• Passa alla navigazione primaria
  • Passa al contenuto principale
  • Passa alla barra laterale primaria
  • Passa al piè di pagina
  • Luoghi
    • Italia
    • Europa
    • Mondo
    • A letto con ALIBI
  • Mostre
    • Arte
    • Fotografia
    • Storia
  • Spettacoli
    • Teatro & Cinema
    • Musica & Danza
  • Biblioteca
  • Interviste
  • Egitti

Alibi Online

Voi siete qui: Arte » “Arte e natura”: mostra all’Accademia Carrara di Bergamo

2 Gennaio 2026

“Arte e natura”: mostra all’Accademia Carrara di Bergamo

Ultimissimi giorni – fino a martedì 6 gennaio, festività dell’Epifania – per visitare all’Accademia Carrara di Bergamo la mostra Arte e natura. Pittura su pietra tra Cinque e Seicento.

Ne firma la curatela Patrizia Cavazzini che si è avvalsa della collaborazione di Maria Luisa Pacelli: le due studiose hanno selezionato sessanta opere chiedendole in prestito a musei come la Galleria Borghese di Roma, l’Opificio delle Pietre Dure e le Gallerie degli Uffizi di Firenze e i Musei Reali di Torino (ma ci sono anche pezzi concessi da collezionisti privati, come Annuncio ai pastori e Negazione di Pietro di Salvator Rosa).

Sono sessanta meraviglie da osservare e gustare ciascuna con la dovuta attenzione. La tecnica con cui sono state dipinte fu inventata attorno al 1525 da Sebastiano del Piombo e venne portata avanti per circa un secolo, ma il desiderio di rendere eterno l’oggetto era già stato espresso in precedenza. Sebastiano la scoprì poco prima del Sacco di Roma: fu quell’episodio traumatico che in qualche modo ne determinò il successo.

Molti e vari sono i temi indagati e illustrati in mostra, dalla difficoltà tecnica della realizzazione (e oggi della conservazione e del restauro con l’umidità che crea problemi di distacco del colore) alla scelta della pietra e all’utilizzo della pietra nera per verificare la bontà dei metalli preziosi.

E poi l’importanza del supporto: è questo che determina le sezioni del percorso, lungo il quale una saletta di passaggio è dedicata a materiali e testi per approfondire. Una sezione è dedicata al tema della natura morta, non frequentissimo, con il contrasto tra vanitas e durevolezza del supporto. Il tema della vanitas compare anche nel Faro di Alessandria, una delle meraviglie del mondo antico, ma crollato ormai da tempo, preso a simbolo della caducità delle opere umane.

La stessa pittura su pietra va presto in crisi quando viene sfatato il mito della pietra non deperibile e questa tecnica perde di interesse. Ebanisti e artigiani realizzano artaroli sempre più elaborati e preziosi, facendo scivolare in secondo piano i supporti lapidei. L’oggetto prende il sopravvento sulla pittura.

Ma prima del tramonto, c’è tempo per ammirarne le prove di fulgore, come nella Presa di Gerusalemme di Antonio Tempesta – uno dei capolavori di questa tecnica – e nelle scene notturne che erano illuminate da candele per produrre effetti vivificanti con bagliori che sembravano vivi. Compito del pittore era quello di immaginare come utilizzare e far “parlare” il supporto.

Particolarmente ricca è la rete di significati simbolici, come ritrarre su pietra un successore di Pietro, un pontefice; Cristo associato alla roccia, pietra vivente che annuncia la vita eterna e pietra scartata dai costruttori; la rivalità con la scultura; e sul versante della mitologia, Andromeda legata alla roccia come uno dei temi più ricorrenti, anche nella versione “aggiornata” di Angelica e Ruggero dell’Ariosto. Queste opere erano spesso usate come doni diplomatici perché la pietra dura era considerata un mezzo per consolidare un rapporto.

I centri della tecnica furono Roma, Firenze e Venezia. A Firenze l’interesse durerà più a lungo che negli altri due centri, prolungandosi fino a circa la metà del Seicento. Scipione Borghese invece le teneva per sé: ecco spiegato il motivo della sua collezione. Va però tenuto presente che la pittura su pietra non ebbe uno sviluppo lineare bensì procedette per salti.

Non va trascurato il lavoro che è stato fatto per pulire e restaurare le opere e metterle in condizione di viaggiare. Tutela, studio e ricerca sono i fondamenti di un museo come l’Accademia Carrara di Bergamo. Che è pronta per la prossima mostra: Tarocchi. Le origini, le carte, la fortuna (dal 27 febbraio fino al 2 giugno 2026).

Saul Stucchi

Didascalie:

Due opere in mostra
Foto di Andrea Rossato

Antonio Tempesta
La presa di Gerusalemme (1610-1620)
Olio su pietra paesina, 23.5 x 37.8 cm
Galleria Borghese, Roma

Arte e natura
Pittura su pietra tra Cinque e Seicento

Informazioni sulla mostra

Dove

Accademia Carrara
Piazza Giacomo Carrara 82, Bergamo

Quando

Dal 10 ottobre 2025 al 6 gennaio 2026

Orari e prezzi

Orari: lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì 9.00–17.30
sabato, domenica e festivi 10.00–18.00
martedì chiuso

Biglietti: intero 15 €; ridotti 13/10/5 €

Maggiori informazioni

Sito web ufficiale:

www.lacarrara.it

Tweet
Share
0 Condivisioni

Archiviato in:Arte

Barra laterale primaria

Articoli recenti

  • Recensione del film “Terminator” di James Cameron
  • Immagini sonore: Anna Tifu e Giuseppe Andaloro a Trieste
  • Da Mondadori “L’alveare” di Margaret O’Donnell
  • Da Voland “Maqluba. Amore capovolto” di Sari Bashi
  • Cristiano Lissoni ospite della MicroMostra di ALIBI

Footer

INFORMAZIONI

  • Chi siamo
  • Contatti
  • Informativa privacy & Cookie

La rivista online

ALIBI Online è una rivista digitale di turismo culturale, diretta dal giornalista Saul Stucchi. Si occupa di mostre d'arte, storia e archeologia, di cinema e teatro, di libri di narrativa e di saggistica, di viaggi in Italia e in Europa (con particolare attenzione alle capitali come Parigi, Madrid e Londra). Propone approfondimenti sulla cultura e la società attraverso interviste a scrittori, giornalisti, artisti e curatori di esposizioni.

Copyright © 2026 · ALIBI Online - Testata giornalistica registrata al Tribunale di Milano; reg. n° 213 8 maggio 2009
Direttore Responsabile Saul Stucchi