Si chiude oggi quello che è stato – almeno per me – il più intenso degli anni. Per la prima volta sono riuscito a tener conto di quanto ho visto, ascoltato e letto dal primo di gennaio fino a ora e così posso confermare con i dati l’impressione di aver vissuto dodici mesi irripetibili.

Film
Ho visto cinquanta film italiani – su DVD e piattaforme di streaming varie – che non avevo mai visto prima: grandi classici e titoli meno noti. Da Divorzio all’italiana di Germi con Marcello Mastroianni e Stefania Sandrelli a Capodanno, fino a Viaggio in Italia di Rossellini a metà dicembre, quando ho finalmente capito perché è stata scelta Isabella Rossellini nel ruolo di guida per il docufilm Pompei. Eros e Mito diretto da Pappi Corsicato (2021).
Tra i due estremi film di Fellini (8½), Visconti, Monicelli, Scola, Rosi, Petri, Ferreri, i Taviani, Pasolini (Il Decameron), Lizzani, Pontecorvo (La battaglia di Algeri)… Non so se ripetere la sfida nel 2026 (mi mancano ancora tantissimi classici, da Il deserto rosso a Salvatore Giuliano, per citare solo due titoli) o passare ai film francesi…
Mostre
Tra Italia ed estero ho visitato cento mostre. Ho iniziato con lo studio di Thomas Mann all’università ETH di Zurigo (in occasione del doppio anniversario dello scrittore tedesco: i 150 anni dalla nascita e i settanta dalla morte) per finire con La Grecia a Roma ai Musei Capitolini, anche se a rigore il numero preciso è forse maggiore di qualche unità.
Mostre d’arte, di archeologia, fotografiche, di storia… Difficile dire quale mi sia piaciuta di più: forse John Singer Sargent. Éblouir Paris al Museo d’Orsay di Parigi, soprattutto per lo straordinario ritratto del Dottor Pozzi a casa sua, motivo che mi ha spinto a intraprendere il secondo viaggio dell’anno nella capitale francese (e devo ringraziare Julian Barnes che ha scritto – tra le altre opere – L’uomo con la vestaglia rossa).
Nel conteggio non ho inserito le sei MicroMostre di ALIBI organizzate chez nous, come invece ho fatto con quelle che ho contribuito ad allestire alla Biblioteca di Mezzago.
Musei
Ho visitato cento musei: dalla Kunsthaus di Zurigo al MUST di Vimercate, a pochi chilometri da casa, passando per tanti musei archeologici, una manciata di diocesani, diverse pinacoteche, luoghi a cui sono molto affezionato (su tutti il Louvre e Brera) e altri in cui ho messo piede per la prima volta, come il Museo KOSMOS di Pavia, la Pinacoteca Nazionale di Atene e la Casa Museo di Mario Praz a Roma.
I musei visitati all’estero rappresentano quasi un quinto del totale: diciannove, tra la Svizzera, la Grecia, Parigi e Barcellona. In Italia la parte del leone l’hanno fatta ovviamente Milano e Torino, poi Genova, Trieste, Verona.
Cento è il numero dei musei visitati, ma quello delle visite nei musei è più alto. Ho infatti visitato Brera una volta al mese per tutto il 2025, arrivando dunque a dodici visite che sono salite a tredici con quella in occasione della masterclass di Uto Ughi davanti alla Predica di San Marco ad Alessandria d’Egitto di Gentile e Giovanni Bellini.
Più di una volta ho visitato il Museo Egizio, Palazzo Madama e i Musei Reali a Torino. Due volte il Louvre e altrettante il Museo d’Orsay a Parigi.
Spettacoli e opere liriche
Ho assistito a ventiquattro spettacoli teatrali, per la stragrande maggioranza a Milano, ma non posso dimenticare la consueta tappa al Cimitero Militare Germanico al Passo della Futa, questa volta per la prima parte de Il processo di Kakfa, e la maratona su La montagna incantata all’Arena del Sole, entrambi spettacoli di ArchivioZeta.
Dodici invece le opere liriche, da Madama Butterfly di Puccini a Zurigo fino al Barbiere di Siviglia di Rossini a Mantova, passando per il mio terzo Akhnaten di Glass (ma questa volta a Barcellona e non a Londra) e le quattro recite alla Scala (Falstaff di Verdi, Die Walküre di Wagner, Rigoletto ancora di Verdi e Anna A. della Colasanti).
Concerti
Altro numero tondo, quello più inaspettato e insieme quello che mi ha dato maggiori soddisfazioni. Ho assistito a cento concerti nel corso del 2025: dal Neujahrskonzert dell’Orchester Collegium Cantorum in Svizzera lo scorso 5 gennaio fino alla Nona Sinfonia di Beethoven nell’interpretazione dell’Orchestra Sinfonica di Milano sotto la bacchetta di Emmanuel Tjeknavorian e del Coro Sinfonico diretto da Massimo Fiocchi Malaspina, ieri sera, 30 dicembre.
Ho apprezzato in particolare Mario Brunello e Giovanni Sollima, da soli e insieme, e poi Yo-Yo Ma (per il mio primo Maggio Fiorentino). Sono stato a uno degli ultimi concerti dei CCCP, dopo essere stato l’anno scorso a Berlino a quello che doveva davvero essere l’ultimo concerto di Ferretti, Zamboni, Annarella e Fatur e invece è diventato il secondo dei penultimi tre (25 febbraio 2024).
Sono stato a un paio di esibizioni del controtenore Raffaele Pe (tra cui la straordinaria ospitata alla trasmissione Radio3 Suite con Barocco fatale a metà dicembre) e a ben sette concerti dell’Ensemble Locatelli, il cui direttore Thomas Chigioni ho avuto l’onore e il piacere di ospitare nel quarto e ultimo incontro della prima edizione de ciclo I giorni dell’Ostinazione alla Biblioteca Ostinata di Milano.
Libri
Con quello arrivatomi per posta poco fa sono centosettanta i libri entrati quest’anno a far parte della biblioteca di casa, tra acquisti, regali e invii da uffici stampa. La lista si è aperta con il volume Pathways of Art del Museo Rietberg di Zurigo per chiudersi con Vivere con i libri (titolo assai significativo) di Alberto Manguel, una delle poche opere dello scrittore argentino / canadese – almeno tra quelle pubblicate in Italia – ancora assenti sui miei scaffali, anche se già l’ho letta.
Sessantacinque sono invece i titoli letti, un risultato ben lontano dal record personale di cento toccato per due volte – se non ricordo male – un paio di anni fa, ma comunque ben al di sopra della media nazionale (tra parentesi, voi quanti ne avete letti?). Ho iniziato con Il pastore d’Islanda di Gunnarsson per chiudere con Una breve illusione di Vanni e Gian Mario Beltrami: due libretti di poche pagine, è vero, ma tra i due hanno trovato spazio anche titoli più voluminosi, come Il mio nome è rosso di Orhan Pamuk.
Purtroppo è bassissimo il rapporto tra i titoli comprati e quelli letti durante l’anno. Uno degli obiettivi del 2026 è quello di leggere gran parte dei libri che entrano nella biblioteca (se non tutti, pia illusione).
In compenso ho intenzione di acquistare un maggior numero di CD, soprattutto di musica classica…
PS: questo è il trecentesimo articolo pubblicato quest’anno su ALIBI Online (in gran parte firmati dal sottoscritto, ma qui è il momento di ringraziare – ancora – i miei preziosi collaboratori!).
Saul Stucchi