Maqluba. Amore capovolto di Sari Bashi (tradotto da Olga Dalia Padoa per Voland) è il racconto di due persone, un’israeliana e un palestinese, che voglio cambiare il mondo attraverso la legge. Sari è figlia di una famiglia americana e israeliana, un’atleta e una giurista e vive a Tel Aviv, dove ha fondato una Ong che si chiama Ghishà (che in ebraico significa ‘accesso’).
La Ong si occupa, mediando con l’esercito israeliano, di aiutare i palestinesi quando si devono spostare verso Israele per ricongiungersi con i parenti che si trovano nelle terre occupate o devono viaggiare all’estero per studiare o per curarsi.
Nel febbraio 2010 Sari incontra Osama. Quest’ultimo è un prigioniero perché – anche se può muoversi liberamente per Ramallah, dove vive – non può lasciare quel luogo. A causa delle leggi israeliane e dell’occupazione militare, l’uomo non può tornare dalla sua famiglia che vive nella Striscia di Gaza. Non gli è permesso viaggiare e spostarsi: c’è una legge che glielo impedisce e impone che sia confinato a Ramallah per sempre.

Osama è uno studioso. Anche grazie alla sua bravura in ingegneria è riuscito ad avere permessi speciali per recarsi all’esterno. Cosa che nell’ultimo periodo – momento nel quale i rapporti tra le due parti si fanno più tesi − gli viene negata. Per questo l’uomo si rivolge alla Ong.
Anche Osama ha una storia alle spalle: ama il mare, ma non può raggiungerlo. È un marito e un padre lontano che ricorda con nostalgia sua moglie e i figli che lo aspettano nella Striscia di Gaza. Osama ha anche un padre, che è scappato in Egitto all’inizio dell’occupazione israeliana. Da allora sono sporadiche le lettere o le telefonate di quest’ultimo.
Osama non ha molte pretese. Comprende quella che è la situazione e si adatta, ma dice «Non voglio essere un turista nella mia stessa terra». Vuole imparare a conoscere la «geografia» di ogni parte del suo Paese, sentirlo come proprio e seminarvi amore e speranza. Osama ha un sogno: «andare in giro con mio figlio dove mi pare». E ancora: «voglio i miei sogni. Non voglio sognare soldati, non voglio vendicarmi sugli ebrei o augurargli di venire nuovamente perseguitati».
Così, da un bisogno comune due vite, quella di Sari e quella di Osama, vengono in contatto per far ottenere a quest’ultimo il permesso di recarsi a Londra per completare gli studi. Tra lui e Sari nasce subito un’intesa che, col tempo, diventa amore. Ma mentre i due s’innamorano, i rapporti tra Israele e Palestina precipitano.
Più Sari si avvicina a Osama per costruire una vita insieme, più i due avvertono i muri che li separano e tolgono a entrambi quel luogo fisico e mentale dove fiorisce l’amore. Più Osama viene a contatto con la libertà concessa a Sari, più il livore aumenta come la frustrazione.
Maqluba è una storia di coraggio perché Sari e Osama sfidano il sistema, le leggi e la società che li dividono. E mostra le difficoltà con le quali deve convivere il popolo palestinese. Ma non solo. Maqluba è anche la storia di una speranza perché racconta come un giorno questi due Stati così diversi potrebbero (potranno?) convivere e creare un dialogo duraturo.
Claudio Cherin
Sari Bashi
Maqluba
Amore capovolto
Traduzione di Olga Dalia Padoa
Voland
Collana Amazzoni
2025, 368 pagine
20 €