
Nella breve ma intensa introduzione che ha anticipato la prima de Il giocatore al Teatro Out Off di Milano lo scorso 12 marzo, il professor Fausto Malcovati ha definito Alberto Oliva il più dostoevskijano dei registi teatrali contemporanei. Lo spettacolo è infatti il quarto capitolo della personale rilettura dello scrittore russo da parte di Oliva che – ha ricordato Malcovati – nemmeno trentenne ha firmato la prima autobiografia, intitolata L’odore del legno e la fatica dei passi (che, guarda caso, diciamo noi, si apre con una citazione da Dostoevskij: “Tu giungi in ogni cosa fino alla passione”, tratta dal romanzo L’Idiota).

Il giocatore fu scritto in uno dei periodi più tragici della peraltro assai travagliata esistenza di Dostoevskij: nel 1864 infatti gli morì la prima moglie (con cui in verità non aveva un buon rapporto), ma soprattutto venne a mancare il fratello Michail, direttore della rivista che avevano fondato insieme. Questa perdita significò la catastrofe finanziaria e la chiusura della rivista; per risollevarsi lo scrittore fu costretto a firmare un contratto capestro con cui si impegnava a consegnare entro un mese al suo editore una nuova opera. Aiutato dalla stenografa che poi sarebbe divenuta la sua seconda moglie, Dostoevskij si tuffò anima e corpo in un’impresa che era una vera e propria sfida: al tempo, al destino, alla sua natura d’artista. Mentre componeva uno dei suoi capolavori assoluti – Delitto e castigo – lo scrittore riuscì a portare a compimento anche Il giocatore.
Il gioco d’azzardo è diventato una piaga sociale in Italia (ma non solo): a molti pare una scorciatoia per risolvere i propri problemi economici, per vivere emozioni forti, per sfidare la sorte. I gestori conoscono fin troppo bene i punti deboli dei giocatori e ricorrono a personaggi di “successo” (l’ultimo è un celebre pornodivo: notizia di questi giorni) per veicolare il messaggio che giocare denaro non è un’azione particolarmente pericolosa, ma uno status symbol. Dostoevskij ha invece vissuto sulla propria pelle tutto il dramma del calvario percorso da un drogato della roulette: le cime d’adrenalina raggiunte con le vincite e gli abissi di disperazione toccati con le perdite.
Nello spettacolo messo in scena da Oliva i personaggi hanno la vista ormai offuscata: vedono la realtà attraverso il filtro deformante del denaro facile. Una puntata fortunata o l’eredità tanto a lungo sospirata sono considerate le pillole magiche in grado di ribaltare a proprio favore un presente insoddisfacente. Mino Manni è un Aleksej scavato dal tarlo dell’amore non corrisposto per la bella Polina, impersonata da Elena Ferrari (che in alcune repliche sarà sostituita da Chiara Anicito).
“Con il denaro diventerò per voi un uomo e non sarò più uno schiavo” le dice al culmine della sua ingenuità. Ma neppure tutta la ricchezza del mondo può comprare l’amore, né modificare la propria e l’altrui indole. Al massimo il denaro può nascondere sotto mille veli la vera natura e le passioni che ci muovono. Non è un caso che i vestiti dei due protagonisti siano l’uno nero e l’altro rosso, come le caselle della roulette. I due possono convivere nello stesso posto soltanto nel vortice del movimento, per un effetto ottico, ma non sono fatti per stare insieme.
Lei è scostante, tirannica (come tutte le donne consapevoli del proprio fascino) e insicura: brama il denaro come un assetato l’acqua, ma la pioggia di denaro che pioverà dall’alto non placherà la sua sete. Lui è debole, vittima della febbre d’amore, violento e autolesionista. Anche per lui il denaro non sarà una soluzione. Tra loro due ci sono i personaggi a cui dà vita il poliedrico Davide Lorenzo Palla, incredibilmente versatile nel passare in pochi istanti dal mefistofelico croupier del casinò di Roulettenburg, al burbero generale, all’irrefrenabile vecchina ancora in grado di imporre la propria volontà, facendo linguacce e regalando perle di saggezza popolare. Ma l’ultima parola spetta a Bulgakov. Ed è una maledizione.
Saul Stucchi
Le foto dello spettacolo sono di Sara Scanderebech
Dal 12 al 30 marzo 2014 (prima nazionale)
IL GIOCATORE
da Fedor Dostoevskij
Adattamento di Alberto Oliva e Mino Manni
regia di Alberto Oliva
con Mino Manni, Davide Lorenzo Palla, Chiara Anicito / Elena Ferrari
scenografia Michele Ciardulli
video Maurizio Losi, Sara Scanderebech, Elisa de Fazio
costumi Marco Ferrara, musiche originali Francesco Lori
assistente alla regia Emanuela Ferlito
Teatro Out Off
via Mac Mahon, 16
Milano
Tel. 02.34532140
www.teatrooutoff.it
Il gioco d’azzardo e Dostoevskij
Incontri e approfondimenti con gli esperti:
– mercoledì 12 marzo ore 20.45 (prima dello spettacolo)
incontro con Fausto Malcovati
– martedì 18 marzo alle 20.45 (prima dello spettacolo)
incontro con Bruno Milone
-martedì 25 marzo ore 20.45 (prima dello spettacolo)
incontro con Marco Dotti