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Voi siete qui: Biblioteca » Strega 2026: “Lo sbilico” di Alcide Pierantozzi

13 Aprile 2026

Strega 2026: “Lo sbilico” di Alcide Pierantozzi

Premio Strega 2026 – Libro 1 di 12
Lo sbilico, di Alcide Pierantozzi

«Sono le tre del pomeriggio di un giorno di marzo, di un anno in cui ogni mattina ho pensato di farmi del male. Le medicine che prendo al risveglio fanno effetto verso l’ora di pranzo, ma a volte l’incantesimo è impuntuale.»

Questo non è l’incipit di un romanzo, bensì dell’articolo intitolato Fare palestra per non impazzire pubblicato sulla rivista Lucy sulla cultura il 15 aprile 2024. A firmarlo è Alcide Pierantozzi, classe 1985, giornalista e scrittore, che ha esordito in narrativa con il romanzo Uno in diviso, edito da Hacca nel 2006 e ripubblicato da Bompiani nel 2022.

Sono passati, dunque, vent’anni dal suo debutto nel panorama letterario italiano e, nonostante altri tre romanzi e un reportage-memoir, pubblicati tra il 2008 e il 2020, il suo nome era noto a pochi. Nel 2025 la situazione cambia: l’uscita del suo nuovo romanzo, Lo sbilico (Einaudi), lo trasforma in un vero e proprio caso letterario.

«A quarant’anni dormo ancora con mia madre. Sento che deve incominciare da lei questa storia, da quando sono andato in Svizzera, nel 2012, a ritirare il vetrino del suo tumore. All’epoca non ero ancora impazzito del tutto.»

Così inizia il libro di Pierantozzi, che diventa uno dei più letti e discussi degli ultimi mesi, conquistando tanto il favore del pubblico quanto quello degli addetti ai lavori del mondo editoriale, e si candida alla corsa per il Premio Strega 2026.

Diventa inevitabile domandarsi quale sia il motivo di questo grande e travolgente successo. La risposta, però, è semplice: è un romanzo potente, originale, sincero in ogni sua riga.

Lo è per il modo in cui l’autore, che è voce narrante, protagonista e paziente, racconta il disagio psichico, che affronta e vive quotidianamente. Pierantozzi ci conduce dentro la sua malattia mentale, mettendo a nudo le difficoltà, l’estraniamento e la solitudine che essa comporta. Indaga la fragilità umana – quella della mente e del corpo – senza omissioni e senza pudore, con un linguaggio crudo, preciso e clinico.

Affronta tanti temi, che oggi possono ancora essere considerati tabù per la nostra società e narra del percorso curativo, descritto nei dettagli, con indicazione dei dosaggi e delle cure a cui si è sottoposto negli anni.

C’è poi la madre, con cui il romanzo inizia e finisce, una figura fondamentale per l’autore: è lei la persona che lo visita, lo accoglie, lo accetta nonostante tutte le sue imperfezioni, e lo rassicura.

Lo sbilico è un romanzo che, di per sé, non ha una grande trama, se non il percorso di vita del suo protagonista e autore. È piuttosto un insieme di immagini, eventi e frammenti di vita, capaci di creare un turbamento emotivo nel lettore, che si trova ad annaspare nella complessità di una realtà, che, così complessa, articolata e furiosa, sembra tutto fuorché reale.

La ragione e lo sbilico, a cui la malattia conduce, perdono i confini, complici anche le parole, grandi protagoniste del libro. Sì, perché anche la ricerca ossessiva e minuziosa delle parole, oltre a far emergere la grande abilità e passione dell’autore per la scrittura, è simbolo di una malattia che porta all’esasperazione.

«Le parole, per i matti, sono feconde. Io ne conosco tantissime, perché sono l’unico strumento che mi consente una ricostruzione degli eventi fededegna… Sono sempre in cerca di parole assolute, che mettano il guinzaglio ai pensieri, che facciano un po’ di ordine nella scompagine che ho in testa.»

Parole abbondanti, precise e affilate, capaci di rimettere ordine nel caos. Una scelta accurata e ricercata, che esplode in una scrittura luminosa e ricca, capace di contenere tutto: il suo autore, la sua malattia, la sua passione per questo strumento, che è simbolo e definizione dell’essere umano, lui solo.

Alcide Pierantozzi si confessa e porta il lettore dentro il suo mondo – che è poi quello di una sanità complicata -, mostrandogli a tuttotondo cosa significhi convivere con la malattia mentale. In questo diario-memoir, il lettore si affida al suo narratore, immedesimandosi nel suo dramma e scoprendo il suo dolore, quello che spesso si evita di raccontare, ma che esiste sempre, muta, si trasforma, si intensifica e si attenua.

Voglio essere onesta: Lo sbilico non è un romanzo semplice da leggere, da affrontare e comprendere nella sua totalità. Non è adatto, forse, a tutti i lettori, e, sicuramente, non è quel libro che aiuta a concedersi una parentesi di leggerezza e spensieratezza. Ma credo che questa sua sincerità e stratificata complessità rendano il testo unico, che si vive e si affronta con intensità fino all’ultima pagina.

Lo sbilico si guadagna meritatamente un posto nella dozzina della LXXX edizione del Premio Strega. Non resta che scoprire quanto lontano andrà la sua corsa. Nell’attesa, leggo gli altri candidati.

Ilaria Cattaneo

Alcide Pierantozzi
Lo sbilico
Einaudi
Collana Supercoralli
2025, 240 pagine
19 €

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