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Voi siete qui: Europa » Alla ricerca della taverna Sarri ad Agios Nikolaos

18 Aprile 2020

Alla ricerca della taverna Sarri ad Agios Nikolaos

In questa puntata del suo reportage su Creta Marco Grassano racconta la ricerca della taverna Sarri.

Stiamo cercando, ma senza successo, la taverna Sarri, dove avevo eccellentemente mangiato fra le frasche e che mi pareva non lontana dal lago. Sfociamo nella tonda piazza Venizèlos, giardinata al centro, e svoltiamo a imboccare, per tornare indietro, la via a senso unico – pavimentata di autobloccanti, anch’essa alberata, specularmente in discesa – parallela a quella di prima. In parte a causa dello spazio destinato al transito delle automobili, in parte per la maggiore eleganza delle loro offerte, le vetrine non appaiono, qui, altrettanto invasive. Scritte in cirillico, analoghe alle precedenti.

Accanto alla gioielleria e orologeria – con richiami tra il saggio filosofico e i versi di Eliot – ΑΡΙΣΤΟΤΕΛΗΣ ΓΕΡΟΝΤΗΣ (Aristòtelis Geròntis), una chiesetta dalla minuscola facciata di pietre a vista, con commessure rosate. Una schiera di motorette le è parcheggiata di fronte. La guida ce la indica come Άγιος Αθανάσιος, Sant’Attanasio. Ricordo, ridendo, la vecchia canzone di Renato Rascel: “Attanasio, cavallo vanesio…”. Fotografiamo l’esiguo interno, sobriamente allestito ma con una bella iconostasi dal telaio in legno scuro. Anche quaggiù, niente osterie tipiche.

La chiesa di S. Attanasio ad Agios Nikolaos (Creta)

Sfociamo davanti alla darsena. Tutto il pianoterra dell’edificio alla nostra destra, sontuosamente rivestito in marmo, lo occupano vetrine traboccanti di gioielli griffati: opera dei presunti stilisti Giovanni Ferraris (così si chiama un ex professore di lettere del Liceo Classico di Alessandria…), Mattia Cielo, Roberto Coin, Pasquale Bruni. Altisonanti (ma, temo proprio, inconsistenti) nomi italici mirati a irretire rozzi oligarchi moscoviti o pietroburghesi… In quest’angolo di Grecia così svilito, adattato, asservito ai “nuovi ricchi” planetari, mi coglie un improvviso, acre rimpianto per la mite dolcezza di Chanià.

Sempre alla ricerca del Sarri, risaliamo il vicolo successivo: asfaltato, questo. Piccoli platani lungo i marciapiedi in pianelle di gres. Fra edifici moderni, dalle pareti pallide, si allarga uno spiazzo quadrangolare, con antiche rovine riportate alla luce, dopo millenni, per essere infestate da sfacciati ciuffi di ailanto. No, il ristorantino non si trova neppure nei paraggi.

Agios Nikolaos: rovine infestate da ailanti

Proviamo quindi attorno alla darsena, iniziando dalla riva destra. Anche qui, foltissimi tavolini esterni sovrastano l’acqua verdognola. Un negozietto di εφημερίδες, αναψυκτικά, τσιγάρα, κάρτες: ossia, come mi ero annotato la volta scorsa, giornali, bevande analcoliche, sigarette, cartoline. Bigiotteria Swarovski. Altre esibizioni di cianfrusaglie turistiche. Il Café Puerto Bar, la cui immagine brumosa riemerge dalla memoria a incontrare quella che sto osservando. Botteghe e ancora botteghe, per differenti intenzioni di spesa. Ristoranti e bar.

Ortogonali alla banchina (più bassa, rispetto al piano di calpestio del marciapiede), e molto distanziati fra loro, battelli offrono escursioni turistiche, compresa la gita all’isola di Spinalonga. Al termine, una fila indiana di imbarcazioni meno raffinate s’addossa all’area conchiusa dove vengono parcheggiati i pullman e al molo cui approdano i piroscafi di massimo tonnellaggio. Preleviamo, da una postazione bianca e blu (Welcome to Aghios Nikolaos information and tickets), il pieghevole plurilingue sulle crociere in motobarca e sul percorso del trenino stradale (bianco-blu anch’esso) che parte proprio in questo momento. Di fianco, un grande pannello presenta la mappa della città.

Torniamo indietro e sfiliamo nell’angusto passaggio tra il popolato assembramento dei tavoli e il metallico parapetto esterno, che protegge dalla caduta in mare. Rivarchiamo il ponticello. Costeggiamo le costruzioni di questa sponda, in curva verso sinistra. All’ormeggio, scarsissimi natanti da pesca.

Il bell’ufficio doganale (ΤΕΛΩΝΕΙΟ/CUSTOMS), tipicamente greco: nitente di calce, infissi azzurri e cornici ocra-arancio. Vetrine multiple di ori e argenti (Gold – Silver), con al centro un’iscrizione cubitale in russo e, accanto all’ingresso, la riproduzione grafica di marchi italiani decisamente più conosciuti: Gucci, Armani, Versace. Ricordini di varia natura – compresi i mangerecci – reclamizzati da colorite insegne anglosassoni. Scalee menano su fra le casupole del quartiere. Il poetico noleggio auto Byron.

Altri negozi di souvenirs precedono e seguono il candore suggestivo di alcuni muretti sovrapposti. Il grande abbigliamento BALTHAZAR, allusione, voluta o velata, al “Quartetto di Alessandria” di Lawrence Durrell. Farmacia. Bar. Noleggio moto in rima: Mike Rent a Bike. I variopinti tavolini del Gelato (sic). Altre vetrine in un tratto che un po’ mi rattrista, privo com’è di eleganza, e che prosegue con una serie di hotel dalla moderna architettura globalizzata.

