Per un’ora, ieri sera, Remo Girone ha condotto gli spettatori del Franco Parenti di Milano nella Siviglia del XVI secolo, con un’intensa lettura drammatica de Il Grande Inquisitore, cuore e summa filosofica-teologica de I fratelli Karamazov. Considerate giustamente tra le pagine più alte della letteratura di tutti i tempi, quelle che raccontano la seconda venuta di Cristo tra gli uomini in una città ancora avvolta dal fumo dei roghi sui quali sono stati bruciate decine di eretici hanno una forza emotiva che l’attore ha saputo esprimere al meglio, senza inutili accentuazioni, rispettando il testo ma soprattutto lo spirito dello scrittore russo. Attraverso il racconto che Ivan fa al fratello minore Alëša (un racconto nel racconto, dunque), Dostoevskij s’interroga da credente sul rapporto tra fede e libertà, nodo cruciale del cristianesimo.
La posizione del vecchio Inquisitore è netta: Cristo non aveva il diritto di tornare, né di aggiungere alcunché agli insegnamenti che una volta aveva dato. Il cattolicesimo romano ha fatto tesoro di quella lezione e l’ha trasmessa al pontefice, a cui solo è riservata l’autorità in tema di fede! Ma lo scrittore, come pochi altri, ha saputo dipingere un quadro inquietante anche della volubilità del popolo, sinceramente emozionato e commosso al riconoscimento di Cristo e un momento dopo docile e arrendevole di fronte al suo arresto.
Girone si è fatto Inquisitore e i pochi passi che muoveva sul palco parevano misurare l’angustia della cella in cui avveniva l’interrogatorio del Prigioniero. “Perché sei venuto a disturbarci?”, chiede il vecchio allo straniero, ma non è una vera domanda, è piuttosto un’accusa. “Loro” – l’Inquisitore e le gerarchie cattoliche – sono stati costretti a mentire agli uomini perché l’essere umano ha un insopprimibile bisogno di comunione nell’adorazione e preferisce di gran lunga il pane terreno a quello celeste. Cristo ha rifiutato la trinità Miracolo – Mistero – Autorità, non comprendendo che queste sono le uniche forze in grado di governare l’uomo. Lui aveva sete di una fede libera, ma stimava troppo altamente gli uomini, considerandoli alla sua altezza, dunque divini. E invece sono deboli, ribelli, poco più che animali.
È stato necessario correggere la sua opera, adeguarla alle reali capacità e ai veri desideri dell’uomo; per amore degli uomini stessi, “loro” sono stati costretti a ingannarli. Li hanno resi liberi di peccare, perché essi stessi si sono caricati i loro peccati. “Lui” non può compromettere il loro piano! Ma Cristo risponde con un silenzio carico di compassione e poi bacia le labbra esangui dell’Inquisitore, a cui non resta altro che liberare il Prigioniero. Il cuore del vecchio prova un nuovo calore, ma egli rimane fermo nella sua idea. Girone ci ha fatto sentire quella fiammata che ha illuminato il teatro.
Saul Stucchi
IL GRANDE INQUISITORE
da I Fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij
con Remo Girone
13 – 14 SETTEMBRE 2011 ore 19.30
Teatro Franco Parenti
Via Pier Lombardo 14
Milano
Biglietteria: tel. 02.59995206