Quando lo spettacolo Sushidio volgeva al termine, l’altra sera a Milano, mi sono tornate in mente due storie molto diverse tra loro, prodotte da due universi culturali sideralmente lontani, nel tempo e nello spazio. La prima è la vicenda raccontata nel film Eyes Wide Shut di Kubrick, ispirato al libro Doppio Sogno di Schnitzler. Diversamente dal racconto, il film si chiude con una frase secca che la protagonista, interpretata da Nicole Kidman, rivolge al marito: “Dobbiamo fare più sesso” (ma la frase è più cruda). Fa da sigillo a una storia contorta di passione, tradimenti sognati, noia e solitudine borghesi.
La seconda è la storia dei fratelli argivi Cleobi e Bitone, narrata da Erodoto. I due avevano obbedito solleciti alla richiesta della madre che desiderava essere condotta al tempio della dea Era. Non trovandosi più i buoi, i fratelli si erano presi sulle spalle le stanghe del carro e avevano portato a destinazione la madre. Lei chiese alla dea che la loro devozione venisse contraccambiata con il premio della sorte migliore per l’uomo e la sua preghiera fu esaudita: addormentatisi la sera, i due non si svegliarono più, passando direttamente dal sonno alla morte.
Pensavo a queste due storie mentre assistevo a Sushidio, uno spettacolo senza dubbio originale, al cui centro stanno la vita di coppia e i problemi che la contraddistinguono nella sua evoluzione. Il tempo e gli inevitabili cambiamenti che lo accompagnano sospingono spesso i partner verso una scala discendente i cui gradini si chiamano abitudine, stanchezza, noia, fastidio e repulsione. Evitare di scenderli o tornare a risalirli costa tanta fatica e un continuo “allenamento”. Se esiste una “ricetta” per mantenere vivo il rapporto di coppia, è improbabile che possa funzionare per tutte. Ciascuna deve mettere a punto la propria. 
La coppia messa in scena da Valentino Infuso si incontra, anzi si re-incontra, in un kaiten-zushi, ovvero in uno di quei locali nipponici dove un nastro trasportatore reca agli avventori piattini di riso e pesce crudo. Ci sono solo loro, prigionieri della propria solitudine in un luogo che invece dovrebbe essere di scambio e di comunicazione. La situazione ricorda le celebri tele di Edward Hopper. Il cibo funziona come “esca” per l’avvicinamento e il movimento del nastro che non si interrompe mai può simboleggiare il tempo e il suo eterno fluire. Ripercorrono così la propria vicenda, in un turbinare di movimenti e azioni che sono insieme un profondo e sentito omaggio alla cultura giapponese, in tutti i suoi livelli: alto, medio e popolare. Sushidio non è però uno spettacolo sulla cultura giapponese, ma attraverso di essa. I suoi riferimenti servono da strumenti di analisi per le dinamiche di coppia: da Godzilla, ai film porno (imparerete, se avete buona memoria, il nome di tutte le posizioni del coito), ai duelli con la spada, alle diavolerie della tecnologia create per semplificare la vita e che invece finiscono per schiavizzarci, facendoci perdere di vista le cose importanti, a cominciare dalle persone con cui condividiamo la quotidianità. I due protagonisti si ri-conoscono e ri-trovano, per bloccarsi di nuovo di fronte alla domanda: come si può mantenere nel tempo il giusto equilibrio di coppia – se non proprio la felicità – che si raggiunge con tanto sforzo?
Lui arriva a proporre (fino a che punto scherza?) l’hara kiri, il suicidio attraverso lo sventramento con un preciso taglio da sinistra a destra e poi verso l’alto. Lei sorride prima, poi sbigottisce e viene presa dal panico. No: dev’esserci pure un’altra soluzione, un’altra strada…
Ha scritto il regista Valentino Infuso: “È una comica… una comica amara… in 7/3. Il sorriso è, a nostro avviso, il modo migliore per aprire gli animi all’intima riflessione sull’essere umano. I 7/3 fanno riferimento ad una delle innovazioni del cinema giapponese negli anni ’20, ossia il costante equilibrio tra l’aspetto comico e quello tragico delle storie, in un rapporto simbolico di tre minuti di lacrime per ogni sette di risate”.
Mi pare una buona proporzione anche per la vita di coppia. La ricetta può iniziare da qui.
Saul Stucchi
SUSHIDIO
Uno spettacolo attraverso il cinema giapponese
di Valentino Infuso
Dal 12 al 18 maggio 2009
Ore 21.00
Grazie al successo ottenuto, sono state aggiunte le date del 20, 21 e 22 maggio.
Prima dello spettacolo: buffet di sushi
Complesso ex-Ginori
Naviglio Grande
via Morimondo 26 (trasversale di via Ludovico il Moro)
Milano
Ingresso riservato ai SOCI con tessera associativa (6,00 €)
Biglietto: intero: 18,00 €; ridotto 14,00 €
Info e prenotazioni: tel. 320.0931.701
www.teatroinpolvere.it