Decidiamo di tentare nell’immediato retroterra del primo tratto percorso. Ascendiamo una rampa in cemento, che interrompe la fila di case. In cima troviamo – subito a destra, d’angolo – una chiesetta piatta e bianca, anteceduta da un nartece scandito in quattro archi a tutto sesto, chiusi da una ringhiera di ferro battuto con fitti ricami geometrici. Αγιά Ειρήνη, Sant’Irene (che poi vuol dire “Pace”), ci informa la guida. Sull’angolo opposto, la rosea villetta liberty, a un solo piano ma leggermente sopraelevata, del ristorante Pélagos; accanto all’ingresso è posta, di sghimbescio, una scialuppa decorativa.

Il ristorante Agios Pelagos ad Agios Nikolaos

In fondo alla viuzza di sinistra sorge un’altra chiesa, dall’intonaco giallo paglierino un po’ scrostato e con le colonne del tondo portale tinteggiate in amaranto: Άγιος Γεώργιος, San Giorgio. Oltrepassiamo il tempio, svoltando poi a destra. Ecco una taverna, le cui sedie e tavoli esterni, di legno al naturale, sono protetti da un pergolato e da gonfie chiome di alberelli. Sì, somiglia vagamente a quella che stiamo cercando, ma non è esattamente come la ricordavo, e oltretutto il nome è diverso: Cretan Taverna Embassy.

Non volendo tornare subito al lago, scantoniamo sulla dritta. Tutt’attorno, casupole eterogenee: per stato di conservazione, colore, epoca, architettura. Eppure mi sembra consistere proprio nell’intrico di questi vicoli dimessi la parte genuina di Agios Nikòlaos. Poco oltre, aldilà di un nuovo incrocio aperto verso la laguna, una massiccia ciocca di verde (bougainvillea, fico) tracima da un muretto immacolato, riversandosi sopra un portoncino blu chiaro con apposto il civico 12. Sull’architrave, la scritta AVLI. Già sappiamo che significa “cortile”: come il ristorante di Deucalione a Iràklio. In ogni caso, l’osteria non è neppure questa.

La taverna Avlì ad Agios Nikolaos

Torniamo indietro di qualche passo e, girando di fronte a una minuscola, pittoresca abitazione fucsia, dagli infissi azzurri, divalliamo allo specchio d’acqua. A destra, infilate nel corridoio stretto, ricco di piante decorative, che separa due case, notiamo una moto e una bici.

Tagliamo perpendicolarmente attraverso la fascia delle esplanadas gastronomiche e bordeggiamo la riva lungo tutto questo fianco, fino all’arcuato ponticello giapponese che, sotto un ciuffo d’alberi, scavalca una rientranza nella banchina. Da lì risaliamo verso l’interno, percorrendo una rampa in fregio ad aiuole con giochi infantili.

Agios Nikolaos: ponticello giapponese sul lago

Una via amorfa, di case anonime e di macchine in sosta. La seguiamo per qualche centinaio di metri, fino al cinema e teatro all’aria aperta Κινηματοθέατρο Χριστίνα. Christina, il medesimo nome dello yacht di Onassis. Credo fosse questa la platea dove avevamo assistito, nel 2000, all’esibizione del compositore e polistrumentista Ross Daly.

Apro il vecchio taccuino e rileggo le parole appuntate allora:

Concerto di Ross Daly. Aria alla Georges Moustaki, o alla Guidobono del nostro Centro Stampa, ma più grigio e coi capelli più lunghi. È un irlandese completamente ellenizzato, che si rivolge al pubblico in greco. Suona la lira cretese (specie di rozzo violino verticale) e una sorta di mandolino, più piccolo del nostro. Si esibisce col suo gruppo: una ragazza che sfrega anche lei, concitatamente, l’archetto sulla lira; un musicista che viene a raddoppiare il pizzicato dei mandolini; un’altra donna che fa vibrare, quasi assestandovi dei pugni, un sandouri, o forse una cetra; un percussionista seduto a terra. Fasci di luce colorata vengono proiettati contro la parete di fondo, incrociando i rossi e i gialli. Musica cretese assai elaborata. Circonvoluzioni melodiche ripetitive, intrecciate però in una concertazione complessa”.

Imboccando la prima trasversa, scendiamo nella Paleològu e torniamo verso lo stagno. Subito a sinistra (prima, passando, non l’avevamo notato), il portico, avvolto da un rigoglioso rampicante, della taverna Αουας, che inalbera un menù marino meritevole – Ψάρι, Θαλασσινά / Fish, Sea Food… – ma non è il Sarri.

Contro uno specchio di parete dell’edificio bianco e azzurro che fronteggia il ponticello, il busto, in marmo splendente, di tale Ιωσήφ Κούνδουρος (Iosìf Kùnduros). Noto che ha lo stesso cognome del personaggio effigiato nel monumento di prima. E infatti, sempre Wikipedia ci informa che ne è il padre: celebre avvocato e più volte Ministro.

Trentunesima parte – Segue

Marco Grassano
Foto di M. Ester Grassano

Didascalie:

  • L’interno della chiesetta di Sant’Attanasio
  • Le rovine con gli ailanti
  • Il ristorante Pélagos e la chiesetta di Sant’Irene
  • La taverna Avlì
  • Il ponticello giapponese sul lago
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