In che cosa consiste la felicità?
È un concetto ricercato, studiato ed esplorato nelle peculiarità più intime e nei significati più remoti: etimologia, analisi, pensieri filosofici e tanto altro. In realtà ci troviamo di fronte a uno stato d’animo soggettivo dettato da una quantità indefinita di emozioni o sensazioni che fanno parte della vita quotidiana. Alcuni identificano la felicità nel potere, altri nel denaro, altri ancora nella grandiosità della conoscenza.
Perché si rincorre la felicità?
Christophe André, scrittore e psicanalista è stato in grado di racchiuderla in “poco spazio”, semplicemente citando e illustrando venticinque opere di grandi pittori. Dell’arte della felicità, edito da Corbaccio, racchiude i segreti di una nozione fuori dai tempi. L’arte è sempre stata fonte e forma indiscussa di rappresentazione, visione di realtà spesse volte fuori da schemi e canoni oramai consunti dalla storicità delle epoche.
[codice-adsense-float]Grazie a questa grande maestra André apre un percorso che, volutamente, assume le forme simboliche della nostra esistenza scandita dal mattino, dal mezzogiorno, dalla sera e dalla notte per poi ritornare all’alba. Perché si rincorre la felicità? Cosa ci spinge verso questo innato bisogno, considerato da tutti come condizione indispensabile dell’essere umano, come elemento guida verso le manifestazioni dell’uomo che, dall’interno si palesano verso il mondo esterno in diverse maniere? In realtà molti degli artisti presi come esempio da Christophe André non furono felici.
Ne è una prova lo stesso Van Gogh, il pittore della follia, delle stelle che occupano il cielo in un vortice senza sosta. Da qui si parte, da qui viene chiaramente delineata la rivelazione che, la felicità, si può esprimere nei fiori bianchi di un mandorlo o nell’azzurro intenso degli iris. La carrellata dei pittori tocca Vermeer per arrivare all’assolato Monet, tutti uniti dal filo conduttore della felicità espressa e conosciuta attraverso le loro mani, i loro colori, la loro vita più o meno intensa, i loro tumultuosi stati d’animo che rendono un artista tale sia che dipinga il sapore della felicità come Fragonard, sia che dipinga il gelo e il freddo della mente come Munch.

Attraverso la lettura di quest’opera si riconosce come la felicità si mescoli all’esigenza innata di ogni uomo di possederla. La si ricerca a volte spontaneamente, a volte la si richiede con forza, si desidera ardentemente, si vuole rubare l’attimo di massima intensità per farlo proprio. Ci si ferma come Friedrich di fronte alla grandiosità del mare, del cielo e del sentimento dell’amore raffigurato nella tela Sul veliero; oppure si lotta nella solitudine colorata e silenziosa delle opere di Gauguin. In fondo a tutto, come scrive Victor Hugo e come riporta lo stesso André commentando la Donna vestita di rosso “la malinconia è la felicità di essere tristi”.
La vita corre in questo modo, in queste venticinque opere che divengono, un’altra volta, lo specchio non solo dell’animo dell’artista, ma anche immagine del percorso simbolico che ogni essere vivente racchiude nella propria condizione. Forse attimi guardati troppo spesso con indifferenza; forse condizioni eterne che si uniscono alla materialità. Istanti che si rincorrono come le stagioni; il desiderio di cercare la felicità, la tristezza della solitudine, la sorpresa nel rendersi conto di possederla inconsciamente, la bramosia di tenerla per sempre. A volte basta guardare un prato, un fiore, basta donare il perdono al prossimo, basta guardare un mandorlo in fiore dalla finestra di un manicomio.
Maddalena Baldini
Christophe André
- Dell’arte della felicità. 25 quadri, 25 modi per conoscere la felicità
- Corbaccio, 2007
- 174 pagg., 20,00 €