David Byrne, vulcanico artista fondatore della celebre band musicale dei Talking Heads, attiva da metà anni ’70 fino allo scioglimento nel 1991, si è sempre distinto durante la lunga carriera per acutezza, versatilità e lungimiranza. Con il suo stile musicale e canoro inconfondibile ha spesso precorso i tempi vantando collaborazioni illustri in campo artistico, come quella con i musicisti Brian Eno e Ryuichj Sakamoto, la compositrice e coreografa Twila Tharp, i registi Bernardo Bertolucci e Oliver Stone, solo per citarne alcuni. Musicista e compositore quindi, ma anche poeta, regista, attore, fotografo, pittore, designer, scrittore; in ognuno di questi ambiti Byrne ha sempre saputo dire la sua in maniera autorevole e originale, fondendo le sue solide radici culturali con la sperimentazione e le tecnologie più innovative.
Bicycle Diaries, l’ultima fatica di Byrne “scrittore”, pubblicato negli USA dall’editore Viking e tradotto in Italia da Bompiani come Diari della Bicicletta, rivela una volta ancora le sue spiccate doti di osservatore ed interprete della società attuale. Fin dai primi anni ’80 l’autore ha scelto come mezzo di trasporto d’elezione la bicicletta, inizialmente per girare a New York (dove tutt’ora vive nel quartiere di SoHo). La bicicletta pieghevole, scoperta in un secondo tempo e facilmente trasportabile ovunque in una sacca, è diventata poi la sua fedele compagna durante i frequenti viaggi di lavoro in tutto il mondo. Preferendola inizialmente per la comodità negli spostamenti, Byrne si è accorto man mano di quanto fosse divertente e coinvolgente attraversare in questo modo le città in cui si trovava, provando contemporaneamente una forte sensazione di libertà. La sella della sua bici diviene così un punto di vista privilegiato, una finestra panoramica sulla vita urbana dalla quale captare e interpretare gli aspetti e i ritmi più intimi e caratteristici di una città e della sua popolazione.
“Dalla mia bicicletta” scrive Byrne nella prefazione del suo libro “muovendomi più velocemente che a piedi, ma più lentamente che in treno e spesso da una posizione sovrastante alle persone, ho potuto osservare il mondo da un altro punto di vista. Le città, a mio parere, sono l’espressione fisica delle nostre credenze più profonde e dei nostri pensieri spesso inconsci, non tanto come individui quanto come “animali sociali” quali noi siamo”.
Attraversando Buenos Aires, Istanbul, San Francisco, Londra, Sidney e tante altre città, David Byrne ha raccolto in questo diario le sue osservazioni e gli incontri, corredati da interessanti spunti politici, architettonici e artistici. Non mancano anche elementi di analisi personale: “Le città che ho attraversato” aggiunge Byrne “mi sono servite spesso come specchio per una sorta di autoanalisi.”
Il libro è ricco di immagini fotografiche, prevalentemente dell’autore, e la lettura è resa piacevole e scorrevole dal suo stile ironico e colloquiale. Un’attenzione particolare è data anche all’aspetto ecosostenibile e alla viabilità urbana. Nei suoi oltre trent’anni di spostamenti “pedalati” Byrne ha notato una crescente attenzione all’uso di mezzi di trasporto alternativi a quelli a motore, e questo fa ben sperare per il futuro, anche se spesso vi è sproporzione da città a città.
“Bycicle Diaries” è dunque più di un semplice diario di viaggio, ma un concentrato di idee e osservazioni guidate dalla vivacità intellettuale dell’autore. E anche in termini di innovazione tecnologica Byrne non si risparmia; da pochi giorni il suo libro è acquistabile anche online sottoforma di “Audio libro”, dove è Byrne stesso a leggere capitolo per capitolo la sua opera, accompagnato da musica e rumori di sottofondo registrati dal vivo nelle diverse città visitate. Un modo nuovo e moderno per rendere questo bel libro ancora più realistico e coinvolgente!
Paolo Grimaldi