
Il prossimo agosto ricorrerà il bimillenario della morte di Ottaviano, passato alla storia con l’appellativo onorifico di Augusto riconosciutogli dal Senato nel 27 a.C., il primo imperatore di Roma. Un’occasione che l’Urbe non poteva certo lasciar passare senza un’adeguata commemorazione. La mostra allestita alle Scuderie del Quirinale, visitabile fino al 9 febbraio 2014, più che un omaggio a un uomo politico scaltro, privo di scrupoli e dalla personalità indecifrabile che ha trasformato il volto della città, è un maestoso album da “sfogliare” pezzo dopo pezzo.
Già la prima impressione è significativa: dopo aver osservato con un po’ di timore reverenziale il colosso dal teatro di Arles e la Livia come orante lì accanto, lasciando correre lo sguardo verso la sala successiva si rimane folgorati dall’affollamento di teste e busti sapientemente disposti in una struttura curvilinea che elimina il rischio di una noiosa parata. Sono i Romani, almeno quelli ricchi e potenti, di duemila anni fa e l’allestimento li mette in contatto diretto con noi visitatori che ne osserviamo da vicino occhi, labbra, capelli e rughe. Ad aprire la schiera è naturalmente il protagonista, nelle forme dell’ancora giovane Ottaviano: la statua equestre in bronzo (quello che ne rimane) è stata ripescata nell’Egeo. Accanto a lui il padre adottivo Giulio Cesare, poi Pompeo e Licinio Crasso e via via Druso Maggiore, Tiberio, Marcello, Agrippa, Lucio e Gaio Cesari. Soltanto tre sono le presenze femminili: la moglie Livia (con due busti), la figlia Giulia e la sorella Ottavia Minore, moglie di Marco Antonio.

Il consiglio è di ripassare l’intricata genealogia dei Giulio-Claudii prima di visitare la mostra, dove comunque è esposto l’albero genealogico di famiglia, Who’s who della Roma caput mundi a cavallo tra due ere. Appassionato frequentatore delle sale del Louvre, chi scrive ha riconosciuto al volo la splendida testa di Agrippa dallo sguardo accigliato e si è soffermato a lungo davanti ai ritratti di Ottaviano – Augusto, memore delle informazioni fornite dalla scheda di sala del museo parigino. Osservate con attenzione la pettinatura perché è in base ad essa che gli storici dell’arte individuano i vari tipi di ritratti ufficiali e li datano.
C’è posto anche per una presunta Cleopatra VII, messa faccia a faccia con l’uomo che la sconfisse nelle acque di Azio, anche se l’assenza del diadema fa propendere per l’identificazione con un’anonima nobildonna del suo entourage: ma alla regina d’Egitto è dedicata in contemporanea un’intera mostra al Chiostro del Bramante. Ne racconteremo a breve. A richiamare il raffinato mondo alessandrino, contro cui si scagliò con durezza la propaganda augustea (lo scontro di civiltà non nasceva allora, essendo già vecchio di secoli, ma in quell’occasione viveva uno dei momenti più intensi, ché la polarizzazione era funzionale agli interessi di Augusto, in difficoltà nel giustificare con i mezzi della legalità il potere di cui disponeva…) c’è una granchio in bronzo che sosteneva con altri “fratelli” l’obelisco ora a Central Park, a New York. Una piccola mostra al Metropolitan Museum è dedicata a questo “ago di Cleopatra” che in realtà fu realizzato sotto il regno di Thutmose III.
Tra i pezzi più belli va annoverata senza dubbio la splendida Testa di Ulisse da Sperlonga, posta accanto a quella di un Sileno o Centauro, dai Musei Capitolini. L’espressione è simile: la bocca socchiusa, il capo reclinato, la barba e la capigliatura in forte chiaroscuro. L’Augusto di Prima Porta, prestato dai Musei Vaticani, figura su tutti i libri di storia e i manuali di storia dell’arte. È la statua più celebre di Augusto e non poteva mancare. Le fanno corona monete, cammei (come il superbo “Augusto Carpegna” con montatura realizzata nel 1785 da Valadier), intagli, lastre, antefisse. Molto interessante la storia del ritratto bronzeo rinvenuto nell’antica città nubiana di Meroe: venne sepolto intenzionalmente sotto il pavimento di un edificio templare le cui pareti erano decorate con raffigurazioni di re locali e di prigionieri romani, in modo che i fedeli calpestassero simbolicamente l’imperatore di Roma. È l’altra faccia della medaglia della propaganda imperiale, ben testimoniata dal gruppo statuario proveniente dalla basilica di Corinto: la città greca si adeguava al nuovo corso proclamando la propria fedeltà al princeps e ai suoi eredi, Gaio e Lucio Cesari che sarebbero però morti prematuramente di lì a poco.
