Tutto sommato il diavolo non è così brutto come lo si dipinge. Almeno non lo è il suo ministro Mefistofele. Quest’ultimo apparirà infatti come un buon diavolo agli spettatori del “Faust”, in scena al Teatro Arsenale di Milano fino al 20 di aprile. È elegante, spigliato, simpatico e in fondo non fa altro che il suo mestiere, quello di piazzista.

Vende i propri servizi in cambio dell’anima e Faust non sa che farsene – adesso – della sua anima. Ha letto tutti i libri, ha esplorato tutti i campi dello scibile umano ed è rimasto deluso, la sua sete di conoscenza è inappagata. La medicina non insegna altro che ottenere la sanità dei corpi, mentre il diritto si occupa di quisquilie da bottegai (ecco a cosa si riduce il codice di Giustiniano), tanto vale tornare alla teologia! La sua insoddisfazione è pari alla superbia: lo stesso peccato che ha dannato Lucifero e l’ha fatto precipitare dal regno dei cieli.
La negromanzia e la capacità di risuscitare i morti darebbero invece a Faust un potere senza limiti e un riconoscimento imperituro. Privo di scrupoli e dimentico degli insegnamenti della teologia, il dottore tedesco pronunciata la maledetta formula di rito che fa immediatamente apparire Mefistofele. È un diavoletto di bianco vestito, ricci curati e un sorriso dilatato a smorfia dal rossetto. Non pare per nulla pericoloso. È arrivato puntuale per soddisfare tutte le richieste del superbo dottore. Gli fa balenare la possibilità di placare la sete di conoscenza, fornendogli la chiave di tutti i misteri del cosmo, racchiusi in un CD…

A intramezzare la trattativa tra i due protagonisti del dramma (che ha molte sfumature comiche) compare in scena una coppia di buffoni che rendono omaggio al cabaret milanese di Cochi e Renato (con l’imperitura canzoncina “Puli puli pu fa il tacchino”…). Ma non sono gli unici a cantare. Anche Mefistofele si abbandona a intonare “Insieme a te non ci sto più”, come la Vanoni.
Confesso, tra parentesi, che mi è capitato di sentire alla radio questa canzone e di aver pensato immediatamente allo spettacolo visto all’Arsenale: d’ora in poi l’abbinamento sarà automatico! Faust invece si scatena sulle note “Sympathy for the Devil” dei Rolling Stones. Sono forse scorciatoie un po’ facili per catturare l’attenzione del pubblico, ma sono di sicuro effetto. E che dire della sensuale Anastasia che si dimena come una menade invasata dal demonio? Nell’economia del dramma non ottiene altro che il disgusto del dottore (“quos vult perdere, Deus prius dementat”, si potrebbe commentare…).
Trascorsi i ventiquattro anni concordati nel contratto, Mefistofele viene a prendersi l’anima di Faust: carta canta! Al dottore non resta che disperarsi e invocare la pietà divina.
Paolo Andreoni è il bravissimo Mefistofele, Fabio Banfo dà corpo (e anima, è il caso di dire) all’angosciato e angoscioso Faust.
Saul Stucchi
FAUST
di Christopher Marlowe
fino al 20 aprile
- Regia di Andrea Maria Brunetti
- Con Fabio Banfo, Paolo Andreoni, Davide Stecconi, Andrea Dezi, Roberto Testa, Nastja Zagorskaya
- Musiche di Davide Terrile, Andrea Maria Brunetti
Teatro Arsenale
Via C. Correnti 11
Milano
Orari: feriali ore 21,15; domenica ore 16,30; lunedì riposo
Biglietti: intero € 16,00; ridotto € 12,00
Info e prenotazioni: tel. 02.8375896
www.teatroarsenale.org