Appena mette piede sul palcoscenico scatta l’applauso a scena aperta. Il pubblico veronese (con chi scrive, in trasferta) ha voluto così manifestare a Toni Servillo la simpatia e la stima che nutre nei suoi confronti.
E l’attore – nonché regista di questa Trilogia della villeggiatura goldoniana che ieri ha inaugurato la stagione 2010-2011 del Grande Teatro – ha ricambiato con una recita frizzante ma soprattutto con uno spettacolo dai meccanismi ben calibrati.
Il merito del successo lo deve naturalmente condividere con la sua compagnia, tra i componenti della quale non possiamo non nominare almeno Anna Della Rosa nei panni di Giacinta e Marco D’Amore in quelli di Tognino.
Delle prime battute, in particolare in quelle pronunciate da Andrea Renzi nella parte di Leonardo, non tutte le parole giungevano a destinazione del pubblico già a metà della platea. Gli attori hanno però recepito subito il segnale dei primi borbottii e hanno elevato di conseguenza il proprio tono, dato che recitavano senza l’ausilio del microfono.
In alcuni dialoghi mi è parso di notare un’accelerazione eccessiva nello scambio delle battute, forse dovuta alla volontà di far “pesare” il meno possibile le circa tre ore (compreso l’intervallo) di durata dello spettacolo. L’attenta e complessa architettura disegnata da Goldoni da una parte e l’abile e saggia resa di Servillo dall’altra hanno fatto sì che la commedia rappresentata sul palcoscenico mostrasse la stessa freschezza che aveva due secoli e mezzo fa (la prima assoluta fu nel 1761).

Una segnalazione è dovuta anche alle raffinate scene di Carlo Sala e agli splendidi costumi di Ortensia De Francesco.
E poi naturalmente c’è lui, Servillo. Che ancheggia, gigioneggia con voce stridula e dà vita a uno scroccone della cui compagnia nessuno vorrebbe privarsi, nonostante i vizi che non fa nulla per nascondere. Il suo personaggio, Ferdinando, è un tipico rappresentante di quella società che vive allegramente al di sopra dei propri mezzi, messa in scena da Goldoni a beneficio e monito per se stessa.
Questi signorotti di città si indebitano senza troppe preoccupazioni per trascorrere qualche mese di villeggiatura in campagna, dove conducono lo stesso stile di vita e incontrano le medesime persone frequentate in città, spendendo però molto più denaro di quello che potrebbero (dunque esattamente quello che continuiamo a fare noi turisti di massa nel XXI secolo).
Ma la villeggiatura “si deve fare e deve essere grandiosa!”, sentenzia Vittoria, sorella dello squattrinato Leonardo, non importa se nuovi debiti si aggiungono a quelli pregressi. E in campagna, tra la noia dei padroni e il frinire delle cicale, c’è pure un breve momento in cui il mondo pare ribaltarsi e il servo tira il fiato spaparanzato sulla sdraio, innamorato della sua bella che lo ricambia con passione.
Alla giovane Giacinta, invece, la scoperta dell’amore non porterà felicità piena, ma solo gioia fuggevole (perché frutto di una relazione proibita e dunque impossibile), insicurezza e infine disperazione. E Anna Della Rosa è bravissima nel rendere i mutevoli stati d’animo della fanciulla, tanto salda in città, quanto vulnerabile in campagna una volta che è stata ferita da Amore.
Saul Stucchi
Trilogia della villeggiatura
di Carlo Goldoni
Regia: Toni Servillo
Interpreti: Andrea Renzi, Francesco Paglino, Rocco Giordano, Eva Cambiale, Toni Serviloo, Paolo Graziosi, Tommaso Ragno, Anna Della Rosa, Chiara Baffi, Gigio Morra, Fiorenzo Madonna, Betti Pedrazzi, Mariella Lo Sardo, Giulia Pica, Marco D’Amore
Scene: Carlo Sala
Costumi: Ortensia De Francesco
Teatro Nuovo
Piazza Viviani 10
Verona
Informazioni:
Tel. 045.8006100
www.teatrostabileverona.it
Dal 2 al 7 novembre 2010
Orari spettacolo: 20.45; domenica 16.00
Biglietto: platea 25 €; balconata 22 €; galleria 15 €; 2° galleria 9 €