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Voi siete qui: Biblioteca » Da SE torna “La libellula e altri scritti” di Amelia Rosselli

22 Gennaio 2026

Da SE torna “La libellula e altri scritti” di Amelia Rosselli


Rileggiamo Amelia Rosselli in un’edizione SE che raccoglie il poema La libellula, i meno stranianti testi dalla Serie Ospedaliera, e altri piccoli frammenti. Chi scrive, di poesia non ne legge moltissima, a parte quella necessitata da motivi professionali: difficilmente l’interesse prescinde dalla lingua dell’autore.

Ecco, quella di Rosselli è una lingua che sa spaesare, nutrita di altri apporti, l’inglese e il francese, non solo nel discreto contributo lessicale ma nella torsione volontaria del costrutto grammaticale o sintattico a cui il suo italiano viene sottoposto.

Sebbene Rosselli tenesse a precisare di non sentirsi una cosmopolita (“Cosmopolita è chi sceglie di esserlo; noi eravamo dei rifugiati”), nei fatti, nei testi – ossia tutto ciò che conta – è evidente la stratificata sedimentazione linguistica, di conseguenza espressiva, della sua opera, del verso che cerca di afferrare le profondità magmatiche dell’inconscio.

La storia della poetessa è nota, il francese dell’infanzia (nacque a Parigi nel 1930 dove si erano rifugiati gli antifascisti Carlo e Nello, il padre e lo zio, poi uccisi) la madre inglese, la guerra, gli studi musicali. Formatasi come organista, al corrente della ricerca contemporanea, sensibile come pochi all’elemento fonico e ritmico, Rosselli pare fornire una soluzione alla famigerata invidia per la musica del buon Manganelli.

Nella sua poesia si slitta verso una felice performatività in cui l’invenzione linguistica fa gioco all’intensità espressiva: iterazioni, percussioni, accanimenti ragionativi bruscamente interrotti in versi spezzati, in geometrie distorte e poi ricomposte, neologismi sorprendenti e giochi di parole come a sbarazzarsi di qualsiasi tentazione oracolare. Un ethos drammatico che si avvale di prestiti fra lingua e suoni naturaliter pronti per cozzare fra loro e creare segni nuovi, ben oltre l’esercizio ludico ma per approssimare un nucleo veritativo. Che poi ciò che è detto abbia da fare per lo più con veri e propri momenti di follia, di delirio, di paranoie non fa che acuire il lucido struggimento dell’ideal lettore di Rosselli.

Il poemetto La Libellula (prima stesura 1958, poi variamente rivista) che apre questa edizione è un saggio di quanto la poetessa sappia far proprie le nervose tessiture moderniste. Trauma e sperimentazione, intercettano un’ansia di libertà (evocata dal titolo: politica, esistenziale, psichica), il plurilinguismo scompagina la norma di un blando “poetese” ma lo fa con il rigore maturato negli studi musicali e disegna il testo come lo scenario di uno scontro, “un pubblico e anche privatissimo / dibattito” scrive, la presenza continua di un “tu” immaginario che non sai se l’aiuta a uscire dalla gabbia psichica in cui sembra incatenarsi oppure a configgervela per sempre – dove le schegge dello scoppio derivano spesso da registri differenti, in cui l’alto e il basso creano sintagmi scintillanti nell’apporto fra repechage aulici e inatteso lemmario colloquiale.

Rispetto alla partitura de La Libellula, a certi esiti fabbricati dal lavoro rigoroso fra prosa e verso, all’incessante srotolamento dei pensieri (la Rosselli evoca l’antico rullo cinese), all’andamento ciclico martellato dalle anafore, nella Serie Ospedaliera il dettato appare meno sperimentale ma ancora sulla scia di un tracciato accidentato nel tentativo di trovare brandelli di luce nella nube tossica che investe la mente sofferente dell’autrice.

Nessun patetismo autobiografico, però: altrimenti non staremmo parlando di una delle voci più importanti della poesia italiana novecentesca, benché l’angoscia vi faccia capolino con la sua pulsione di morte con una costanza da richiamare ancora una forma musicale, il tema con variazioni.

Il rapporto conflittuale con le teorizzazioni non di rado pedanti del Gruppo ’63, fra le varie ragioni dice di una tecnica e una consapevolezza che in Rosselli non è mai isolata da una sincera necessità di scrittura (non casuali gli echi orfici di Campana) – una lingua frantumata, lacerata dalla contesa appare l’unico rifugio possibile, la scrittura fa sì facile rima con tortura ma raramente è disposizione di maniera (evitare di “cadere nella compiacenza e nel mestiere” scrive la stessa Rosselli in un Documento accluso al volume, assieme a un’intervista a Giacinto Spagnoletti e altri piccoli testi).

Come è noto, allentata via via la presa sulla scrittura, Rosselli non trovò più alcun rifugio quando decise di piombarsi fuori dalla finestra del suo appartamento romano. Era l’11 febbraio del 1996. Ma una poesia che grazie alla concretezza materica dei suoi spasmi vive ancora benissimo.

Michele Lupo

Amelia Rosselli
La libellula e altri scritti
SE
Collana Testi e documenti
2025, 144 pagine
20 €

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