In Corea il destino di una donna che subisce violenza è segnato, soprattutto se decide di denunciare. È quello che accade a Kim Jin-a protagonista del romanzo Un’altra donna (traduzione di Mary Lou Gialloreti e Hee Sun Moon per Elliot) della scrittrice sudcoreana Kang Hwa-gil.
Il romanzo è la storia di una donna, Jin-a, che giunta a Seul, a quasi trent’anni, inizia a lavorare per un’azienda. Qui conosce Lee Jin-seop, che oltre a suo superiore, è anche un uomo bellissimo, che ha carisma e spicca per gentilezza. E di cui la giovane donna s’innamora. E da cui è ricambiata.
Jin-a non si sente all’altezza di quell’uomo.
Poco dopo lui inizia a picchiarla, le stringe le mani attorno al collo, quasi la soffoca, e la costringe ad avere rapporti sessuali contro la sua volontà. La umilia. Se lei dice no, lui le tappa la bocca. Dopo lui piagnucola sciocchezze, come “Perché non fai che provocarmi?”.

Jin-a subisce violenza, perché crede di essere lei marcia e di rovinare un uomo tanto perfetto.
La giovane crede, infatti, di essere lei la causa delle violenze dell’uomo. Lui è un essere potente e forte, perché nella società coreana sarà colui che si occuperà di lei, che la renderà madre, completandola come donna. È questa la scusante che, sulle prime, porta Jin-a a perdonare Lee Jin-seop.
Una volta denunciato l’uomo, avvengono cose che non poteva immaginarsi: l’azienda è neutrale pubblicamente, in privato si schiera dalla parte dell’uomo: alla donna giungono telefonate e messaggi anonimi del tenore di “Muori stronza”; un’onda mediatica si scatena contro di lei sui social; il suo stesso capo la chiama per riferirle del danno d’immagine che la sua denuncia ha causato. Lee Jin-seop deve pagare una multa. Per lei non c’è alcuna possibilità di essere protetta.
Rinchiusasi in casa, nella mente di Jin-a riaffiora un ricordo. Risale a dieci anni prima, a quando viveva ad Anjin ‒ nella provincia del Jeolla settentrionale ‒ e si era legata a un ragazzo che l’aveva stuprata. Jin-a, non volendo rimanere da sola, poiché il ragazzo faceva parte dello stesso gruppo, non aveva denunciato lo stupro. (Cosa che si è ripetuta con una certa regolarità per quasi un anno).
Insieme a lei, anche un’altra ragazza, incappata in una situazione simile: Yuri, una collega dell’università che tutti i ragazzi chiamavano “aspirapolvere”, perché la reputavano «talmente sola e debole che è sempre pronta a spogliarsi».
Decisa a denunciare, Yu-ri aveva chiesto il suo aiuto, ma Jin-a non aveva avuto la forza di starle accanto. A Yu-ri capita la triste sorte di morire, poco dopo, in un incidente stradale. In questo incrociarsi di storie umane, la scrittrice Kang Hwa-gil procede per istantanee fulminanti in un personalissimo viaggio al cuore della violenza subita.
L’autrice si chiede tra le righe quanta paura, quanta solitudine ci sia per scorgere una carezza dietro uno strangolamento, un bacio dietro un morso, o del desiderio appassionato dietro uno stupro. Non sa rispondere, non c’è una sola risposta, del resto, a questo bisogno d’amore. Jin-a si sente sbagliata, diversa, fuori dagli schemi, bisognosa di attenzioni, qualsiasi esse siano e da chiunque arrivino.
Claudio Cherin
Kang Hwa-Gil
Un’altra donna
Elliot
Collana Scatti
2022, 296 pagine
18 €