Storia del suono di Marco S. Sozzi (Laterza) è un saggio che si distingue per un impianto rigorosamente scientifico, ma costruito secondo una linea storica continua che mette in relazione modelli teorici, pratiche musicali e trasformazioni tecnologiche. Stante la primazia del suono nell’esperienza umana, l’elemento qualificante di questo studio sta nel mostrare come il suono diventi oggetto di conoscenza solo nel momento in cui viene formalizzato: misurato, rappresentato, scomposto.
Il percorso di Sozzi, ordinario di Fisica sperimentale all’Università di Pisa, si apre ovviamente con Pitagora. Il monocordo è evocato come dispositivo epistemologico: è lì che il suono cessa di essere qualità sensibile e diventa rapporto numerico. Le proporzioni 2:1, 3:2, 4:3 — cioè gli intervalli di ottava, quinta e quarta — sembrano costituire l’atto originario con cui la musica occidentale si ancora a una struttura matematica.

Sozzi insiste su questo punto: la teoria degli intervalli in un certo senso precede la musica e la vincola, al punto che agli stessi pensatori coevi non interessava il fare musica in sé, ma l’apporto che le scoperte musicali fornivano alla matematizzazione dell’universo. Grazie al suono, Pitagora trova “il segno inequivocabile dell’esistenza di un legame matematico che soggiace all’ordine naturale delle cose”.
Di lì, anche l’idea dell’armonia delle sfere, una sorta di musica del mondo legata ai rapporti numerici nel moto dei pianeti. Molto tempo dopo, Keplero vi aggiunge la convinzione che tale musica fosse polifonica.
Nel lavorio teorico che trascorre dai Greci all’età moderna, fra intervalli (i rapporti fra le altezze) più o meno consonanti, tabù filosofici (!) sul tritono, scale diatoniche, cromatismi etc, si innesta il problema della codificazione.
Guido d’Arezzo trasforma il suono in segno stabile, introducendo un sistema di notazione capace di fissare l’altezza relativa e quindi di rendere riproducibile una struttura sonora. Qui il libro teorizza che ogni avanzamento musicale sarebbe legato a un progresso nei sistemi di rappresentazione: la notazione va di pari passo alla complessità formale cumulativa.
La dimensione teorica in Sozzi aggancia i fondamenti dell’acustica fisica. Il suono è trattato come fenomeno ondulatorio, con attenzione alla propagazione nei mezzi, alla riflessione e alla risonanza.
In questo contesto si inserisce anche il tema dell’acustica architettonica come applicazione diretta delle leggi fisiche. Gli spazi — teatri, chiese, sale da concerto — diventano dispositivi di modellazione del suono, in cui riverbero, assorbimento e diffusione determinano l’esperienza d’ascolto. L’architettura, in questa prospettiva, è parte integrante del fenomeno sonoro.
Un ulteriore livello riguarda la fisiologia dell’udito e la percezione. Sozzi mette in evidenza come la costruzione dei sistemi musicali sia inseparabile dai limiti e dalle specificità dell’orecchio umano: la distinzione tra frequenze, la tolleranza agli scarti di intonazione, i fenomeni di mascheramento. Non si tratta solo di “come sentiamo”, ma di come ciò che sentiamo seleziona e stabilizza certe strutture musicali piuttosto che altre.
La parte finale del volume affronta la trasformazione tecnologica del suono, lo scarto epocale rappresentato dalla musica elettronica, fino alla codifica digitale e ai formati compressi come MP3. Qui il discorso si fa particolarmente interessante: il passaggio dall’onda continua al dato numerico implica una perdita selettiva di informazione basata su modelli percettivi.
In altre parole, la compressione non elimina “suono in generale”, ma ciò che l’orecchio umano tende a non percepire. È un punto in cui fisica, informatica e psicologia dell’ascolto convergono, mostrando come anche le tecnologie più quotidiane incorporino teorie sofisticate.
Nel complesso, il libro mantiene una coerenza metodologica notevole: ogni snodo storico è giustificato da un avanzamento nella comprensione del fenomeno sonoro. Non c’è dispersione aneddotica; anche quando compaiono figure come Galileo o Newton, il loro ruolo è sempre funzionale alla costruzione di un modello.
Storia del suono riesce a integrare storia delle idee, teoria musicale e scienza del suono in un’unica linea argomentativa tesa a definire la musica il risultato di una lunga serie di operazioni di misura, traduzione e controllo del fenomeno sonoro.
Michele Lupo
Marco S. Sozzi
Storia del suono.
Da Pitagora agli MP3
Laterza
Collana I Robinson. Letture
2026, 288 pagine
22 €