Stefano Ughi
Inaugurazione 6 giugno dalle 18.00 alle 21.30

Galleria Francesco Zanuso
Corso di Porta Vigentina 26
Milano
Tel. 3356379291
www.galleriafrancescozanuso.com

Tweet
Share
0 Condivisioni

Archiviato in:Arte

Barra laterale primaria

Articoli recenti

  • Il giradischi dei ricordi all’incontrario va…
  • Alcune proposte musicali per il mese di marzo
  • Mostra fotografica di Simone Cozzi a Vedano al Lambro
  • Recensione di “Dalla montagna perduta” di Pierre Jourde
  • “Le cose”: un racconto di Giovanni Granatelli

Footer

INFORMAZIONI

  • Chi siamo
  • Contatti
  • Informativa privacy & Cookie

La rivista online

ALIBI Online è una rivista digitale di turismo culturale, diretta dal giornalista Saul Stucchi. Si occupa di mostre d'arte, storia e archeologia, di cinema e teatro, di libri di narrativa e di saggistica, di viaggi in Italia e in Europa (con particolare attenzione alle capitali come Parigi, Madrid e Londra). Propone approfondimenti sulla cultura e la società attraverso interviste a scrittori, giornalisti, artisti e curatori di esposizioni.

Copyright © 2026 · ALIBI Online - Testata giornalistica registrata al Tribunale di Milano; reg. n° 213 8 maggio 2009
Direttore Responsabile Saul Stucchi