Una mattina speciale, quella di oggi, lunedì 10 febbraio. Ho infatti assistito al Teatro alla Scala alla prova riepilogativa della Filarmonica, sotto la direzione del maestro Daniele Gatti, impegnata nella Decima Sinfonia di Mahler.
Speciale per lo stesso ensemble e per l’intera città, visto che è la prima volta che l’ultima sinfonia del compositore austriaco viene eseguita integralmente alla Scala. Rimasta incompiuta per la morte del musicista, avvenuta nel maggio del 1918, la Decima venne completata negli anni Sessanta dal musicologo inglese Deryck Cooke con il consenso di Alma Mahler.
Stasera alle 20.00 ci sarà la prima esecuzione assoluta, cui seguiranno le repliche di venerdì 14 e domenica 16 febbraio, sempre alla stessa ora (la durata è di 80 minuti).

Dal palco del quarto settore – da cui avevo un’ottima visuale sull’intero teatro mentre la voce del maestro arrivava soltanto a sprazzi – ho potuto percepire solo frammenti di indicazioni date agli orchestrali. «Un pianissimo è un pianissimo…», «Cambiate suono, cambiate suono…» e l’invito ad ascoltare maggiormente i colleghi, senza limitarsi a eseguire in autonomia quanto riportato dallo spartito davanti a loro. Posso solo immaginare il carico di responsabilità che grava sulle spalle del direttore e di ciascuno dei componenti della Filarmonica!
Soprattutto nei primi movimenti Gatti ha interrotto spesso l’esecuzione, per esplicitare verbalmente le proprie indicazioni. Riguardo alla battuta 13 ha detto ai primi violini: «qui è molto carnoso, parte di slancio». Alla numero 26, rivolgendosi invece alla prima tromba, «un po’ più forte», mentre più avanti, alla battuta 29, si è soffermato sul problema di andamento. L’ascolto è risultato dunque un poco frammentato, in cambio però di utili informazioni sull’ascolto dell’intera sinfonia.
Intanto, dall’alto del mio palco quasi centrale, avevo modo di osservare la sottostante platea divisa in due non solo dal corridoio di passaggio, ma soprattutto dal divario generazionale: davanti i capelli bianchi – quando ancora presenti -, dietro i ragazzi delle scuole.
Ho potuto constatare l’alta percentuale di schermi di smartphone accesi su videogiochi e app varie. Certo, Mahler non è tra gli autori più accessibili a un pubblico di non esperti, tra i quali rientra senza alcun dubbio il sottoscritto, venuto però di sua spontanea volontà per imparare e non “invitato” da qualche professore.
Molto malinconico, quando non funereo, il quinto e ultimo movimento, con i colpi secchi di tamburo e il flauto solitario accompagnato dai violoncelli. Al termine dell’esecuzione il maestro Gatti ha ringraziato l’orchestra per il lavoro fatto non soltanto oggi, ma anche in queste settimane di collaborazione, ricordando gli impegni con il Falstaff di Verdi (in cartellone tra il 16 gennaio e il 7 febbraio). «Tranquilli e in bocca al lupo per stasera!» ha detto salutando gli orchestrali, prima di lasciare il podio.
Mercoledì 12 e giovedì 13 febbraio Gatti sarà a Dresda per ricordare gli ottant’anni del bombardamento della città dirigendo il Requiem di Verdi alla Semperoper.
Saul Stucchi
Teatro alla Scala
via Filodrammatici 2
Milano
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