Le generalizzazioni sono spesso fuorvianti così come l’erba del vicino appare sempre più verde della nostra. Tuttavia c’è più di un pizzico di verità – credo – nella convinzione che al di là delle Alpi la cultura goda di miglior salute che in Italia e che le persone che se ne occupano siano più abituate (o semplicemente: siano abituate) a considerare le pubbliche relazioni una parte importante del proprio lavoro e non un fastidio a cui tentare di sottrarsi. Fatta questa doverosa (e prolissa) premessa, spero che Andrea Bignasca, direttore del prestigioso Antikenmuseum di Basilea, abbia dedicato un po’ del suo prezioso tempo a pranzare con me non solo per elvetico senso del dovere, ma anche per piacere. Quel piacere che il sottoscritto, brianzolo mediterraneo con uno sguardo d’invidia rivolto verso nord, ha provato e di cui pubblicamente ringrazia il suo ospite.
Dire che le culture s’incontrano a tavola è forse una banalità trita, pari a quella secondo cui s’incrociano in un museo, soprattutto se di storia. Ma rimangono due verità. E probabilmente il direttore Bignasca condivide con me l’opinione per cui le persone dovrebbero frequentare maggiormente i musei per conoscere meglio se stesse attraverso la conoscenza degli altri, vicini e lontani nel tempo e nello spazio.
Sedendosi al tavolino del bistrot il direttore esordisce con una battuta sul recente referendum con cui i suoi connazionali hanno approvato l’introduzione di un tetto contro l’immigrazione di massa. Confessa di vedere una mancanza di pragmatismo in questa scelta che pare trascurare i meccanismi della globalizzazione e le regole del mercato internazionale del lavoro. Si guarda intorno per salutare conoscenti e colleghi e prosegue con un sorriso aperto che me l’ha reso simpatico già al nostro primo incontro, avvenuto l’anno scorso. La prospettiva del dialogo si allarga e dopo una rapida scorsa al menu (entrambi scegliamo il risotto ai fichi: un incontro originale ma ben riuscito) la chiacchierata lambisce per un momento l’Ucraina, come l’antica Troia area strategicamente rilevante in mezzo a due superpotenze che se la contendono.
Come in tutte le chiacchierate al ristorante, gli argomenti si succedono l’uno dopo l’altro in pochi passaggi, con riprese e approfondimenti. Dall’imperialismo ateniese, passiamo a quello romano (la mostra di Augusto al Quirinale non gli è piaciuta perché vi ha riconosciuto una rappresentazione dell’imperatore ormai “datata” che tace gli enormi costi in termini di vite e risorse sostenuti per imporre la pace) e poi a quello britannico. Gli confesso che mi ha lasciato perplesso il paragone tra i calzari chiodati dei legionari romani e gli stivali dei nazisti, proposto dagli organizzatori della splendida mostra di Adriano al British Museum. Le mostre sull’antichità parlano sempre alla modernità, a noi. Ma il rischio di azzerare distanze e differenze è alto.
Attualmente Basilea è governata da una coalizione “rosso-verde” e l’Antikenmuseum da tempo si è aperto alla realtà contemporanea, non soltanto svizzera, ma internazionale. Il direttore ammette che non riceve critiche se organizza una mostra che parla dell’immigrazione, ma l’avrebbe se si limitasse a esporre dei reperti dicendo: “ecco qui gli Egizi, lì i Greci e là i Romani…”. Molti Svizzeri di seconda generazione, soprattutto se di origine balcanica, mantengono una mentalità tradizionalista; ma lo stesso vale per connazionali autoctoni che vivono in alcune zone particolarmente isolate al centro paese, legati ad ataviche tradizioni montanare, con gli uomini al lavoro e le donne a casa (peraltro con loro stesse contente di adeguarsi ai rispettivi ruoli). A sua volta mi chiede del nuovo governo Renzi che, all’estero come in patria, agli inizi ha fatto parlare di sé per la presenza di molte donne e per un’età media dei ministri insolitamente bassa (per noi). Racconta che un politico svizzero ha espresso il desiderio di continuare a occuparsi dei mestieri domestici nel giorno della settimana in cui è abituato a farli. Da una parte ha ricevuto elogi: “ecco un politico moderno, che fa la sua parte in casa!”. Dall’altra è stato subissato di critiche: “dovrebbe occuparsi del bene comune sette giorni alla settimana, altro che pensare ai suoi mestieri!”.
A fine pranzo mi anticipa i temi delle prossime mostre: all’inizio di giugno inaugurerà Roma eterna, una carrellata su due millenni di scultura romana raccontati con un’ottantina di pezzi in prestito dalle collezioni Santarelli e Zeri (già esposta nel 2012 alla Fondazione Roma Museo di Roma), mentre a settembre aprirà i battenti una mostra dedicata ai fiori nell’antico Egitto che illustrerà il gioioso aldilà in cui confidavano i faraoni e i loro sudditi, molto diverso da quello di tenebre e noia concepito dai Greci. Ma le divergenze su temi ultramondani non impedivano ai due popoli una reciproca curiosità.
Saul Stucchi
Antikenmuseum Basel
St. Alban-Graben 5
Basilea (Svizzera)
PROSSIME MOSTRE
Roma eterna
Dal 5 giugno al 16 novembre 2014
Il regno dei fiori.
Rinascita nelle tombe dei faraoni
Dal 3 settembre 2014 al 1° febbraio 2015
Informazioni:
www.antikenmuseumbasel.ch
Informazioni sulla Svizzera:
http://www.myswitzerland.com/it