L’allestimento è tutt’altro che sontuoso, ma sono più che sufficienti le opere in mostra a giustificare il prezzo del biglietto. L’esposizione Da Velázquez a Murillo. Il Secolo d’oro della pittura spagnola nelle collezioni dell’Ermitage, in corso fino al 17 gennaio al Castello Visconteo di Pavia si fa infatti apprezzare per la qualità delle tele esposte: dal museo di San Pietroburgo, che costituisce la più ricca raccolta di arte spagnola al di fuori del paese iberico, sono arrivati in prestito una cinquantina di quadri che portano la firma di pittori del calibro di Velázquez, Murillo, de Ribera, Zurbaran.
Ma al di là di questi grandi nomi i visitatori possono approcciarsi all’arte di autori meno celebri, ma di indubbio valore, come Antonio de Pereda, Francisco Ribalta, Juan Valdes Leal e Alonso Cano (di cui è esposto un’intensa Morte di San Giuseppe).

Quest’ultimo, originario di Granada ma attivo a Madrid, fu influenzato dalle opere di Tiziano e Veronese, presenti nella collezione della Corona spagnola. Dalla lezione veneziana gli deriva la tavolozza morbida e calda, mentre il chiaroscuro ha un debito nei confronti di Caravaggio. La sua fu una personalità completa: fu infatti architetto, scultore e pittore. Il protagonista è però indiscutibilmente Bartolomé Esteban Murillo, di cui sono esposte una manciata di opere. Una tela giovanile rappresenta una versione (delle oltre cinquanta che l’artista ha realizzato nel corso della sua lunga carriera) dell’Immacolata Concezione; ci sono poi un’Annunciazione (opera tarda), le Dame a una finestra con grata e la Preparazione delle focacce.

L’Ermitage può vantarsi di coprire l’intera carriera di Murillo, grazie a una raccolta che non ha paragoni fuori dalla Spagna e quelle prestate per la mostra sintetizzano al massimo il suo percorso artistico.
Segnaliamo di passaggio che chi abbia la curiosità di conoscere l’origine della collezione spagnola di Caterina II può trovare informazioni interessanti nell’avvincente saggio Il David in carrozza di Marco Carminati, edito da Longanesi. Il giornalista del Sole 24 Ore dedica infatti alcune pagine alla sovrana russa e alla sua sfrenata passione per l’arte. Ma torniamo alla mostra e al ruolo svolto da Siviglia che nel XVII secolo era la città più ricca e vitale del regno spagnolo. Anche nella seconda metà del Seicento la perla andalusa fu un centro propulsivo per lo sviluppo dell’arte.

E proprio la presenza di Murillo, insieme allo sviluppo della nuova Accademia, contribuì al suo splendore. Di Jusepe de Ribera si può ammirare l’Allegoria della Storia (si noti il volume di Tucidide), opera dipinta negli anni 1615-16, mentre del sommo Velázquez è arrivata la Testa maschile di profilo, probabilmente un frammento di un quadro più grande andato purtroppo disperso. Gli studiosi lo datano agli esordi del maestro (1616-17). Non si può infine dimenticare l’emozionante San Francesco con teschio in mano di Zurbaran.
Saul Stucchi
Da Velázquez a Murillo
Il Secolo d’oro della pittura spagnola nelle collezioni dell’Ermitage
Informazioni e prenotazioni
tel. 0382.304816
www.museicivici.pavia.it
Castello Visconteo
Viale XI Febbraio 35
Pavia
Fino al 17 gennaio 2010
Orari: dal martedì al venerdì 10.00-13.00; 15.00-18.00
Sabato, domenica e festivi 10.00-20.00
Lunedì dalle ore 10.00 alle 13.00 e dal martedì al venerdì dalle 13.00 alle 15.00 solo su prenotazione per gruppi e scolaresche (min. 30 persone) con visita guidata del personale museale.
24 e 31 dicembre: 10.00-13.00, pomeriggio chiuso
Chiuso: 25, 26 dicembre e 1 gennaio
La biglietteria chiude mezz’ora prima della mostra
Biglietto: intero € 8,00; ridotto € 6,00
Didascalie:
- Bartolomé Esteban Murillo
Donne presso una finestra con grata (part.), 1645
Olio su tela, 41х59 - Diego Velazquez e scuola
Ritratto di uomo, 1640
Olio su tela, 47,5х41 cm - Jusepe de Ribera e bottega
Filosofo con un libro, compasso e goniometro, 1630
Olio su tela, 122х98 cm - Bartolomé Esteban Murillo
Preparazione dei dolci, 1650
Olio su tela, 165х121 cm