Ieri sera, nel Chiostro di San Francesco del Palazzo di Città di Ostuni (BR), per il penultimo appuntamento del ciclo Un’emozione chiamata libro – XVII edizione della manifestazione – la giornalista e scrittrice Concita De Gregorio ha parlato del suo ultimo libro Io vi maledico (Einaudi).
Dopo il saluto del sindaco, Domenico Tanzarella, la curatrice Anna Maria Mori ha introdotto l’ospite dicendo che il libro le somiglia perché coniuga ragione e sentimento. Parla – tra le altre cose – del lavoro, o meglio della sua mancanza, della rabbia (debole), del fenomeno nuovo della rabbia dei bambini. E proprio da quest’ultimo tema è iniziato il dialogo con la De Gregorio che ha preso le mosse dal decreto varato in giornata dal governo. “Inasprire le pene non serve”, ha detto, spiegando che il problema è di natura culturale e nella cultura va cercata la soluzione, partendo proprio dai bambini. “Poveretti quelli che fanno sfoggio di cinismo, devono aver avuto un’infanzia terribile!”. La ragione da sola non porta da nessuna parte: l’unico deterrente è lo sguardo degli altri. Noi invece siamo figli di una cultura condiscendente, se non connivente, che giustifica e perdona tutto in una permanente e generalizzata amnistia.
La giornalista ha poi affrontato il tema della morte della responsabilità politica e culturale, partendo dal caso dell’Ilva di Taranto, per poi tornare a quello della rabbia nei bambini, tanto affascinati dal supereroe Hulk: un tontolone che quando si arrabbia diventa verde e perde il lume della ragione. Il nostro Paese ha disinvestito nell’educazione e i risultati – devastanti – sono sotto gli occhi di tutti. Manca l’educazione alla sconfitta e per ogni fallimento si trova una giustificazione che liberi tutti dalla responsabilità. Arrivando (scendendo) a paradossi tra il ridicolo e il grottesco: in uno dei suoi figlioli, piuttosto pigro con lo studio, l’insegnate ha riscontrato i sintomi di una nuova malattia ormai epidemica nelle scuole italiane: la dismemoria, ovvero l’improvviso vuoto di memoria che si manifesta nell’avvicinarsi alla cattedra per l’interrogazione. All’insegnante non è venuto in mente (o più probabilmente ha preferito evitare il problema) che si trattasse semplicemente di pigrizia.
Non si tratta di “fare la moralina”, come le dicono i suoi figli, ma semplicemente di guardare in faccia la realtà con onestà per assumersi ciascuno il proprio carico di responsabilità, incanalando la rabbia – sacrosanta e benefica – perché si generi un cambiamento di segno positivo.
L’ultimo incontro del ciclo si terrà domenica 11 agosto, sempre alle ore 21.00, con lo scrittore Luca Bianchini, autore del romanzo Io che amo solo te (Mondadori).
Saul Stucchi
Informazioni: www.comune.ostuni.br.it