Chiude il prossimo 3 febbraio la bella mostra Akbar. Il grande imperatore dell’India, allestita nelle sale del Museo Fondazione Roma a Palazzo Sciarra, nel cuore della capitale. Il percorso espositivo è introdotto dal film storico sulla vita del protagonista Jodhaa Akbar del regista Ashutosh Gowariker (2008) che aiuta a immergersi nelle atmosfere orientali e propone il paragone tra cinema e miniatura come mezzi di comunicazione e insieme di propaganda e di arte. Si snoda poi in cinque sezioni che hanno il compito di illustrare (è proprio il caso di dire) il meraviglioso mondo della corte Moghul; la città tra urbanistica e ambiente; le arti e l’artigianato; la guerra e la caccia; la religione e il mito. Naturalmente l’attenzione è focalizzata su di lui, Jalaluddin Muhammad, terzo imperatore della dinastia Moghul, tanto importante da meritarsi il soprannome di Akbar ovvero “il più grande”, l’attributo di Dio più usato nel mondo islamico.

Nella miniatura dedicata alla nascita del primogenito Salim nel 1569, tratta dal Libro di Akbar realizzato attorno al 1590-5, si nota un andamento spiraliforme nella composizione, procedente dall’alto verso il basso che ritroveremo in altre opere: la nascita dell’erede, il bagnetto, l’apertura di una porta su un cortile in cui dei musici suonano scatenati e, nell’ultimo registro, un’altra porta che si apre per annunciare la lieta novella, accolta con scene di giubilo. Ma eccolo “Il più grande”, ritratto a cavallo accompagnato da un portastendardo, mentre accanto lo ritroviamo con un gioiello da turbante, ingrigito e un po’ ingobbito.
Anche nell’opera che raffigura il fondatore della dinastia, Babur (1483-1530), mentre celebra la nascita di Humayun (1508-1556), padre di Akbar, si può notare la porta aperta in basso a sinistra per annunciare l’evento. Le miniature sono tutte da gustare, dettaglio per dettaglio, prestando per esempio attenzione al costume Jama (antenato del nostro pigiama), incrociato a destra o a sinistra in base al fatto che a indossarlo fosse una persona di fede musulmana o indù. Ma anche gli altri oggetti selezionati dal curatore Gian Carlo Calza sono incredibili e con sapienza vengono messi in risalto dall’allestimento di Cesare Mari. Una teca spettacolare espone una coppia di teste di leoni, in prestito dal Museo dell’Arte dell’Asia orientale di Colonia: l’accorta disposizione di specchi permette di ammirarne anche la parte posteriore e il gioco di riflessi che si crea. Nella sala centrale sono invece esposti cofanetti, armadietti, scatole e tavoli, mentre al centro è posizionato un sontuoso tappeto di lana e cotone con la raffiugurazione di coppie di uccelli in un paesaggio, prodotto a Lahore attorno al 1600.

Nella miniatura con L’entrata nel forte di Ranthambhor nel marzo 1569, opera di La’l per la composizione e di Shankar per il dipinto, ritroviamo, ben evidente, l’andamento a zigzag che conferisce un’idea di movimento e di profondità spaziale alla composizione. Accanto è esposta l’illustrazione con l’esecuzione per impiccagione di Shah Abu’l Ma’ali a Kabul nel 1564, appartenente allo stesso Libro di Akbar (Akbarnama) della precedente. Chi era costui? Al servizio del padre di Akbar, aveva mostrato di non gradire la successione di questi al trono e aveva tentanto di farlo fuori prezzolando un attentatore che però era riuscito soltanto a ferire l’imperatore.
Una delle sezioni più belle è quella dedicata ai temi della guerra e della caccia, dove sono esposte armi come il pugnale a spinta (katar) con fodero e puntale (dalla Collezione al-Sabah del Kuwait, già esposto nella splendida mostra a Palazzo Reale a Milano). I pezzi sono prestati da musei di mezzo mondo, da Londra a New Delhi, passando da Firenze (Museo del Bargello) e Copenaghen. Nelle miniature qui esposte ritornano spesso gli elefanti, come per esempio nell’illustrazione dell’avventura di Akbar con l’elefante Hawa’i o in quella che mostra elefanti addestrati che uccidono i seguaci di Khan Zaman e puniscono Mirza Rezavi di Mashhad; in un’altra vediamo Babur a caccia (su elefante) di rinoceronti presso Bigram (Peshawar). La recente visita del Museo Guimet di Parigi (qui potete leggere la recensione della mostra dedicata al tè) mi ha permesso di scoprire che la caccia nelle corti orientali era una moda fortemente influenzata dall’usanza occidentale, a conferma della bidirezionalità degli scambi, non soltanto commerciali, ma anche culturali (consiglio a questo proposito la visita della mostra sulla Via della Seta al Palazzo delle Esposizioni, sempre a Roma).

L’ultima sezione si concentra sulla religione e qui sono raccolte le miniature più curiose, come quella che rappresenta la trasformazione dell’oceano di latte in burro da parte di dèi e demoni asura, tratta dal Libro della Guerra (Razmnama) o quelle raffiguranti la Sacra famiglia, la Crocifissione, l’incontro di Gesù con la Samaritana. Akbar era interessato a tutte le forme di religione e organizzava incontri periodici in cui metteva a confronto gli esponenti delle varie fedi, ben deciso a fare di quella molteplicità un punto di forza e non un motivo di divisione nel suo impero.
Saul Stucchi
Akbar. Il Grande Imperatore dell’India
Fino al 3 febbraio 2013
Museo Fondazione Roma
Palazzo Sciarra
Via Marco Minghetti 22Roma
Orari: tutti i giorni tranne il lunedì dalle 10.00 alle 20.00.
Biglietti: intero 10 €; ridotto 8 €
Catalogo: Skira
Informazioni e prenotazioni:
tel. 06.39967888
www.fondazioneromamuseo.it
Didascalie:
Keshav Kalan (composizione) e Dharmdas (dipinto)
La nascita di Salim nel 1569
Illustrazione dal Libro di Akbar (Akbarnama)
1590-95 ca.; inchiostro acquerello opaco e oro su carta; 37,4 x 24,7 cm
Londra, Victoria and Albert Museum
Coppia di teste di leoni
Seconda metà del XVI sec.
Bronzo dorato; 37 x 31 cm
Colonia, Museum für Ostasiatische Kunst
Basawan (composizione attr) e artista sconosciuto
L’ avventura di Akbar con l’elefante Hawa’i
Illustrazione dal Libro di Akbar (Akbarnama)
1590-95 ca.; Inchiostro, acquerello opaco e oro su carta; 37,5 x 23,4 cm
Londra, Victoria and Albert Museum