Paula Modersohn-Becker (1876-1907) è stata una pittrice tedesca. Visse solo trentun anni, a cavallo del 1900, prima delle guerre mondiali, prima del nazismo, che la classificò come un’artista degenere e per questo da evitare.
Aderì all’avanguardia, anche per questo i suoi quadri vennero guardati con un certo sospetto dai pochi che videro le sue opere. Anche i suoi amici, a eccezione di alcuni tra cui il poeta Rainer Maria Rilke che ne acquistava i quadri, consideravano la sua pittura eccessiva, per alcuni tratti rozza e non rifinita. Solo Rilke parla a Paula della sua arte con entusiasmo.
Riscoperta dopo la sua morte, a lei Marie Darrieussecq, vincitrice del Prix Médicis nel 2013, dedica il libro Essere qui è uno splendore. Vita Di Paula M. Becker (tradotto da Sofia Tincani per Crocetti, 2025), in cui romanza la vita dell’artista, oggi molto apprezzata in Germania.

La scrittrice non è nuova a riportare in vita le ombre di un’esistenza: lo ha fatto già nel suo secondo libro, Birth of Ghosts (1998), in cui indaga su storie e personaggi di cui è rimasto molto poco.
In Essere qui è uno splendore. Vita Di Paula M. Becker quello che fa la scrittrice è ritrovare lo sguardo di Paula. Immedesimandosi in questo libro si ascolta non solo il passato, ma anche la vita stessa della donna. Paula è una persona che vuole sfuggire alle convenzioni del tempo, ma come donna e come pittrice si trova, presto, costretta a fare i conti con una società che non permette molto alle donne, se non essere figlie, mogli e madri.
Anche se i genitori di Paula le hanno consentito di frequentare una scuola d’arte a Parigi, insistono perché, alla vigilia del suo matrimonio con Otto, prenda lezioni di cucina. Per tutta la vita, Paula Modersohn-Becker si trova a cercare un posto tutto suo, nel mondo, dove dipingere e nel quale costruire «una solitudine d’artista». Presto si materializza nel suo laboratorio ai margini del villaggio, a Brünjes.
In questo studio di campagna, Paula dipinge le donne che incontra nei dintorni, bambini, bambine, contadine. A volte sono nude, di una nudità semplice e diretta, priva delle allusioni che uno sguardo maschile potrebbe gettare su di loro, come fa comprendere molto bene Marie Darrieussecq. Non c’è nessun abbellimento in quei corpi femminili. Quei corpi sono qualcosa di grezzo, persino poveri.
Anche Paula sceglie di dipingersi nuda, «l’autoritratto come autofiction», nota la scrittrice. È la prima volta, scrive Marie Darrieussecq: «che una donna si dipinge nuda». In un altro dipinto Paula sceglie di farsi un autoritratto quando è incinta, anche questa volta è nuda, tanto più toccante in quanto annuncia la sua morte, conseguenza dell’imminente parto.
«Mi manca questa donna che non ho mai conosciuto», scrive Marie Darrieussecq. «Vorrei esporre i suoi dipinti. Raccontare la storia della sua vita. Voglio renderle più che giustizia: voglio restituirle il suo essere, il suo splendore.»
Leggendo, seguendo con la romanziera il percorso di questa donna libera, si capisce, ancora una volta, lo straordinario potere della letteratura: questa potenza visionaria che riesce a evocare l’essere là dove ci sono solo carta e parole.
Claudio Cherin
Marie Darrieussecq
Essere qui è uno splendore
Vita di Paula M. Becker
Traduzione di Sofia Tincani
Crocetti
2025, 128 pagine
15 €