Si chiude oggi – lunedì 31 marzo – alla Casa degli Artisti di Milano l’esperienza di restituzione degli artisti ospitati in residenza in questi mesi, a partire dall’inizio dell’anno. Si tratta del progetto AAA Atelier Aperti per Artista, residenza multidisciplinare avviata nell’ottobre del 2024 per concludersi nel dicembre di quest’anno.
Dalle ore 12.00 fino alle 22.00 la Casa sarà aperta al pubblico e in serata, con inizio alle 18.45, si terrà una tavola rotonda dal titolo Fare = Ricercare condotta e moderata da Susanna Ravelli e Roberto Borghi a cui parteciperanno tutti gli artisti.
Menzioniamoli in rigoroso ordine alfabetico: Andrea Amadei, Mariangela Bombardieri, Manuel Contreras Vázquez, Nicola Di Giorgio, Liana Ghukasyan, Sei Iturriaga Sauco, Sacha Turchi.

Da aprile a settembre si terrà il terzo dei tre cicli di residenze previsti. Ma torniamo all’oggi: per tutto il giorno l’intero edificio sarà a disposizione della curiosità dei visitatori, sia nell’ampio spazio espositivo che corrisponde al piano tetta sia nei due piani dedicati agli atelier. È l’ultima occasione per sentire dalla viva voce degli stessi protagonisti la genesi, il significato, le sfide e i risultati dei rispettivi lavori condotti durante l’inverno.
Il mese di marzo è stato costellato da eventi organizzati secondo un ricco programma che si è aperto venerdì 7 con un incontro dedicato a La Foresta, semestrale di arte contemporanea, con i due direttori Andrea Tinterri e Domenico Russo.
Chi scrive queste righe ha assistito ai due eventi che hanno riempito il pomeriggio di ieri, domenica 30 marzo (ma solo dopo aver pranzato nel bel bistrò Degustazione, altro validissimo motivo per scoprire – se già non la si conosce – la Casa degli Artisti).

Il primo momento si è svolto al secondo piano, nell’atelier assegnato al compositore cileno Manuel Contreras Vázquez ed è consistito nella presentazione del suo CD Tarió, che in lingua Kwésqar significa “cammino”. Insieme a lui ne hanno parlato Giuditta Comerci, soprano del gruppo canoro Virgo Vox Ensemble e Gabriele Manca, insegnante di composizione al Conservatorio di Milano.
È stata una chiacchierata molto interessante che si è soffermata su vari temi, dalla composizione all’esecuzione, con le rispettive e relative complessità, difficoltà e interazioni. Pungolato dalle considerazioni di Comerci e Manca, Contreras Vázquez ha raccontato il suo approccio alla composizione e alla stesura della partitura che non è iper-codificata come quella di Stockhausen – per fare riferimento all’esempio citato da Manca – ma nemmeno di immediata comprensione, né mero segno grafico con funzione di attivazione di senso.
E qui è stata la cantante Comerci a rivelare, sorridendo, i passaggi che sono stati necessari per “leggere” e interpretare (nel doppio significato del termine) la musica del compositore. Il lavoro finale – ma “finale” vale soltanto per la versione registrata su CD, ormai “fissata”, mentre le esecuzioni dal vivo a cominciare da quella che ci sarebbe stata poco dopo sono per loro natura ciascuna diversa dalle altre e dunque sempre nuove – illustra l’approccio creativo dell’artista che lui stesso definisce “cartografico” “uno schema di pensiero composto da mappe concettuali, grafici, disegni e manoscritti musicali di grande formato” (per citare, questa volta, la gialla brochure della Casa degli Artisti).
E mentre i tre parlavano di composizione e trascrizione, io ripensavo ad alcune intense – e per me, completamente a digiuno di nozioni musicali, assai misteriose pagine del Doctor Faustus di Thomas Mann…

Richiesto da Manca di confermare o meno la pregnanza politica e “impegnata” delle sue composizioni (a suo parere più profonda di quella di Nono, per fare solo un nome, ma che nome!), Contreras Vázquez ha convalidato il suo sforzo per generare riflessioni attraverso la musica.
E la dimostrazione migliore l’ha data l’esecuzione di due dei cinque brani contenuti nel CD Tarió appena pubblicato da Kairos.
Ma già mi devo correggere. Come giustamente ha notato Manca, è preferibile parlare di interpretazione piuttosto che di esecuzione, termine quest’ultimo che fa pensare all’azione di un giustiziere o boia (“verdugo”, ha confermato Manuel sorridendo).
Alle ore 17.00 si è conclusa la presentazione dell’album per lasciar posto all’esibizione dal vivo al piano terra, nello spazio tra l’esposizione dei lavori di Mariangela Bombardieri e quelli di Sei Iturriaga Sauco.
Il duo francese Lallement Marques, composto da Estelle Lallement e Filipe Marques, giunti appositamente da Parigi, ha interpretato alla chitarra Lidio, dedicato al cantautore cileno Víctor Jara, vittima della dittatura del generale Pinochet.
Il titolo della composizione – mi spiegava qualche giorno fa l’autore – è volutamente polisemico, tenendo insieme i riferimenti al nome del cantautore (all’anagrafe Víctor Lidio Jara Martínez), al modo musicale lidio e al verbo lidiar che in spagnolo significa “lottare”.

A chiudere il pomeriggio è stato il Virgo Vox Ensemble diretto da Jacopo Facchini che ha interpretato il brano Aswalaq, Zoos Humanos. In lingua Kwésqar Aswalaq significa “il giorno che non è oggi”, incorporando lo ieri e il domani.
La composizione rievoca il viaggio di andata di una trentina di persone di varie etnie indigene portate nel 1880 dalla Patagonia in Europa per essere esibite negli “zoo umani”. Centotrenta anni dopo, nel 2010, i resti di alcuni di loro furono ritrovati in un’università di Zurigo da un gruppo di ricercatori e di discendenti e riportati in Patagonia, dopo una lunga odissea burocratica.
PS: ci ho impiegato un po’ a ricordare dove avessi già ascoltato il Virgo Vox Ensemble. Sulla via del ritorno, cercando in Rete, ho trovato la risposta: nel giugno del 2023 al Piccolo Teatro Studio Melato in occasione dello spettacolo performance Eleusi di Davide Enia (che in questi giorni è invece al Teatro Grassi con Autoritratto).
Saul Stucchi
Casa degli Artisti
Corso Garibaldi 89/A
Milano
Informazioni: