Premio Strega 2026 – Libro 7 di 12
Lina e il sasso, di Mauro Covacich
«Certamente merita Lina e il sasso, l’ultimo romanzo di Mauro Covacich, d’essere candidato al Premio Strega 2026. Racconta l’umanità, il nostro. […] romanzo frammentato e coraggioso che si incarica di restituirci il senso profondo di una contemporaneità senza speranza, della macerazione continua dell’anima che si prova ogni giorno a vivere questo presente.»
Edoardo Nesi motiva così la candidatura di Lina e il sasso (La nave di Teseo, 2026), ultimo romanzo di Mauro Covacich, all’ottantesima edizione del Premio Strega.
In effetti, quell’umanità persa in un mondo frenetico, malvagio e spesso sconosciuto emerge con forza attraverso le vite dei suoi protagonisti.
Il romanzo si svolge nella periferia romana, in cui incontriamo diversi personaggi. Elena è una fisioterapista e la madre di Lina, una bambina di nove anni affetta da sindrome di Down. Con loro vive Max, compagno di Elena e scrittore in crisi che riesce a stabilire con Lina un legame profondo.

Lina è l’anima del libro e il filo conduttore è una favola – non a caso sono i due elementi presenti nel titolo. Lina ama farsi raccontare sempre la stessa storia — quella della zuppa di sasso, tratta dal libro illustrato di Anaïs Vaugelade – in cui un lupo chiede a una gallina di preparare una zuppa con un sasso, che, però, non cuoce mai.
A raccontarle questa storia è Max, che trascorre con la bambina molto tempo, fra tragitti da e verso la scuola, storie e piccoli segreti. Tra Max e Lina si stabilisce un rapporto di fiducia e affetto: lui le compra una grande carta geografica della Mongolia quando la bambina viene chiamata a scuola “mongolina”, lei gli fa richieste innocente, capaci di metterlo in grande imbarazzo e, a volte, in situazioni scomode e ambigue.
Ci sono altri protagonisti che animano il racconto. Importante è il ruolo di Carlotta, ex compagna di Max, che lavora in radio e nella vita privata cerca incontri sessuali con sconosciuti. Ci sono poi il padre di Lina, verso cui Elena prova grande rabbia, che minaccia Max, credendo che abbia atteggiamenti discutibili nei confronti della piccola; la madre di Elena, ormai anziana e malata, che non vuole farsi vedere dall’adorata nipote in quelle condizioni e che, nonostante l’età e la condizione di salute, si dimostra essere la persona che, in questa storia, più sa amare, senza paure.
I personaggi si muovono nello spazio con i loro ritmi e le loro abitudini: li seguiamo nella quotidianità, con i loro spostamenti, dialoghi e problemi. Si incontrano, si scontrano, si confrontano, generando dinamiche che rendono la storia al tempo stesso unica e riconoscibile.
La narrazione procede in continui di scena e di prospettiva, senza seguire una linearità, ma in grado di dare a tutti i protagonisti un ruolo preciso e una rilevanza specifica. In questa frenesia di movimenti e punti di vista emerge Lina, impacciata per una disabilità che in parte la limita, ma che rappresenta anche la sua fonte di luce, leggerezza e gioia. La sua presenza, pura e innocente, riesce a ristabilire un ordine e a dare equilibrio alle vite disordinate di chi la circonda.
«Questo viaggio – ci tiene subito a precisare – è reale perché l’ho fatto per vero ma è anche fantastico perché mi è piaciuto un botto” scrive Lina quando le viene chiesto di raccontare di un suo viaggio.»
Lina e il sasso diventa un doppio viaggio anche per il lettore: fantastico, perché affonda le radici in un romanzo di finzione, e al tempo stesso reale, perché le vite dei protagonisti – seppur non sempre basate su realtà esistenti – appaiono autentiche e riconoscibili.
Con uno stile semplice e un linguaggio immediato, Mauro Covacich costruisce una favola, contemporanea ed efficace, in cui il lettore non trova una morale, ma, ritrovandosi in una piega della storia o in un tratto dei protagonisti, è animato da una serie di interrogativi, che richiedono una risposta personale.
Tutti gli elementi della vita finiscono nella zuppa di sasso: non tutto si mescola, non tutto cuoce, non tutto si ammorbidisce. Eppure, nella stessa pentola, tutto convive, nello stesso spazio, in forme diverse.
Lina e il sasso è un romanzo introspettivo, a tratti disturbante. Non ha una trama complessa ma frammentata, composta di episodi non lineari, che diventano il suo punto di forza e la metafora della vita: non tutto segue una strada precisa, nulla segue davvero i piani. Ogni ostacolo, ogni difficoltà diventa un’occasione per crescere e per trovare la propria voce, perché è nelle parole che si ritrova, sempre, la chiave giusta e la forza per andare avanti.
«La fortuna aiuta chi ci sente.»
Mauro Covacich è uno scrittore molto prolifico, noto e apprezzato – ho scoperto avere sui social numerosi ammiratori e fanclub – eppure io non avevo mai letto un suo romanzo prima di Lina e il sasso. Sicuramente un autore da recuperare in futuro.
Il romanzo Lina e il sasso di Covacich non rientra nella sestina finalista dell’ottantesima edizione del Premio, ma penso sia meritevole di essere letto.
Ilaria Cattaneo
Mauro Covacich
Lina e il sasso
La nave di Teseo
Collana Oceani
2026, 272 pagine
19 €