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Voi siete qui: Fotografia » L’invasione di Koudelka

20 Giugno 2008

L’invasione di Koudelka

A Milano lo spazio espositivo di Forma, Centro Internazionale di Fotografia, ospiterà fino al 7 settembre una mostra davvero imperdibile. Si tratta di Invasione Praga 68, dedicata alle eccezionali immagini che scattò giusto quarant’anni fa l’allora appena trentenne Josef Koudelka, da tempo considerato tra i più importanti fotografi del mondo. L’eccezionalità dell’evento sta nel fatto che per la prima volta viene presentato al pubblico l’intero reportage sull’invasione sovietica della Cecoslovacchia e il nostro paese può vantarne l’anteprima.
All’entrata della sala è affisso il testo del proclama del Comitato Centrale del Partito Comunista Cecoslovacco, drammatica introduzione alle immagini del celebre fotografo che in verità parlano da sole. In una delle prime vediamo per esempio una motocicletta che procede su una carreggiata vuota, mentre in direzione opposta avanza una colonna di carri armati. In quel momento c’era ancora libertà di movimento e il motociclista pare approfittarne, quasi per rivendicare la propria autonomia e un sovrano disinteresse nei confronti di quello che succedeva a pochi metri da lui. In un’altra immagine sette persone si sono fermate lungo una via, addossate a un muro con delle saracinesche abbassate. Guardano tutti nella stessa direzione; l’uomo al centro indossa un impermeabile, mentre la ragazza più a destra calza delle ciabatte infradito. Basta questo particolare a ricordare che la fulminea invasione avvenne nell’agosto del 1968. Per la precisione iniziò il 21 agosto: all’alba di quel giorno Koudelka scese in strada seguendo i Praghesi, “armato” della sua macchina fotografica con la quale iniziò immediatamente a immortalare quello che avveniva davanti a lui. “Mi sono trovato davanti a qualcosa più grande di me. Era una situazione straordinaria, in cui non c’era tempo di ragionare, ma quella era la mia vita, la mia storia, il mio Paese, il mio problema”, ha detto il fotografo.
Colpiscono i vestiti della popolazione praghese: appaiono inevitabilmente demodé dopo quarant’anni, ma non è possibile individuare una sola persona che non sia vestita più che dignitosamente. Ci si accorge anche che alcune tra le prime immagini sono mosse. Lo stesso fotografo, durante la presentazione alla stampa della mostra, ha ricordato i momenti di terribile confusione che seguirono l’arrivo in città delle truppe del Patto di Varsavia. “Al primo giorno – ha detto, parlando in un irresistibile mix di italiano e spagnolo – abbiamo pensato che era solo un misunderstanding”. Ci volle poco però per capire che non si trattava di una semplice incomprensione e che i soldati alleati erano venuti per spegnere la primavera di Praga.
Una delle foto più belle raffigura un ragazzo con un braccio alzato, a comporre la diagonale che taglia in due l’immagine. Sta urlando qualcosa a dei soldati seduti su un carro armato. Quello col volto visibile, ha uno sguardo tra lo scocciato e il corrucciato. Sembra esprimere il fastidio di essere lì e allo stesso tempo la necessità di obbedire a un ordine superiore. Le foto di Koudelka riescono a giungere clandestinamente negli Stati Uniti, da dove iniziano a fare il giro del mondo. Ma il loro autore non può rivelarne la paternità, per salvaguardare la propria vita. Vennero così pubblicate anonime, con la semplice dicitura “fotografo praghese” (Photography by P.P.). Nel maggio del 1970 Koudelka lascia la Cecoslovacchia con un visto di tre mesi, alla cui scadenza non rientra in patria. Solo vent’anni dopo, nel 1990, ritornerà nel suo paese d’origine.
Un’altra immagine raffigura un muro sul quale qualcuno ha scritto “Rusove tahnete domo”: non occorre conoscere il ceco per indovinare che significa “Russi andatevene a casa”. Gli organizzaotori hanno preparato due interi pannelli che riportano altre scritte, di questo tenore: “Proletari di tutto il mondo, andatevene”, “1945 liberatori – 1968 occupanti”, “socialismo sì, occupazione no”, “temevamo l’occidente, ci hanno attaccato dall’oriente”.
L’equiparazione tra comunismo e nazismo spunta sovente dalle immagini. La svastica compare all’interno della stella sovietica, dipinta su un vagone accanto al cartello con l’indicazione “Mosca 1800 km”; in un’altra foto un carrista la cancella dalla fiancata del suo mezzo.
In moltissime foto predomina un denso fumo che si leva dai carri armati dati alle fiamme; in altre colpisce la curiosità dei Praghesi, assiepati sugli spalti del castello, sul tetto di un autobus, alle finestre di un palazzo. La rivolta è generalizzata: centinaia di giovani siedono per terra nelle piazze; in una foto un signore anziano, con tanto di berretto, scaglia un sanpietrino contro un carro armato, senza posare la valigetta di pelle che stringe nella mano sinistra.
In un’altra immagine molto significativa una ragazza (o un ragazzo, non si capisce), è seduta di spalle su un marciapiede. Indossa un giaccone sul quale è stato disegnato il simbolo del bersaglio, proprio come faranno trent’anni dopo i ragazzi della Belgrado bombardata dalla Nato.
Passano gli anni e cambiano i modi e i mezzi con cui raccontare gli avvenimenti tragici che sconvolgono il mondo, ma c’è sempre, da qualche parte, un bersaglio nel centro del mirino.
L’esposizione è stata realizzata in collaborazione con Magnum Photos ed è accompagnata da un volume omonimo edito da Contrasto.

Didascalie:
Senza titolo
© Josef Koudelka / Contrasto/Magnum Photos

Viale Vinohradskà presso la Radio cecoslovacca
© Josef Koudelka / Contrasto/Magnum Photos

Josef Koudelka
Invasione. Praga 68

Fino al 7 settembre 2008

FORMA Centro Internazionale di Fotografia
Piazza Tito Lucrezio Caro, 1
Milano
www.formafoto.it

Orari: tutti i giorni dalle 11.00 alle 21.00; giovedì e venerdì dalle 11 alle 23. Chiuso il lunedì
Biglietto: intero 7,50 €; ridotto 6 €
Info: tel. 02.58118067

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