Un secolo prima di Instagram e della moda del “selfie” la fotografia non era per tutti. Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento si faceva strada nel mondo, cercando di affrancarsi dalla pittura. La mostra Gerusalemme fotografata, attualmente in corso (fino al prossimo primo giugno) nell’Ala Est del Museo Cantonale d’Arte di Lugano, squaderna novanta immagini selezionate dal fondo antico della fototeca dell’École biblique et archéologique française di Gerusalemme, ricco di oltre 18 mila immagini!
Non si tratta di scatti realizzati con finalità estetiche o come souvenirs. Avevano uno scopo puramente pratico e più precisamente didattico: servivano infatti per corredare i testi delle pubblicazioni scientifiche (come la Revue Biblique) o divulgative. Dovevano dunque essere oggettivi e “neutri”; documentare, non emozionare. Ma a distanza di un secolo la situazione si è capovolta. Se ancora possono essere osservati e studiati come fonti documentarie, ora soprattutto emozionano, grazie al fascino d’antichità che emanano.
La prima cosa che si nota nelle foto è l’assenza delle masse di turisti in pantaloncini, anche se l’homo turisticus era già stato scoperto. Robert Byron racconta con amarezza di essere stato definito “turista” da una guida di Baalbek, in Libano. Correva l’anno 1933. Lui stesso lo racconta ne La via per l’Oxiana, tradotto in italiano da Adelphi. Ma nella maggior parte degli scatti le uniche presenze umane immortalate sono persone del luogo, messe in posa per servire da termini di paragone per gli edifici alle loro spalle. Per il resto Gerusalemme più che Santa sembra una città fantasma, in cui il sole del Vicino Oriente con i suoi forti contrasti chiaroscurali trasforma i panorami in paesaggi lunari.
Ma ci sono anche foto di gruppo a ricordare i “pellegrinaggi di penitenza”, con le signore vestite alla Downton Abbey, con tanto di cappello, guanti e ombrellino; foto di dettagli architettonici; testimonianze di ritrovamenti archeologici, come quelli nelle grotte di Qumran, e di eventi storici: il 31 dicembre 1913 atterrava a Gerusalemme il primo aereo. Attorno al monoplano – francese, ça va sans dire – si radunò una folla variopinta ed entusiasta che qualche giorno dopo salutò il decollo del velivolo. Era finita un’epoca e se ne apriva un’altra.
PS: durante la presentazione stampa della mostra, avvenuta nell’aula del Consiglio Comunale, ho avuto la fortuna di sedere accanto a Mario Botta, con cui ho scambiato qualche parola. Ha sfogliato il catalogo, realizzato nel formato dei carnets de voyage, e l’ha portato al naso per assaporare il profumo delle pagine. “Questo il suo tablet non potrà mai farlo”, mi ha detto poi sorridendo. Non ne sono sicuro, architetto. Tempo al tempo… I padri dell’École biblique si immaginavano che un secolo dopo di loro sarebbe stato possibile scattare fotografie con un telefono da taschino?
Saul Stucchi
Padre Raphaël Savignac
Gerusalemme, la Cupola della Roccia
1923, autocromia
Fototeca dell’École biblique et archéologique française di Gerusalemme
© Couvent dominicain de St. Étienne de Jérusalem
Padre Pierre Benoit
Gerusalemme, La basilica del Santo Sepolcro dopo il terremoto del 1927
1932 circa, stampa a getto d’inchiostro da negativo originale
Fototeca dell’École biblique et archéologique française di Gerusalemme
© Couvent dominicain de St. Étienne de Jérusalem
Padre Pierre Benoit
Gerusalemme, Spianata delle Moschee
1935 circa, stampa a getto d’inchiostro da negativo originale
Fototeca dell’École biblique et archéologique française di Gerusalemme
© Couvent dominicain de St. Étienne de Jérusalem
GERUSALEMME FOTOGRAFATA
11 aprile – 1° giugno 2014
Museo Cantonale d’Arte
via Canova 10
Lugano (Svizzera)
Informazioni:
www.museo-cantonale-arte.ch
Orari:
martedì 14.00-17.00
mercoledì – domenica 10.00 – 17.00
chiuso il lunedì
Entrata gratuita