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Voi siete qui: Biblioteca » A Natale? Il teatro di Bene, le Anime baltiche e la Festa della Kennedy

17 Dicembre 2014

A Natale? Il teatro di Bene, le Anime baltiche e la Festa della Kennedy

Anche quest’anno, prima di acquistare un libro quale che sia per regalarlo a Natale, proviamo a suggerirvi qualche titolo pensato con cognizione di causa fuori dai clamori giornalistici.

AnimebaltichePartiamo da Jan Brokken. Avevamo conosciuto lo scrittore olandese come autore di una specie di biografia non troppo romanzata del pianista russo Youri Egorov, Nella casa del pianista. Ora, sempre per Iperborea è in libreria Anime baltiche, bellissimo libro che sembrerebbe confermare la vocazione dell’autore per un genere ibrido che rilegge biografie di un qualche peso con l’agio di una narrazione accattivante. In realtà c’è di più, c’è un intero mondo al lettore italiano abbastanza sconosciuto, quello di paesi come la Lituania, l’Estonia o la Lettonia – terre di vessazioni e tragedie terribili scritte, per esempio, dai due maggiori totalitarismi del secolo scorso – attraverso personalità di spicco della loro storia (al punto di essere diventate figure significative della cultura europea e non solo). Storie di fughe perlopiù: dal cineasta lettone Sergej Michajlovič Ėjzenštejn allo scrittore lituano Romain Gary, a Soutine, altro originario della Lituania, alla filosofa Hannah Arendt, al grande Mark Rothko. E nomi molto meno noti: per restare nell’ambito della pittura per esempio il mirabile Čiurlionis (artista attratto dallo zodiaco e da misterioso simbolismo esoterico), che Brokken ricorda però qui solo come musicista. Come Arvo Pärt, estone da chi scrive amatissimo e molto più fortunato dell’altro. Anime baltiche è anche un libro di città bellissime e tormentate (Vilnius appariva ad Alfred Döblin come una sorta di Gerusalemme, Riga – per tacere dell’interessante tradizione musicale – e le sue meraviglie Jugendstil, costituisce anche il campo di battaglia di uno scontro particolare, fra Ėjzenštejn rivoluzionario e il padre architetto reazionario); di ebrei e dunque di diaspore e carri armati. Non che fossero solo regimi esterni a fare strame di quelle popolazioni: tanto per dire, prima i baroni baltici facevano il bello e cattivo tempo, la servitù della gleba sfondava il confine ottocentesco. Le storie si intrecciano in un mosaico di convivenze complicate, individuali e collettive, assolutamente degne di essere conosciute.

kennedy-festaIl secondo libro è La festa, un romanzo di Margaret Kennedy, scrittrice inglese (1896-1967) forse più nota in Italia per un altro libro, Tessa la ninfa fedele. La Kennedy scrive qui una storia ambientata nell’immediato dopoguerra, in Cornovaglia, scenario che fa da sfondo allo strano caso di una frana che cancella un albergo e i suoi avventori dalla faccia della terra. Il libro si apre con due ecclesiastici sufficientemente eccentrici come è inevitabile quando ci troviamo in terra inglese (ricordiamo la lezione di un americano, Henry Miller, che se ne intendeva). Uno dei due deve preparare l’omelia per quei decessi. E di lì si avviluppa con un percorso tutt’altro che lineare una trama nervosa quanto ironica di fatti e psicologie capziose e sibilline. Il clima natalizio, se si riesce a custodirne il raccoglimento e a evitare l’invasione di parenti, gli si addice (il libro è tradotto per le edizioni Astoria da Bruna Mora).

CarmeloBeneTeatro copiaInfine un nome assoluto della scena novecentesca, Carmelo Bene, in un libretto-dvd uscito da Marsilio Che cos’è il Teatro?! La lezione di un genio a cura di Rino Maenza. Il ciclo di lezioni tenute da Bene al Palazzo delle Esposizioni di Roma rappresenta un po’ una sintesi in prima persona non tanto del proprio lavoro quando della sua (non) idea di teatro. Tutti parlano di teatro – diceva – in una confusione generalizzata, che fraintende (anche di proposito) il termine con l’ intrattenimento, lo spettacolo. Antitesi a suo avviso irriducibile, come il buffo che nulla ha da spartire con il comico,  laddove il teatro è propriamente definibile solo come un luogo fisico e in definitiva come un invisibile. Bene col noto sarcasmo irride “gli addetti al teatro”, i “decapitati” che credono di parlarne. Misconoscendo l’equivoco del testo, il teatro soffoca in una poliziesca autocensura rafforzata da quella figura sinistra che si chiama critico – tristo figuro secondo lezione nicciana. Lo spettatore ne è orientato e tutto si consuma nella “rappresentazione”, nella presunzione di “integralità” di un testo che in quanto tale è già morto figurarsi tradotto e “interpretato”. Lo stesso Artaud si salva a metà perché il disturbo e l’abbandono (vere chiavi di volta) convivono con un residuo metafisico che per Bene andava disgregato. Come l’intervento dello Stato, “la scoreggia drammatica di Stato” che non può non acuire un regime di servitù dell’arte scenica. Diremmo, una lezione tutt’altro che esaurita.
Michele Lupo

Jan Brokken
Anime baltiche
Traduzione di C. Cozzi e Claudia Di Palermo
Iperborea
512 pagine, 19,50 €

Margaret Kennedy
La festa
Traduzione di Bruna Mora
Astoria
336 pagine, 17 €

Carmelo Bene
Cos’è il teatro?! La lezione di un genio. Con DVD
A cura di Rino Maenza
Marsilio
107 pagine, 16,50 €

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