Ieri notte ho assistito al Piccolo Teatro Studio Melato di Milano allo spettacolo Sogno di una notte di mezza estate (commento continuo) per la regia di Carmelo Rifici, una prima assoluta che ha debuttato lo scorso 30 novembre (saltata la data di venerdì 29 causa sciopero) e che rimarrà in cartellone fino a domenica 22 dicembre.

È stato il terzo capitolo della mia personale tetralogia scespiriana di questa settimana. L’ha aperta lunedì il concerto Shakespeare by Henry Purcell della Filarmonica di Milano diretta da Federico Maria Sardelli, con il Coro Universitario Ghislieri di Pavia, sempre allo Studio. Splendido!
A seguire, ieri sera, nel Chiostro Nina Vinchi del Teatro Grassi, ero tra il pubblico che ha apprezzato Music to hear, why hearts thou music sadly?, un incontro/concerto con l’attore Alberto Pirazzini, il soprano Paola Camponovo e il pianista Alfredo Blessano. Incantevole, oltre che istruttivo. Sia detto tra parentesi, il Piccolo dovrebbe moltiplicare questi eventi, regolando però meglio la tempistica: ho dovuto correre per arrivare in tempo allo Studio (anche se ovviamente lo spettacolo non è iniziato alle 19.30, come da programma).
Doppio sogno
Che dire invece di questo Sogno? Una breve notte di fine autunno non mi ha permesso di giungere a una conclusione univoca. Qualcosa mi è piaciuto, qualcos’altro non mi ha convinto, non del tutto per lo meno. Iniziamo col dire che questo Sogno è per metà di Shakespeare e per metà di Riccardo Favaro che affianca all’originale un Commento continuo, un contrappunto, così che ne origina una commedia degli inganni piuttosto noir.
Se già in Shakespeare c’è tantissimo o pressoché tutto, con questa operazione il testo moltiplica gli spunti e i motivi di riflessione, in primis sull’amore.

In attesa della maratona su La montagna incantata di Archivio Zeta a Bologna, prevista per marzo 2025, sto rileggendo il romanzo di Thomas Mann al ritmo di cinque pagine al giorno. Tra i testi che lo innervano, dal Faust di Goethe alle fiabe dei Fratelli Grimm, tutt’altro che secondario è proprio il Sogno del Bardo.
E allora ho subito pensato al ciclo di conferenze tenute per gli ospiti del sanatorio Berghof dal dottor Krokowski, dal titolo “L’amore come potenza patogena”. Ecco: le coppie di innamorati della commedia, e quanti ruotano attorno a loro, manifestano la potenza – deleteria, ma infine salvifica – dell’amore.
Testo-mondo
Caricando i toni, più volte fino al parossismo, per tre ore gli interpreti si urlano addosso, si rincorrono, si scontrano e si fanno del male, non solo a parole. In un’Atene che è il regno del patriarcato allo stato puro, l’amore è malattia che mette in crisi i singoli e minaccia l’ordine.
Dal libretto di sala prendo queste considerazioni del regista:
Il testo tutto ingloba e tutto stravolge, ravvivando delle ritualità di cambiamento che sono oramai assoggettate a un unico, consolatorio, orizzonte: il primato della città sul bosco, addomesticare la natura, controllare la paura. L’illusione che il Sogno suggerisce, malgrado tutto, è che si possa sempre interpretare il mondo, nelle sue formali rappresentazioni, come un luogo di riso, di fraintendimento, di generico gaudio: nulla di più distante dalla poetica di Shakespeare, io temo”.
Come dicevo sopra, c’è tantissimo in questo spettacolo. Riferimenti ad altre opere di Shakespeare, a partire dal Macbeth, in questo “inverno dello scontento infinito”. Spruzzate d’ironia, come l’utilizzo delle note della Suite per Orchestra n. 3 in Re maggiore di Bach per introdurre una “spiega” alla SuperQuark o I sogni son desideri di Cenerentola.
Giovani promesse
Il testo è poi ricchissimo di sinestesie e di ossimori, mentre in scena succede di tutto e il metateatro si eleva di potenza, anche grazie allo specchio che fa da sfondo e trasforma gli spettatori del nostro Globe in interpreti (“la verità sta nello specchio”).
Bellissimi i costumi di Margherita Baldoni. Fondamentale la colonna sonora, in gran parte eseguita dal vivo. E qui non posso che elogiare il talento come percussionista di Edoardo Sabato, quando non è impegnato nel ruolo di Egeo.
Tutti i componenti della compagnia – giovani attrici e attori che si sono diplomati alla Scuola di Teatro “Luca Ronconi” sotto la guida di Rifici – mi sono parsi molto validi.
Non solo per alcune scelte scenografiche e per la presenza in prima fila, tra il pubblico, di Federica Rosellini, più e più volte durante lo spettacolo ho ripensato all’Hamet di Latella. E anche questo è uno spunto di riflessione che lascio ai lettori, ma soprattutto agli spettatori.
A chiudere il mio quartetto scespiriano sarà, questa volta al Teatro Franco Parenti, Offelia Suite (sì, Offelia con due F), tratto dal testo Offelia di Luca Cedrola (Nardini Editore), con adattamento drammaturgico e regia di Graziano Piazza. In scena Viola Graziosi.
Saul Stucchi
Foto di Masiar Pasquali
Sogno di una notte di mezza estate
(Commento continuo)
di William Shakespeare / Riccardo Favaroregia Carmelo Rifici
scene Paolo Di Benedetto
costumi Margherita Baldoni
luci Manuel Frenda
cura del movimento Alessio Maria Romano
musiche Federica Furlani
assistente alla regia Ugo Fiore
con Giacomo Antonio Maria Albites Coen, Andrea Bezziccheri, Agnese Sofia Bonato, Clara Bortolotti, Stefano Carenza, Bianca Castanini, Simone Pietro Causa, Giada Francesca Ciabini, Miruna Cuc, Simona De Leo, Silvia Di Cesare, Daniele Di Pietro, Marco Divsic, Ion Donà, Ioana Miruna Drajneanu, Cecilia Fabris, Joshua Isaiah Maduro, Pasquale Montemurro, Sofia Amber Redway, Edoardo Sabato, Caterina Sanvi, Pietro Savoi, Simone Severini, Lorenzo Vio
produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
Informazioni sullo spettacolo
Dove
Piccolo Teatro StudioVia Rivoli 6, Milano
Quando
Dal 29 novembre al 22 dicembre 2024Orari e prezzi
Orari: da martedì a venerdì 19.30domenica 16.00
lunedì riposo
sabato 7 e domenica 8 dicembre riposo
Durata: 220 minuti con un intervallo
Biglietti: intero platea 40 €; intero balconata 32 €