
Il Museo Rietberg di Zurigo merita una visita anche solo per lo splendido parco in cui è immerso. Se organizzate una gita entro il 30 maggio, avrete la possibilità di ammirare la ricca mostra dedicata a Teotihuacan, una “megalopoli” precolombiana che fiorì tra il I secolo avanti Cristo e il VII dell’era volgare a circa cinquanta chilometri a nord di dove sarebbe poi sorta la capitale degli Aztechi.
Nei sotterranei del museo si dipana un percorso espositivo particolarmente affascinante che squaderna reperti enigmatici e a volte inquietanti, ma sempre interessanti.
Ed è un peccato che le didascalie, per una volta più generose di informazioni delle solite data e provenienza siano scritte solo in tedesco. Per fortuna viene in soccorso del visitatore straniero non germanofono l’agile libretto in inglese che si può ritirare gratuitamente all’ingresso della prima sala.
Questa guida spiega piuttosto dettagliatamente il percorso espositivo, suddiviso in sei sezioni. Nella prima gli organizzatori affrontano il tema dell’architettura, centrale nella civiltà di Teotihuacan, una città che arrivò a ospitare fino a 120 mila persone al momento della sua massima espansione urbanistica. In questa sala sono esposte anche alcune pitture parietali che dimostrano il grado di raffinatezza raggiunto dagli artigiani locali.
Il grande numero di questi ritrovamenti dice invece della loro enorme diffusione, tanto che gli archeologi arrivano a ipotizzare che gli edifici dell’intera città fossero ricoperti di stucco rosso e bianco. La sezione successiva è dedicata alle strutture politiche ed economiche in cui era organizzata la società di Teotihuacan (o Teo, come la chiama confidenzialmente e con un po’ di civetteria accademica George L. Cowgill, uno dei massimi esperti di questa civiltà, per anni impegnato negli scavi archeologici del sito messicano).
In realtà su questi argomenti gli studiosi hanno più domande che risposte, ma il visitatore può “accontentarsi” di ammirare i reperti esposti nelle vetrine (ben illuminate) e lasciare i problemi agli addetti ai lavori.


Sono molto belle le cosiddette statuette “eccentriche” in ossidiana, che immediatamente siamo tentati di accostare a sculture contemporanee per il design molto “moderno”. La religione politeistica è il tema della terza sezione: qui sono esposte le raffigurazioni delle divinità principali, come la Dea Madre, Tlaloc e Quetzalcoatl, il Serpente Piumato. La sezione successiva esplora il particolare tipo di abitazioni scoperte agli inizi del secolo scorso nella zona a sud del tempio del Serpente Piumato. Si tratta di complessi residenziali costituiti da stanze raggruppate attorno a patio di diverse dimensioni, spiega la guida. Anche qui ci sono veri e propri capolavori, come il pezzo di ceramica arancione a forma di volpe accovacciata. Ma i reperti più preziosi sono riservati alla quinta sezione, dove fanno splendida mostra di sé alcune maschere di pietra che da sole valgono il prezzo del biglietto, come quella riprodotta nell’immagine qui sotto.

Ancora ammaliati da questi gioielli si arriva all’ultima sezione, dedicata ai rapporti tra la città e le popolazioni con cui venne a contatto, pacificamente o più spesso ricorrendo alle armi.


Sono molto belle le cosiddette statuette “eccentriche” in ossidiana, che immediatamente siamo tentati di accostare a sculture contemporanee per il design molto “moderno”. La religione politeistica è il tema della terza sezione: qui sono esposte le raffigurazioni delle divinità principali, come la Dea Madre, Tlaloc e Quetzalcoatl, il Serpente Piumato. La sezione successiva esplora il particolare tipo di abitazioni scoperte agli inizi del secolo scorso nella zona a sud del tempio del Serpente Piumato. Si tratta di complessi residenziali costituiti da stanze raggruppate attorno a patio di diverse dimensioni, spiega la guida. Anche qui ci sono veri e propri capolavori, come il pezzo di ceramica arancione a forma di volpe accovacciata. Ma i reperti più preziosi sono riservati alla quinta sezione, dove fanno splendida mostra di sé alcune maschere di pietra che da sole valgono il prezzo del biglietto, come quella riprodotta nell’immagine qui sotto.

Ancora ammaliati da questi gioielli si arriva all’ultima sezione, dedicata ai rapporti tra la città e le popolazioni con cui venne a contatto, pacificamente o più spesso ricorrendo alle armi.
Gli oggetti esposti e i pannelli esplicativi sintetizzano gli scambi commerciali, i percorsi seguiti dalle materie prime e dai manufatti, le relazioni diplomatiche, sottolineando di volta in volta le influenze reciproche e le particolarità artistiche di ciascuna civiltà della regione. Quando la città venne distrutta e abbandonata (gli studiosi non sono ancora in grado di spiegarne il o i motivi), il suo patrimonio culturale non perì del tutto, ma in parte venne ereditato dagli Aztechi.
Gli abitanti di Tenochtitlan (Città del Messico) ritenevano infatti che Teotihuacan fosse la patria dei loro avi e vi compirono scavi “archeologici” alla ricerca di oggetti preziosi che poi offrirono in dono al Templo Mayor, la grande piramide a gradoni della loro capitale.
PS: se non riuscite ad andare a Zurigo entro il 30 maggio, potrete visitare la mostra a Berlino, dove approderà dopo la chiusura per rimanere aperta dal primo luglio al 10 ottobre di quest’anno.
Saul Stucchi
Saul Stucchi
Messico: Teotihuacan
La misteriosa città delle piramidi
Fino al 30 maggio 2010
Museo Rietberg
Gablerstrasse 15
Zurigo (Svizzera)
Orari: martedì, venerdì, sabato e domenica 10.00-17.00; mercoledì e giovedì 10.00-20.00
Lunedì chiuso
Biglietto: cumulativo con la collezione permanente: intero 16 CHF; ridotto 12 CHF
Solo collezione: intero 12 CHF; ridotto 10 CHF
Informazioni:
Tel. +41 (0)44 206 31 31
www.rietberg.ch
Didascalie:
- Figure (part.)
Teotihuacan, Moon Pyramid
ca. 250 AD
Serpentine, greenstone and shells
Zona Arqueológica de Teotihuacan
© INAH, Mexico. Photo: Martirene Alcántara
- Moon Pyramid, Teotihuacan
The pyramid was erected around 200 AD
120 x 150 m, height: 46 m - Tlaloc carrying maize
Teotihuacan, Zacuala
Classic period, Xolalpan phase, 350–550 AD
Stucco and pigments
Museo Nacional de Antropología, Mexico-City
© INAH, Mexico. Photo: Martirene Alcántara - Mask from Malinaltepec
Guerrero, Malinaltepec
Classic period, 300–550 AD
Stone with inlaid work of turquoise, amazonite, obsidian and shell
Museo Nacional de Antropología, Mexico-City
© INAH, Mexico. Photo: Martirene Alcántara