C’è un vicolo, da qualche parte del mondo, dove i gatti si ritrovano a fare baldoria fino all’alba, battendo il tempo con la coda sui coperchi della spazzatura: in quel vicolo, Walt Disney ci ha portato Romeo e i suoi compari.
Ne Gli Aristogatti, uno dei più riusciti film di animazione della casa di produzione americana, i felini se la spassano fino a notte fonda intonando una melodia dixieland diventata immortale: Everybody wants to be a cat. Nella versione italiana è stata tradotta altrettanto efficacemente in Tutti quanti voglion fare jazz.
Il titolo dell’esposizione di miei scatti che il Circolo Culturale Don Primo Mazzolari mi ha chiesto di allestire, a cura della Presidentessa Anna Pellegrino e col patrocinio del Comune di Vedano al Lambro, (Vedano al Lambro, Sala della Cultura – 1 marzo 2026, dalle ore 16:00) nasce da lì: da quell’eco di libertà e di improvvisazione che attraversa le notti dei musicisti, dei cat per l’appunto.

A impreziosire l’evento ci sarà la musica dal vivo: il virtuoso del pianoforte Andrea Giussani, amico fraterno e compagno di tante scorribande notturne, si esibirà al pianoforte accompagnato da due giovani e straordinari musicisti: Margherita Carbonell al contrabbasso e Daniele Delfino alla batteria.
Ho realizzato questi scatti seguendo Andrea nei locali di Milano dove il jazz imperversa: La Corte dei Miracoli, l’O-stè, il Tin Cocktail Bar, il Gramm Café, Il Baretto del Leoncavallo, il Garage Moulinski, il Bachelite CLab, il Dasein, e l’Osteria del Jazz. Locali che proseguono la grande tradizione milanese degli anni che furono, quando Le Scimmie, il Capolinea, il Nidaba, La buca di San Vincenzo, e prima ancora il teatro Girolamo e la Taverna Messicana, rappresentavano luoghi di pellegrinaggio per gli amanti di questo genere.

Ovunque ho trovato lo stesso spirito: quello di Pannonica de Koenigswarter, la baronessa-mecenate che apriva le porte della sua smisurata suite presso lo Stanhope Hotel agli squattrinati musicisti, offrendo loro ospitalità e amicizia. Come una gattara del bebop, accoglieva i suoi “randagi” con un pianoforte sempre pronto per il suo amico Thelonious Monk, e una vista sulla Manhattan che non dorme mai.
Nel linguaggio del jazz, “cat” non è un animale, ma un fratello di ritmo, uno spirito affine. Non è chiara l’origine di questo appellativo. Forse perché gli artisti che bazzicano questi ambienti sono randagi, forse perché sono notturni, o forse perché, proprio come i gatti, riescono sempre a cadere in piedi, anche dopo un assolo difficile o un cambio di battuta.
Everybody wants to be a cat è la mia dichiarazione d’amore ai jazzisti che popolano i locali di Milano.
Nicola Barbon, Carlo Bavetta, Claudia Bernath, Marco Brioschi, Giulio Burratti, Margherita Carbonell, Chiara Castelli, Attilio Costantino, Daniele Delfino, Alfredo Ferrario, Pasquale Fiore, Alessandro Finotti, Gianfranco Firriolo, Carlo Garella, Andrea Giussani, Mauro Mengotto, Alex Orciari, Matteo Rebulla, Turi Rizzi, Francesco Spina, Luis Urguiles, Antonio Zambrini, Marco Zammuto, Claudia Zannoni, sono i nomi degli artisti che ho prima ascoltato e poi ritratto. Alcuni di loro sono diventati miei amici.

Questa mostra è per loro, per i cat che continuano a suonare, anche quando le luci si abbassano e l’improvvisazione diventa la regola. Perché il jazz non ha bisogno di palchi enormi o di applausi programmati: vive nel respiro del momento, nello sguardo di chi ascolta, in quella libertà che, come un gatto in fuga, non si lascia mai davvero catturare.
Spesso, nell’immaginario banalizzante di Hollywood, il jazz è rappresentato come la colonna sonora discreta e rarefatta delle cene eleganti per l’alta borghesia newyorchese: una comoda semplificazione.
Ciò che, con le mie foto, ho inteso raccontare, è che il vero jazz non vive nei locali mainstream.
Spike Lee, in Mo’ Better Blues, ha raccontato il lato più autentico e per certi versi animale di questa musica: quello delle jam-session, delle improvvisazioni che nascono e muoiono in una notte sola, nelle taverne, negli scantinati, nei circoli culturali, nei centri sociali.
Lo ricorda ironicamente Ryan Gosling a Emma Stone in La La Land (il pluripremiato film di David Chazelle), quando lei commenta che il jazz è la musichetta frivola che riempie il silenzio negli ascensori dei grattacieli di Los Angeles: ogni nota, replica lui, è figlia di un’intesa inespressa, di un conflitto, e di un dialogo, che rendono unica e irripetibile ogni esecuzione.
… perché “resister non si può al ritmo del jazz”.
Simone Cozzi
Everybody wants to be a cat
Domenica 1° marzo 2026 dalle ore 16:00
Sala della Cultura
Via Italia 16
Vedano al Lambro (MB)