
Born Somewhere, nati da qualche parte, è una storia di bambini, dall’Iraq povero e in guerra fino all’America più ricca e opulenta. L’autore è Francesco Zizola, uno dei più grandi e importanti fotoreporter italiani, primo italiano vincitore del World Press Photo, da anni impegnato nel tentativo di raccontare l’infanzia in tutte le sue sfaccettature e nelle sue piccole e grandi tragedie.
Il reportage esposto in questi giorni presso le sale del Museo di Roma è un lavoro di lungo corso, partito nei primi anni novanta, che ha visto Zizola impegnato su diversi fronti, a partire dalle fotografie scattate nelle favelas nel ’92 fino al 2004. La maggior parte di queste è diventata una cosa a sé, singole pubblicazioni, magistralmente riassunte da Born Somewhere, la quale può essere considerata una summa estrema delle centinaia di storie analizzate dal fotografo.

Storie di bambini di strada, come quelle raccolte in Africa tra i piccoli malati d’Aids, o dei figli della guerra, testimonianze di un’infanzia derubata e violata, ma non solo. Quelle analizzate da Zizola sono anche le storie dei bambini dei paesi cosiddetti sviluppati, nel loro rapporto con la società dei consumi. Cosi, accanto alle immagini delle menomazioni dei piccoli iracheni si possono ritrovare le immagini dei baby attori di Hollywood, vittime di un arrivismo sociale che li costringe a diventare adulti fin troppo presto nel tentativo di assecondare genitori insoddisfatti nelle proprie aspirazioni.
Su di loro si posa lo sguardo di Zizola, con rispetto e senza cinismo, attento a cogliere i momenti più intimi o dolorosi senza tuttavia scadere nel retorico, in una prospettiva più ampia in cui si coglie ciò nonostante una critica più grande e profonda a un intero sistema di valori. La storia raccontata attraverso episodi globalmente irrilevanti, attraverso gli sguardi dei testimoni più piccoli e indifesi, che arrivano come schiaffi alla coscienza di chi guarda.
Simona Silvestri
La mostra è visitabile fino al 10 settembre presso il Museo di Roma in Trastevere