Se dicessi che non so scrivere poesie, ammetterei una disarmante banalità. Io non so leggere le poesie.
Ne ho avuto conferma ieri sera, in un luogo a suo modo poetico: un angolo della vecchia Milano che si è conservato miracolosamente intatto, quasi un fossile sopravvissuto ai cambiamenti (e sconvolgimenti) dell’ultimo mezzo secolo.
A farmelo capire è stato un giovane poeta, Alessandro Rivali, ospite dei Mercoledì del Cerizza, ciclo di incontri organizzato da un manipolo di appassionati di poesia, tra cui Anna Lamberti-Bocconi.
In un’atmosfera e in un ambiente che ricordavano le riunioni segrete dei carbonari o dei primi cristiani, ci siamo ritrovati in una quindicina ad ascoltare i versi de La caduta di Bisanzio, edito da Jaca Book, mentre a pochi metri da noi coppie di anziani giugaven ai bocc e a mille chilometri Messi fendeva la metà campo avversaria e schiantava il Real.
Rivali raccontava di fiamme, vento e distruzione, del Drago della Storia che avanza minaccioso, ma anche della Speranza portata dal Verbo che si è fatto Carne; di profeti e di poeti; di storie e di città. Qui sotto potete vedere un breve filmato dell’incontro.
Saul Stucchi
Alessandro Rivali
La caduta di Bisanzio
Jaca Book
2010, 134 pp., 14 €