• Passa alla navigazione primaria
  • Passa al contenuto principale
  • Passa alla barra laterale primaria
  • Passa al piè di pagina
  • Luoghi
    • Italia
    • Europa
    • Mondo
    • A letto con ALIBI
  • Mostre
    • Arte
    • Fotografia
    • Storia
  • Spettacoli
    • Teatro & Cinema
    • Musica & Danza
  • Biblioteca
  • Interviste
  • Egitti

Alibi Online

Voi siete qui: Biblioteca » Da Neri Pozza “Infamia e biografia” di David Watkins

16 Gennaio 2024

Da Neri Pozza “Infamia e biografia” di David Watkins

Davanti al genere biografico siamo adusi a farci domande che pensiamo letterarie: quanto è possibile dire davvero una vita senza che la necessità di una costruzione formale, la parzialità del punto di vista, la diegesi arbitraria del racconto non ne inficino l’attendibilità, la verosimiglianza se non la possibilità stessa di una fattualità ontologica?

Ci avverte David Watkins in Infamia e biografia (Neri Pozza, 2023) che si tratta in prima istanza di problemi filosofici. “Un testo biografico non può che fornire una risposta approssimativa a una domanda che il biografo non pone, ma che aleggia in modo via via più percepibile sul bianco delle sue pagine e che potremmo formulare così: Che cosa resta di una vita?”

Per accennare a qualche possibile risposta, Watkins ricorre a un metodo genealogico, dunque parte da lontano, ovvio, dai greci. E ne viene che – lo mostrano chiaramente le Vite di Plutarco – la biografia assume da subito la fisionomia di un carattere esemplare: poco cale degli accidenti cronologici ma nel momento in cui l’autore decide di mettersi al lavoro è perché ha già in testa un’idea che ipostatizza una o più qualità del suo personaggio.

David Watkins, Infamia e biografia, Neri Pozza

È proprio il caso di dire personaggio, che, a differenza di quello romanzesco moderno non ha da spartire nulla con gli scarti, le distrazioni, i tempi morti e insignificanti della vita vera. Gli eroi plutarcheschi sono essenze platoniche. “Noi non scriviamo storie, ma vite” è l’assunto arcinoto che sta dentro il lavoro di Plutarco, che avoca a sé una serie di riflessioni aristoteliche sulla questione. Le storie coincidono con la storia, la quale è altro dalla poesia, la prima occupandosi del particolare, la seconda dell’universale.

Sopraggiunge così il paradosso di un genere, quello biografico coevo, che ignora o smorza i dati empirici, l’accuratezza delle fonti e l’esaustività dei fatti, per favorire la ricerca di un ethos, di un carattere. Come in un ritratto, in un dipinto, si vuol cogliere nel volto un’essenza, il segno del valore di una vita (questa equivalenza fra il pittore e il biografo – a suo modo poeta – nel libro torna spesso). Essenza che va letta nella correzione di Aristotele non come ingenuo apriori di una fortuna nativa, di un dono degli dei, ma quale effetto di un processo duraturo, manifestato nell’abitudine, di una educazione autoindotta alla virtù.

La ricerca e la relativa speculazione di Watkins coinvolgono l’età antica, la prossimità – date queste premesse – con l’agiografia cristiana, e lo iato decisivo con due nomi imprescindibili della modernità: Montaigne e Rousseau.

Lo scarto dai paradigmi iniziali si fa sempre più evidente man mano che, abbassandosi le pretese di santificazione, si scende su un piano meno edificante: non più uomini illustri da prendere a esempio ma vite qualsiasi, sottratte all’aura dell’idea, sporcate nella lotta concretissima fra insufficienze e virtù, o addirittura in assenza delle une e delle altre: uomini senza qualità ma individui empirici, accidentati, come tutti, nella congerie disarticolata e informe dell’esperienza. Persino nella versione dell’infame.

Il racconto dell’infamia sembrerebbe assicurarci, almeno parzialmente, di aver bucato la cappa dell’esemplarità. A meno che non sia quella, indistinta e auto-sabotante dell’uomo qualunque: Watkins non condivide del tutto la ricezione invalsa del Montaigne individualista, ripiegato su sé stesso e “assorto nel proprio soliloquio”.

Ai suoi occhi, lo scrittore francese innanzitutto e per lo più esprime una “indifferenza della vita”, l’aleatorietà di una vita – dunque, di tutte le vite. Riemerge fra le brume un orizzonte esemplare per assurdo, quello che investe la generica condizione umana.

Ma una chiusura del cerchio si salda più dura con Rousseau: se con l’altro scrittore francese, l’autore de Le confessioni condivide il disprezzo “per le sofisticherie dei dotti”, per la loro reticenza e ipocrisia (cui contrappongono “il coraggio del parresiasta”), se ne distacca nel rovescio di “un modello senza esempi”: infame sì, ma unico e originale.

Michele Lupo

David Watkins
Infamia e biografia
Neri Pozza
Collana La Quarta Prosa
2023, 144 pagine
17 €

Tweet
Share
0 Condivisioni

Archiviato in:Biblioteca

Barra laterale primaria

Articoli recenti

  • A Milano tornano “I giorni dell’ostinazione”
  • “Le armoniose stagioni” di Vivaldi al Conservatorio di Torino
  • “La più bella. La versione di Elena” di Brunella Schisa
  • Recensione del romanzo “Orbital” di Samantha Harvey
  • Da Miraggi “Pabitele”: i racconti di Bohumil Hrabal

Footer

INFORMAZIONI

  • Chi siamo
  • Contatti
  • Informativa privacy & Cookie

La rivista online

ALIBI Online è una rivista digitale di turismo culturale, diretta dal giornalista Saul Stucchi. Si occupa di mostre d'arte, storia e archeologia, di cinema e teatro, di libri di narrativa e di saggistica, di viaggi in Italia e in Europa (con particolare attenzione alle capitali come Parigi, Madrid e Londra). Propone approfondimenti sulla cultura e la società attraverso interviste a scrittori, giornalisti, artisti e curatori di esposizioni.

Copyright © 2026 · ALIBI Online - Testata giornalistica registrata al Tribunale di Milano; reg. n° 213 8 maggio 2009
Direttore Responsabile Saul Stucchi