Orbital di Samanta Harvey, (traduzione di Gioia Guerzoni per NNE, 2025) vincitore del Booker Prize 2024, è un romanzo che narra una giornata nella Stazione Spaziale Internazionale, attraverso i pensieri, i ricordi, le speranze o i traumi degli astronauti che sono lì per una serie di indagini scientifiche.
Il testo è ambientato in un futuro prossimo, in cui è stata ripresa l’esplorazione spaziale: è, infatti, in corso una nuova missione lunare. E a questo evento in preparazione la stampa e la popolazione, ma anche gli stessi scienziati e gli astronauti sembrano dare un peso maggiore rispetto alle ricerche della Stazione Spaziale Internazionale.
Ai sei astronauti non resta che osservare il pianeta Terra e considerare che a loro non è dato scrivere una nuova e ‘sensazionale’ pagina dell’esplorazione spaziale.

Il romanzo, neanche a dirlo, non può essere considerato un testo di fantascienza o distopico. Si tratta infatti di un romanzo che sonda l’animo umano. E che per alcuni aspetti è più concentrato sulla psicologia e sul passato dei sei protagonisti che non su azioni o guerre contro alieni provenienti da altri mondi.
I temi affrontati sono il tempo − in ventiquattro ore la Stazione Spaziale Internazionale percorre quasi sedici orbite intorno al pianeta Terra −, il destino degli uomini che continuano a fare di tutto per non iniziare una vita di pace e di serenità.
Composto da sedici capitoli, il romanzo lascia l’intreccio a pochi atti. Il tempo del romanzo, invece, scorre molto più veloce rispetto a quello della Terra. Ma appare lentissimo alla mente e alla coscienza umana.
Harvey racconta i dubbi, ricordi e ragionamenti dei protagonisti che, nello spazio, prendono una forma del tutto diversa (o almeno così sembra). Dalla nave spaziale i problemi hanno un altro valore: alle volte la distanza aiuta ad avere un occhio critico su di sé, altre volte la solitudine aumenta e si soffre di più, perché si avverte la propria ‘finitezza’.
Ciò che cambia è la prospettiva, emergono dettagli nuovi, uno su tutti la vulnerabilità del sistema terrestre. Ed è proprio la vulnerabilità a rivelarsi uno dei temi portanti di Orbital, (fragilità di ecosistemi che da lontano appaiono piccoli e preziosi).
I sei protagonisti − quattro uomini e due donne − presto accantonano l’idea dell’universo geocentrico per comprendere solo ciò che il cervello può comprendere. Anche la Terra cambia fisionomia da lassù.
Viste dalla stazione spaziale le nazioni perdono i confini, gli uragani si spostano irrequieti e (apparentemente) senza conseguenze, il cambiamento climatico mostra i primi segnali allarmanti.
Spiccano dei sei personaggi: Chie, Pietro, Roman.
C’è Chie astronauta giapponese, che affronta la morte della madre e che sgomita in un mondo costruito da uomini per uomini in cui nessuna donna potrà mai essere libera. Pietro, astronauta italiano, sente la mancanza della figlia e fatica a riagguantare il senso del suo agire e delle cose. Poi Roman, cosmonauta russo, che per pochi fragilissimi istanti si riconnette con radioamatori terrestri. E affronta il suo bisogno di compagnia ascoltando domande strane e profondissime a cui non trova risposta immediata.
Harvey definisce Orbital un romanzo vicino alla prosa contemplativa o uno «space realism», in cui lo spazio assume connotazioni domestiche e funge da ambientazione dell’azione umana.
Claudio Cherin
Samantha Harvey
Orbital
Traduzione di Gioia Guerzoni
NN Editore
Collana Stagione 2025
2025, 176 pagine
18 €