Il Macbeth di Shakespeare è la tragedia della follia. Nella prima parte del dramma i coniugi protagonisti perdono la ragione sconvolti dalla sete di potere, mentre nella seconda scendono rapidamente – in un vortice irrefrenabile – i gradini che li portano dritti alla catastrofe: il potere che tanto hanno agognato si rivela una maledizione che moltiplica gli affanni e le angosce invece di placare l’ambizione.
La versione che ho visto pochi giorni fa alle Limone Fonderie Teatrali di Moncalieri è stata il mio secondo Macbeth di quest’anno. Nel primo, messo in scena al Teatro Libero di Milano, il regista Corrado d’Elia ha puntato molto sull’aspetto magico del testo shakespeariano, esaltandone i toni gotici (ricorrendo per esempio a una colonna sonora molto dark, con tanto di brano cantato dal “reverendo” Marylin Manson…). La scenografia era particolarmente cupa e i protagonisti si muovevano come rapiti in un demoniaco sabba.
Diversa è stata la scelta del regista Staffan Valdemar Holm per il suo Macbeth ideato per il Kungliga Dramatiska Teatern di Stoccolma, ospitato il 2 e 3 novembre scorsi appunto alle Fonderie Teatrali di Moncalieri all’interno della sedicesima edizione della rassegna UTEFEST (Festival dell’Unione dei Teatri d’Europa). L’organizzazione della lodevole iniziativa – dedicata quest’anno a Giorgio Strehler che è stato il fondatore dell’UTE, e ai 60 anni del Piccolo Teatro di Milano – è stata della Fondazione del Teatro Stabile di Torino.
Ma torniamo al dramma. I personaggi, tutti maschili con la sola eccezione di Lady Macbeth e di una cantante nella parte finale, indossavano l’uniforme militare, a evidenziare l’aspetto guerresco e maschile della tragedia. Anche in questa versione (recitata ovviamente in lingua svedese), è Lady Macbeth a giocare il ruolo predominante nella coppia infernale: è infatti alla sua determinazione che si deve il piano di assassinare il re, ospite del loro castello. Nella scena del ricevimento a palazzo, il suo vestito rosso poteva apparire come un sinistro preannuncio del sangue che sarebbe scorso nella notte, a compimento di un tradimento doppiamente ripugnante, in quanto re Duncan era ospite e benefattore di Macbeth.
Le prove più convincenti mi sono parse quelle di Lady Macbeth e del servitore, bravissimo – e apprezzato dal pubblico – nell’alternare toni profondamente drammatici (a lui è riservata la parte delle ultime profezie che il testo affida alle streghe, mentre quelle che aprono la tragedia sono affidate ai cadaveri dei soldati morti, stesi su un lettino da infermeria – e questa mi è sembrata la scelta meno felice) a toni invece comici e perfino burleschi.
Molto belle sono state le scene del ballo a palazzo e della cena, in cui Macbeth rivela ai commensali i segni della follia che ormai si è impossessata di lui. Soprattutto qui si sono appalesate le doti drammatiche di Reine Brynolfsson, il protagonista.
Segnalo che il regista è salito sul palco prima dell’inizio dello spettacolo per scusarsi delle pause tecniche necessarie agli spostamenti in scena, dovute alla differenza del palcoscenico piemontese rispetto a quello svedese. In realtà le pause sono state molto brevi e non hanno compromesso la concentrazione degli spettatori che invece è stata inevitabilmente indebolita dalla posizione molto alta dello schermo con i sopratitoli in italiano. All’uscita dalla sala, infatti, la maggior parte dei commenti riguardava la difficoltà di seguire gli attori e nel contempo tentare di leggere la traduzione italiana.
Saul Stucchi
Ecco come prosegue il programma dell’UteFest:
Teatro Astra – dal 13/11/2007 al 14/11/2007
THE CHANGELING (GLI INCOSTANTI)
Cavallerizza Reale/ Maneggio – dal 13/11/2007 al 14/11/2007
MEDEA
Limone Fonderie Teatrali Moncalieri/ Sala grande – dal 14/11/2007 al 15/11/2007
VESTIRE GLI IGNUDI
Cavallerizza Reale/ Maneggio – dal 17/11/2007 al 18/11/2007
VENERDI’ LUNGO (LONG FRIDAY)
Teatro Astra – dal 23/11/2007 al 25/11/2007
DOSSIER IFIGENIA
Teatro Grande Valdocco – dal 24/11/2007 al 25/11/2007
PECCATO FOSSE PUTTANA
Info: www.teatrostabiletorino.it