In biblioteca prenoto sempre diversi libri contemporaneamente. Li prenoto e attendo che arrivino. E, guarda caso, arrivano sempre tutti insieme. Così da un paio, i libri caricati sulla tessera, in un solo colpo, diventano sei, sette, otto… La lista dei prestiti si allunga, la pila di libri sul comodino cresce. Spesso ne riconsegno la metà senza averli letti. Perché non ho avuto tempo, perché nel frattempo ne ho recuperati altri che ho subito iniziato.
Eppure non riesco a togliermi questo “vizio”, se così si può chiamare: sono sempre alla ricerca di consigli libreschi, che poi prendo in prestito in biblioteca (l’utilità del servizio pubblico!). Sono solitamente libri di recente pubblicazione o titoli consigliati da persone di cui mi fido, autori, autrici e case editrici che seguo sui social.

In una delle ricche tornate di prestiti di inizio 2024, ho recuperato Non mentirmi dello scrittore francese Philippe Besson (pubblicato nel 2018 da Guanda) perché consigliato da qualcuno sui social. È rimasto lì, sul comodino, senza essere considerato, per un mese, fino alla scadenza del prestito. Lo leggo o lo riconsegno senza averlo letto? Questo è il dilemma!
I libri che devo e/o vorrei leggere intanto si sono moltiplicati e sono tentata di lasciar perdere. Ma quel titolo, Non mentirmi, e il volto in copertina mi incuriosiscono, anche per il solo fatto di non ricordare a chi io abbia “rubato” il consiglio (lo ammetto, non lo ricordo!). Il libro, peraltro, è piuttosto breve, solo 155 pagine, dunque rinnovo il prestito e decido di dargli una chance. Ottima decisione, Ilaria!
Da piccolo, mia madre mi ripeteva sempre: Non mentirmi, smettila di raccontare bugie. Ero bravissimo a inventare storie, così bravo che lei non sapeva più distinguere il vero dal falso. E della mia capacità di mentire ho fatto un lavoro: sono diventato uno scrittore. In questo libro, però, ho deciso di obbedire a mia madre: dire la verità. Per la prima volta…”
Una verità che Philippe Besson racconta in un libro che non era stato programmato. Una verità nascosta, segreta, custodita a lungo, che trova voce a distanza di anni, e ha un nome: Thomas.
Lo scrittore si trova nella hall di un hotel a Bordeaux, intento a rispondere alle domande di una giornalista in merito al suo ultimo romanzo, Come finisce un amore. Le domande sono poco impegnative, le risposte escono quasi automatiche, tanto da permettergli di guardarsi attorno, di osservare la gente, che va e viene in quello spazio condiviso, di fantasticare sulle loro vite. A un tratto un uomo giovane che sta per uscire dall’albergo attira la sua attenzione. Un’immagine che non può esistere, che lo fa scattare, facendogli dimenticare tutto il resto.
[…] è come se non avessi incertezze su quel volto, come se sapessi che aspetto ha quell’uomo, e lo ripeto: è impossibile, letteralmente impossibile, eppure pronuncio un nome, Thomas, o meglio lo grido.”
Così insegue quel giovane, che non si è fermato sentendolo gridare, lo raggiunge. Non è Thomas, ma Lucas, suo figlio. Guardandolo, Philippe torna indietro nel tempo, al 1984, quando i suoi occhi incrociarono per la prima volta quelli di Thomas Andrieu.
Sono passati tanti anni e ora si trova di fronte a quel figlio, di cui non conosceva l’esistenza. Una conversazione veloce, non priva di imbarazzo, in cui viaggiano, con i ricordi, le informazioni su quel Thomas di cui Philippe ha perso le tracce e di cui ignora tutto: il trasferimento in Spagna, il matrimonio, la nascita di Lucas. Tanti cambiamenti concentrati in una sola estate, quella in cui si sono separati e in cui Philippe pensava di averlo perso. Sbagliandosi.
“Perché tu te ne andrai e noi resteremo.”
Un allontanamento dovuto, e non voluto. Loro, Philippe e Thomas, così diversi, così lontani l’uno dall’altro, eppure legati da un sentimento incontrollabile: l’amore. Un amore adolescenziale vissuto con passione, con desiderio e al tempo stesso con discrezione e attenzione, per mantenerlo segreto, al riparo dagli sguardi indiscreti di chi li circonda.
“C’è la follia di non potersi mostrare insieme […]. Follia di non poter mostrare la propria felicità.”
I due giovani arrivano così a nascondere a loro stessi l’amore che provano e che li lega, incapaci di ammettere quanto quel sentimento sia profondo, convinti che ciò che non viene detto non esiste nella realtà. Ma possono un segreto, un addio e una separazione cancellare tutto?
Nelle ultime pagine emerge il senso di questo romanzo, della verità che Philippe Besson, fra passato e presente, ricordi e nostalgia, per la prima volta, decide di raccontare. Una verità che non appartiene tanto a lui quanto a Thomas Andrieu, al quale dedica il suo testo.
Una storia bellissima e toccante, fra luci e ombre, in cui il tempo si annulla e l’amore prova ad avere la sua rivincita, anche quando sembra essere (o forse è) troppo tardi.
“È stato amore, chiaramente. E domani sarà un grande vuoto.”
Besson scrive per sé, scavando dentro il cuore e nei suoi ricordi. Così scrive anche per noi, facendo diventare Non mentirmi uno dei da leggere. Per non avere paura di noi stessi. Per non avere paura dei propri sentimenti. Per non aver paura di condividere il viaggio con chi ci rende felici. Per imparare a dire la verità.
Ilaria Cattaneo
Philippe Besson
Non mentirmi
Guanda
Collana Narratori della Fenice
2018, 160 pagine
16 €