Sarà proiettato nelle sale italiane soltanto oggi, martedì 30, e domani mercoledì 31 gennaio, il docufilm Il bacio di Klimt, diretto da Ali Ray (come sempre, l’elenco delle sale è disponibile sul sito di Nexo Digital). È il titolo che dà avvio alla programmazione 2024 della Grande Arte al Cinema di Nexo Digital.
Si apre sull’oro bizantino delle opere del pittore austriaco (1862 – 1918) e per tutta la durata del lungometraggio non verrà mai meno nello spettatore lo stupore per la ricchezza di dettagli di quei capolavori. Protagonista assoluto è uno di essi, forse il più celebre, appunto Il bacio, realizzato attorno al 1908, vera icona della modernità.

Opera tanto preziosa quanto costosa (25 mila corone), può essere considerata la parte più splendente e sfarzosa di una delle due facce della Vienna a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Secolo Breve. L’altra faccia della medaglia era la crisi economica che attanagliava la capitale. Ma l’arte godeva di uno dei suoi momenti più fulgidi. Palazzi, edifici e teatri venivano decorati e affrescati. Gustav e suo fratello minore Ernst (che sarebbe morto non ancora trentenne nel 1892) parteciparono ai lavori per la decorazione del Burgtheater, il teatro di corte di Vienna.
La macchina da presa si sofferma sui dettagli del ciclo realizzato da Gustav sulle arcate della scalinata del Kunsthistorisches Museum. Finirono invece distrutti nel 1945 i Quadri delle facoltà, dipinti tra il 1899 e il 1907 per decorare il soffitto dell’Aula Magna dell’Università.
Ma torniamo al capolavoro protagonista del documentario: cosa rappresenta Il bacio? L’amore? La celebrazione della natura? Quel che è certo è che irradia emozioni e spiritualità. Molteplici sono le fonti d’ispirazione alle quali ha attinto l’artista, dalla mitologia antica all’arte giapponese, passando per le icone bizantine e l’arte medievale.
Rispetto ad altri titoli della fortunata serie della Grande Arte al Cinema, Il bacio di Klimt si sofferma su un numero più contenuto di opere. Questo perché i capolavori scelti meritano di essere perlustrati centimetro per centimetro, tessera per tessera come nei mosaici ravennati (che infatti sono tra le fonti d’ispirazione di Klimt).

A fare da corona a Il bacio c’è una selezione di opere celeberrime che hanno punteggiato la storia (e contribuito al successo mondiale) della Secessione viennese. Il Fregio di Beethoven – le cui immagini sono accompagnate naturalmente dalla Nona sinfonia – e Pallade Atena, Giuditta – che da eroina biblica si trasforma in donna moderna che spinge fuori dal quadro la testa spiccata di Oloferne – e i progenitori Adamo ed Eva.
E poi i disegni, moltissimi dei quali raffiguranti donne in posizioni e atteggiamenti esplicitamente erotici. Le donne dell’artista, dalla madre alle modelle e alla compagna (e amante?) Emilie Flöge, costituiscono un capitolo fondamentale della vita di Klimt e dunque hanno il loro spazio nel docufilm.
Uno spazio è dedicato anche alla mostra temporanea che si è tenuta al Belvedere di Vienna l’anno scorso, intitolata Klimt. Inspired by Van Gogh, Rodin, Matisse… L’esposizione metteva in dialogo l’artista austriaco con altri maestri europei, avvicinando alcun sue opere come il Ritratto di Johanna Staude a tele come La ragazza con gli occhi verdi di Matisse, prestata dal Museo di Arte Moderna di San Francisco. Senza dubbio è uno dei capolavori del pittore francese, ma probabilmente non avete sul frigorifero un magnete con la sua riproduzione, come invece capita a chi scrive per Il bacio di Klimt.
Saul Stucchi
IL BACIO DI KLIMT
30 e 31 gennaio 2024
Prossimi appuntamenti con La Grande Arte al Cinema:
- 12 e 13 marzo 2024
Uomini e dei. Le meraviglie del Museo Egizio - 9 e 10 aprile 2024
Hopper. Una storia d’amore americana