Confrontando tra loro i vari ritratti di Ottaviano – Augusto si nota una progressiva opera di ringiovanimento, con lo scivolamento dal realismo all’idealizzazione: il detentore del potere assoluto voleva dare di sé un’idea ben precisa (rimandiamo al fondamentale saggio Augusto e il potere delle immagini di Paul Zanker).
Al piano superiore il percorso prosegue con una sezione dedicata agli dei protettori di Augusto e un’altra riservata a illustrare il tema della venuta di una nuova età dell’oro, centrale nell’ideologia augustea (non molti anni fa al liceo si studiava la quarta ecloga delle Bucoliche di Virgilio; ora chissà…). Ma come nella prima parte la selva di ritratti attrae come una calamita i visitatori, così nella seconda l’attenzione viene rivolta soprattutto al tesoro di Boscoreale, squadernato in teche che ne restituiscono appieno l’incredibile valore, non sufficientemente messo in luce dall’attuale esposizione al Louvre. Sotto Augusto la domus diventa un palcoscenico in cui esibire un lusso sfrenato e raffinatissimo: ammirate i due tripodi, uno con braciere decorato con satiri itifallici (da Pompei), l’altro pieghevole con bacile (da Nocera). Ma soprattutto le quattro coppe d’argento, due dal Louvre, con scene di sottomissione ed obbedienza di barbari ad Augusto e due da Copenaghen, con scene dei miti di Achille e Filottete. E poi il resto del corredo: coppe, coppette, patere, piatti, brocchette, vassoi, attingitoi, braccialetti… Stupendi anche i vetri, come il balsamario a forma di colomba, in vetro soffiato blu e il pannello in vetro-cammeo, prestato dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Dallo splendido Museo Romano di Mérida arriva invece il gruppo scultoreo di Enea, Anchise e Ascanio.
Impressioni finali? Quella alle Scuderie del Quirinale non è una mostra “rivoluzionaria” nell’impianto e nell’allestimento, anzi appare piuttosto conservatrice. Ma ha il pregio di mettere insieme pezzi molto belli, di cui alcuni davvero spettacolari, evitando con sapienza l’accumulo che appesantisce la visita, mentre i pannelli esplicativi sono forse un po’ troppo stringati. La mostra andrà a Parigi, dove è prevedibile che farà – meritatamente – faville. Alla faccia di Asterix.
Saul Stucchi
Didascalie:
Statua togata di Augusto capite velato come Pontefice Massimo (da via Labicana)
marmo cm 217 h (particolare)
Roma, Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo alle Terme
Cammeo con l’imperatrice Livia velata accanto ad un altro personaggio della famiglia imperiale (Augusto?)
Roma, Musei Capitolini, Medagliere Capitolino
Archivio Fotografico dei Musei Capitolini
Statua togata di Augusto capite velato come Pontefice Massimo (da via Labicana) marmo cm 217 h
Roma, Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo alle Terme
Statua loricata di Augusto, cd. Augusto di Prima Porta
20 d.C.
Musei Vaticani, Città del Vaticano
© Archivio fotografico Musei Vaticani © Governatorato dello Stato della Città del Vaticano
AUGUSTO
Dal 18 ottobre 2013 al 9 febbraio 2014
Scuderie del Quirinale
Via XXIV Maggio 16
Roma
Orari: domenica – giovedì 10.00 – 20.00; venerdì e sabato 10.00 – 22.30
Non si effettua chiusura settimanale. La biglietteria chiude un’ora prima.
Biglietti: intero 12 €; ridotto 9,50 €
Informazioni e prenotazioni:
Tel. 06.39967500
www.scuderiequirinale.it
Catalogo: Electa