Premio Strega 2026 – Libro 8 di 12
Storia di un’amicizia, di Ermanno Cavazzoni
Storia di un’amicizia di Ermanno Cavazzoni (Quodlibet, 2026) mi riporta all’edizione 2021 del Premio Strega, anno in cui è iniziata la mia avventura con ALIBI. Il romanzo di Cavazzoni, infatti, richiama alla mente il romanzo Due vite di Emanuele Trevi, vincitore proprio di quell’edizione: in diverse strutture e stili, entrambi i romanzi trovano origine e forza nel grande tema dell’amicizia.
Nel suo testo Cavazzoni racconta della profonda amicizia con Gianni Celati, scrittore, traduttore e critico letterario scomparso nel 2022, all’età di ottantaquattro anni, dopo una lunga malattia.
Come spesso accade per le grandi amicizie, anche quella fra Cavazzoni e Celati è iniziata in modo singolare. I due si incontrano per la prima volta nel 1985 durante un convegno ospitato nella casa che era appartenuta al poeta Ludovico Ariosto, vicino Reggio Emilia. Dopo un primo diverbio, i due iniziano a discutere con entusiasmo e passione del poeta – di cui entrambi erano grandi estimatori – e di poemi cavallereschi. Così, sotto i pioppi del giardino della dimora di Ariosto, nasce l’amicizia tra i due scrittori, destinata a durare quasi quarant’anni.
La letteratura è il punto di incontro tra Cavazzoni e Celati, ma non è l’aspetto su cui l’autore intende soffermarsi e a cui vuole dare rilievo.

Storia di un’amicizia «[…] È la descrizione di un’epoca, passata come un sogno, già volato via, che si è posato su queste pagine, con la delicatezza dei ricordi. E non è una biografia, né un libro di critica, non lo è, ma la favola di un’amicizia, autentica, con tutto il suo bello e il suo inevitabile, mesto finale.» (dal commento di Massimo Raffaeli, che lo ha proposto al Premio Strega).
Non potrebbe esserci modo migliore per definire questo libro, che si distingue dagli altri candidati in dozzina – almeno da quelli letti finora: non è un saggio, non è una biografia, non è un romanzo di fiction, ma potrebbe essere incasellato nella categoria dei memoir (qui, invece, impossibile non pensare a Come d’aria di Ada d’Adamo, vincitore nel 2023).
Storia di un’amicizia si costruisce come un puzzle in cui i numerosi piccoli pezzi, i ricordi, si uniscono per restituite i ritratti dei due protagonisti: Ermanno Cavazzoni, ancora in vita e custode di questi ricordi, e Gianni Celati, l’amico scomparso che il romanzo vuole celebrare.
L’autore va a riprendere episodi diversi – letterari, inusuali e quotidiani – di questa amicizia decennale e, così facendo, ci fa sedere accanto a loro due, al tavolo di una trattoria bolognese o in qualche angolo nel mondo, un bicchiere di vodka tra le mani (vodka che i due amici ritenevano essere un cibo per l’anima e per il pensiero alto, come ha dichiarato Cavazzoni nelle sue interviste).
È questa la sensazione che si avverte da lettore: immergersi nelle pagine è assistere in prima fila ai loro incontri, ai loro progetti – spesso troncati sul nascere -, alle passeggiate e alle conversazioni, il tutto con il privilegio di avere come guida lo stesso autore, che è protagonista del suo racconto. Insieme si ride, si sorride, ci si commuove.
La memoria, invece, è la guida di Cavazzoni, che si sposta sulla linea del tempo senza un ordine, senza una logica, mosso solo dall’affetto e dai ricordi, come questi riaffiorano alla mente. Ne deriva un testo intimo e frammentato, divertente e malinconico, con uno stile narrativo poco comune, che prende le distanze da ciò a cui la letteratura contemporanea – soprattutto legata al Premio Strega – ci ha abituati.
Questo potrebbe essere un elemento a sfavore del romanzo, che non cattura nell’immediato, ma richiede tempo per coinvolgere il lettore. Eppure sono certa che, alla fine, ogni lettore potrà trovare e riconoscere qualcosa di speciale nel racconto e nella testimonianza di questa amicizia profonda.
Storia di un’amicizia si legge, si scopre e si ricorda, come un vero amico.
Il romanzo di Ermanno Cavazzoni è stato escluso dal Premio Strega 2026, interrompendo la sua corsa alla dozzina, ma rientra nella cinquina finalista del Premio Campiello, il cui vincitore sarà annunciato sabato 3 ottobre 2026.
I cinque finalisti del Premio Campiello 2026 sono:
- Marcello Fois, con L’immensa distrazione (Einaudi);
- Ermanno Cavazzoni, con Storia di un’amicizia (Quodlibet);
- Elena Varvello, con La vita sempre (Guanda);
- Valeria Parrella, con La ragazzina (Feltrinelli);
- Alcide Pierantozzi, con Lo sbilico (Einaudi), già finalista dell’ottantesima edizione del Premio Strega.
Avendone già letti tre su cinque, potrei farmi tentare anche da questa sfida. Però, prima cerchiamo di portare a termine la missione Premio Strega 2026, che penso mi terrà compagnia ancora per un po’ di tempo, con quattro titoli restanti da leggere.
Ilaria Cattaneo
Ermanno Cavazzoni
Storia di un’amicizia
Quodlibet
Collana Compagnia Extra
2026, 252 pagine
16 €