Un milione furono gli evacuati, un milione i morti e un milione i sopravvissuti che videro incepparsi e infine andare in pezzi la macchina bellica nazista. Ascolta! Parla Leningrado… Leningrado suona racconta l’epica resistenza della città di Pietro il Grande e di Lenin all’assedio delle armate tedesche. L’assedio più lungo della storia moderna, protrattosi per novecento giorni (e, mi si perdoni l’inevitabile caduta di tono, in questo caso il computo in giorni ne svilisce in parte la drammaticità, come il conto dei minuti dei ritardi dei treni che le ferrovie hanno vergogna a sintetizzare in ore…). Novecento giorni: quasi tre anni di privazioni inenarrabili, di freddi polari, di morte e paura.
Il regista Sergio Ferrentino, autore del testo, ha deciso di raccontarli – servendosi della consulenza storica di Gian Piero Piretto, docente di Cultura russa all’Università Statale di Milano – non attraverso la propaganda e i documenti ufficiali, ma ridando voce alle testimonianze dirette degli assediati. Le unì e le diffuse Radio Leningrado che seppe infondere coraggio e speranza ai cittadini prostrati dalla mancanza di tutto. Quando i problemi tecnici erano insormontabili e non si potevano mandare in onda i programmi, la radio faceva sentire il ticchettio del metronomo che divenne il battito della città resistente. E mai smise di battere.

La temperatura s’inabissava sotto lo zero; il pane, quel poco che c’era, si otteneva da farina impastata con gli ingredienti più incredibili e meno salubri; le file per ricevere le sempre più misere razioni spossavano gli spiriti quanto i già deboli corpi. Come resistere, allora? Con l’arte, con la musica, con la cultura. Il musicista Šostakovič compose la Settima Sinfonia per infondere coraggio ai suoi concittadini sotto assedio e la partitura venne paracadutata su Leningrado. All’iniziale entusiasmo subentrò però lo scoraggiamento, quando il direttore di quello che rimaneva dell’orchestra cittadina comprese che servivano 116 musicisti per suonarla.

Radio Leningrado diffuse allora l’invito a tutti i musicisti rimasti in città a presentarsi negli studi per formare un’orchestra così ampia, in grado di mettersi subito al lavoro per provare la nuova sinfonia. La tenacia, l’orgoglio, la passione per la musica e l’amore per la propria città compirono il miracolo di sciogliere le dita rattrappite dal gelo, di mettere a tacere la fame, di scacciare lo spettro della capitolazione. E mentre le batterie della difesa martellavano le postazioni nemiche perché le bombe tedesche non zittissero le note della Settima, il 9 agosto del 1942 l’orchestra suonò la sinfonia di Leningrado che la radio trasmise a onde corte.
Sobrio e toccante il testo, quanto convincente la prova deglli attori sul palco che sono riusciti a commuovere senza cadere nel facile patetismo e il lungo applauso finale ha manifestato chiaramente il gradimento del pubblico. Forse non è però ingenuo pensare che sia stato anche un modo di rendere omaggio all’eroica resistenza dei leningradesi. Perché nulla venga dimenticato.
Saul Stucchi
Ascolta! Parla Leningrado…
Leningrado suona
Scritto e diretto da: Sergio Ferrentino
Con: Raffaele Farina, Gabriele Calindri, Oliviero Corbetta, Patrizia Salmoiraghi, Francesca Vettori, Sax Nicosia
Assistente alla drammaturgia: Emiliano Poddi
Consulenza storica: Gian Piero Piretto
Musiche originali: Diego Fasolis
Sala Teatro Litta
Corso Magenta 24
Milano
11 e 12 gennaio 2010 ore 20,30
Info e prenotazioni:
Tel. 02.86454545
promozione@teatrolitta.it
Biglietti: intero 15 €; ridotto 12 €
www.teatrolitta.it