
Ieri pomeriggio si è tenuto alla Biblioteca di Mezzago (MB) il secondo incontro del ciclo Parole di Fiumi, organizzato dall’Associazione Amici della Biblioteca in collaborazione con ALIBI Online. Il giornalista e scrittore Stefano Paolo Giussani (autore del romanzo L’ultima onda del lago, edito da Bellavite) ha raccontato il suo fiume Adda (a proposito: trovo su internet la conferma di quanto sostenevo ieri sera nella chiacchierata post incontro. Il nome del fiume, come succede anche per il Piave – lo ricorda sempre Paolo Rumiz -, può essere interpretato in entrambi i generi. Io personalmente mi riferisco sempre al fiume con il genere femminile, mentre Giussani usava ieri il maschile).
Nonostante gli ostacoli di una strumentazione tecnica assolutamente inadeguata (per la quale come organizzatore chiedo pubblicamente scusa all’ospite e al pubblico intervenuto all’incontro), Giussani ha saputo calamitare l’attenzione dei presenti con un racconto dettagliato, preciso e ricco di aneddoti storici che ha dimostrato quello che troppo spesso dimentichiamo: la superiorità della parola su ogni altra forma di comunicazione. In due ore ha percorso l’intero cammino del fiume (il più lungo del continente a scorrere completamente all’interno di una sola regione), 313 chilometri che si distendono attraversando una ricchezza di paesaggi senza confronti: dalle stelle alpine agli ulivi.

Antichi centri ricchi di storia; avamposti militari; tappe di itinerari eno-gastronomici che nulla hanno da invidiare ai percorsi toscani; versanti solivi, coltivati e densamente abitati opposti a versanti bui e selvaggi; chiese, chiesette, santuari e abbazie, grani di un complesso rosario posto a difesa del cattolicesimo romano contro la calata del calvinismo, come forti e castelli furono costruiti per il controllo del territorio, a cominciare dal tratto di fiume antistante (per finire, spesso, smontati sasso per sasso, mattone per mattone, in seguito alla sconfitta del signorotto locale).
Il territorio straordinariamente vario della Lombardia (regione in cui – vale la pena ricordarlo, ha tenuto a sottolineare Giussani – un metro su cinque è protetto da una qualche forma di tutela ambientale) ha impressionato il sommo Leonardo, più “lombardo” che toscano e francese. Molte sue opere, a cominciare dalle varie versioni della Vergine delle rocce hanno fotografato il paesaggio lombardo toccato dall’Adda.
Dalla Val Alpisella a Castelnuovo Bocca d’Adda, dove conferisce le sue acque al Po, l’Adda attraversa paesaggi magici che meritano di essere scoperti (o riscoperti da chi ha perso l’antica confidenza con il fiume) con una passeggiata in bici o a piedi. ALIBI tornerà a parlarne.
Saul Stucchi
Foto di Fiorenzo Mandelli (in alto) e di Stefano P. Giussani (in basso).
PAROLE DI FIUMI
Prossimo incontro: 11 maggio 2013
“Ciar cum’è l’acqua del Lamber – Chiaro come l’acqua del Lambro”
Con Elena Maggioni e Hulda Federica Orrù
– La mostra fotografica 7 GIORNI IN TIBER di Piera Biffi ed Enrico Giudicianni rimarrà aperta fino al 27 aprile.