Non so voi, ma per quanto mi riguarda gennaio si è concluso senza quasi che me ne accorgessi. Avevo deciso di rallentare un poco il ritmo rispetto al 2025 – il più intenso degli anni – con l’obiettivo di fare meno, ma meglio. Forse ho centrato il primo obiettivo, dubito invece di averlo fatto con il secondo.
Per quanto riguarda i libri entrati a far parte della biblioteca di casa ho drasticamente ridotto gli acquisti. Ho fallito il proposito di leggere i “nuovi” titoli (mancano però ancora 11 mesi alla fine dell’anno), ma ho equilibrato il rapporto tra ingressi e numero di libri letti. È evidentemente più facile ridurre gli acquisti che aumentare i libri letti, ma quest’anno vorrei ripetere il record raggiunto qualche tempo fa dei 100 libri letti in 12 mesi (in media due alla settimana).

Ho ripreso ad andare a teatro, assistendo a tre spettacoli: Appunti per il futuro, Quartett e Il giorno della civetta (in fase di recensione). Buon inizio anche per quanto riguarda la musica: da L’Olimpiade di Vivaldi diretta dal maestro Sardelli al Piccolo Teatro Studio (spoiler alert: a febbraio assisterò alla versione proposta dalla Fondazione Arena al Teatro Ristori) alla prima esecuzione – in forma di concerto – de La Rosiera di Vittorio Gnecchi-Ruscone al Conservatorio di Milano (ne scriverò), passando per il concerto De Falla / Sibelius della Sinfonica di Milano all’Auditorium (in programma la Sinfonia 2 del compositore finlandese, che poi mi è risuonata nella mente per vari giorni).
Ho fatto la consueta visita mensile alla Pinacoteca di Brera, trovando ancora chiuse le prime sale e dunque costretto a rinunciare ad alcune delle mie opere preferite, tra cui i quadretti dedicati a santa Colomba dipinti dal riminese Giovanni Baronzio. La proroga dell’esposizione degli abiti disegnati da Giorgio Armani implica un’altra rinuncia involontaria: il comodo divano davanti alla monumentale Predica di san Marco ad Alessandria dei fratelli Bellini.
Chiudo con i film: un solo lungometraggio visto al cinema (Primavera di Damiano Michieletto), diversi invece i titoli visti sulle varie piattaforme o in DVD. Ieri, per esempio, ho rivisto per l’ennesima volta La spia (A Most Wanted Man) di Anton Corbijn. Dopo cena mi godrò – anche qui: di nuovo – La talpa (Tinker Tailor Soldier Spy) di Tomas Alfredson. In entrambi compare in un cameo lo scrittore John Le Carré. Ma sono sicuro che già lo sapevate…
Saul Stucchi