Violenza, violenza e ancora violenza. Ecco come si può riassumere la trama di London Boulevard, il film di William Monahan appena arrivato nelle sale italiane. Colin Farrell interpreta un bel tenebroso appena uscito di galera, intenzionato a non ritornarci, ma costretto suo malgrado a frequentare la peggior feccia della città. E che città! La Londra che lo accoglie dopo tre anni di gattabuia è un melting pot di sbandati, teppisti, ubriaconi, mafiosi e aspiranti tali. Lui, poverino, vorrebbe cambiare mestiere, ma l’unico lecito che gli offrono è quello di fare da body-guard a un’attrice famosa, sola e insicura, ma naturalmente bellissima.
Le dà corpo Keira Knightley, chissà quanto immedesimata nella parte della star perseguitata dai paparazzi, costantemente appostati fuori dal cancello di casa sua e sui tetti delle abitazioni confinanti. Lui non è ancora convinto di accettare il lavoro, così nel frattempo le prende di santa ragione da quattro energumeni (di colore e fondamentalisti islamici), si impegna a vendicare l’amico clochard, tenta di salvare la sorella dai cattivoni di cui si circonda, ma soprattutto da se stessa e dalle sue inseparabili bottiglie di superalcolici.
Complice un bohémien disilluso e assuefatto alle droghe, coinquilino – uomo di casa – protettore discreto e “innocuo” della bella attrice disperata, il tosto Colin prende in mano la situazione, alla sua maniera. A lei bastano un paio di scene per innamorarsi. Diciamo che non deve essere rimasta colpita dalle sue parole, perché i dialoghi tra i due sono di una banalità davvero imbarazzante, con l’aggravante che manca la ben che minima frase cult, quella memorabile che può salvare anche lo scambio di battute più insulso.

Le cose tra i due potrebbero anche funzionare, almeno per un paio di giorni, diciamo. Ma lui ha un passato che non lo vuole lasciare in pace, con cui deve fare i conti. Un boss vuole a tutti i costi che lavori per lui: glielo dice con le buone, lo minaccia, lo invita perfino a cena in un costosissimo ristorante, ma solo per sentirsi rispondere “picche”.
I problemi dei due protagonisti si potrebbero forse risolvere semplicemente cambiando aria (e infatti la camera da presa indugia diverse volte sul passaporto britannico, quasi a sottolinearne il valore simbolico di via di fuga), ma lui deve prima sistemare i suoi affari.
Per un verso ci riesce e al boss non sarà di alcuna utilità farsi trovare a letto con il Contratto sociale di Rousseau, ma la violenza genera solo violenza e la Londra di Monahan ricorda la Los Angeles di American History X di Tony Kaye. Ma non per la bella Keira.
PS: due domande restano senza risposta: possibile che una donna colpita da un cazzotto in pieno volto non perda nemmeno una goccia di sangue dal naso? E perché uno dei paparazzi – quello con il giaccone verde – impugna a un certo punto una pistola e poi la cosa non ha alcun seguito? Mi viene il sospetto che sia stata tagliata una scena…
Saul Stucchi
LONDON BOULEVARD
Regia: William Monahan
Con: Colin Farrell, Keira Knightley e Ray Winstone