Per una volta non è la recitazione di Massimo Popolizio la cosa che più mi rimarrà impressa nella memoria (e nella retina) alla fine di un suo spettacolo. Mi riferisco a Ritorno a casa di Harold Pinter, nella traduzione di Alessandra Serra, andato in scena nella sua prima milanese al Piccolo Teatro Grassi ieri sera. Resterà in cartellone fino a domenica primo marzo (in alcune date le recite sono sovratitolate in inglese e in italiano a cura di Prescott Studio).
La locandina segnala che lo spettacolo contiene linguaggio esplicito. Mi sento di rassicurare i lettori: non si aspettino niente che non si ascolta in una normale conversazione tra adolescenti di oggi (e non solo, dobbiamo ammetterlo).

La crudezza del linguaggio è funzionale a delineare i personaggi e i rapporti tra di loro, un intreccio di ragnatele al cui centro c’è Max (Popolizio), fratello di Sam (Paolo Musio) e padre di tre figli maschi: Christian La Rosa è Lenny, con un passato da protettore di prostitute; Alberto Onofrietti è Joey, aspirante pugile professionista, mentre Eros Pascale è Teddy, professore di filosofia (caso vuole che somigli a quello che avevo al liceo classico…).
Max ha una parola buona per tutti, per dirla con un’antifrasi. Li maltratta e domina sfruttandone le debolezze e l’evidente subalternità che dimostrano nei suoi confronti. Parafrasando il celeberrimo incipit di Anna Karenina, tutte le famiglie “normali” (ne esistono?) sono uguali, ogni famiglia disfunzionale invece lo è a modo suo.
In una casa di cui Maurizio Banò ha disegnato una bella scenografia che ce ne mostra solo poco più che il soggiorno (si intuisce una cucina sulla sinistra e un ingresso sulla destra, mentre una scala di legno porta alle camere al piano superiore) questi uomini ormai fatti si comportano come bambini.
A far degenerare la situazione, mettendo ulteriormente in risalto i rispettivi gradi di immaturità – verrebbe da dire, per esempio, che la filosofia forse insegna ad affrontare la morte, ma evidentemente non la vita o almeno non quella in famiglia – arriva la conturbante Ruth (la splendida Giorgia Salari), ovvero la moglie di Teddy.
Nella casa non c’è più stata una femmina (ma il termine usato in una battuta è molto più scurrile) dalla morte di Jessie, la madre dei tre ragazzotti, tutti in qualche modo incapaci di intrattenere un rapporto sano ed equilibrato con una donna. Ed ecco che capita loro Ruth, un’esponente dell’universo femminile che non si lascia irretire nelle loro mire.
Tra gag, insulti, provocazioni e recriminazioni Pinter mette a nudo una famiglia disfunzionale inglese degli anni Sessanta, ma se sostituiamo il “mangiacassette” con un lettore digitale, il tutto regge alla prova del tempo. Sofocle e Shakespeare – per citare due sommi tra gli innumerevoli maestri – ci hanno insegnato che i rapporti umani quelli sono, da sempre. Identiche le dinamiche, le passioni e le inibizioni, le problematiche.
Ciascuno dei personaggi – tutti ben delineati dagli interpreti – è a suo modo instabile e insicuro, anche l’aggressivo Max che dietro una maschera tutta “ceppo e mannaia” (la testa di un toro appesa a una parete ne ricorda quella che fu la sua professione di macellaio) nasconde una natura appunto impacciata e passiva che Ruth alla fine metterà in luce. Quella Ruth che Popolizio riconosce essere «la vera protagonista della pièce», come racconta lo stesso regista / attore nel libretto di sala.
Saul Stucchi
Foto di Claudia Pajewski
Ritorno a casa
di Harold Pintertraduzione Alessandra Serra
regia Massimo Popolizio
con Massimo Popolizio
e con (in ordine alfabetico) Christian La Rosa, Paolo Musio, Alberto Onofrietti, Eros Pascale, Giorgia Salari
scene Maurizio Balò
costumi Gianluca Sbicca e Antonio Marras
luci Luigi Biondi
suono Alessandro Saviozzi
produzione Compagnia Umberto Orsini, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
in collaborazione con AMAT Associazione Marchigiana Attività Teatrali e Comune di Fabriano
Informazioni sullo spettacolo
Dove
Piccolo Teatro GrassiVia Rovello 2, Milano
Quando
Dal 10 febbraio al 1° marzo 2026Orari e prezzi
Orari: martedì, giovedì e sabato 19.30mercoledì e venerdì 20.30
domenica 16.00
lunedì riposo
Durata: 1 ora e 40 minuti senza intervallo
Biglietti: intero platea 40 €; intero balconata 32 €