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Voi siete qui: Biblioteca » “Prima che chiudiate gli occhi” di Morena Pedriali Errani

11 Dicembre 2023

“Prima che chiudiate gli occhi” di Morena Pedriali Errani

Prima che chiudiate gli occhi (Giulio Perrone Editore, 2023) è il romanzo di esordio della ventisettenne Morena Pedriali Errani. Un libro che colpisce al primo sguardo per la sua copertina, calda e colorata, con una donna di spalle, vestita con abiti tradizionali. Impossibile non rimanere affascinati da questa figura. Chi è?

Ma, personalmente, mi colpisce ancor di più per il titolo. Prima che chiudiate gli occhi è, infatti, un titolo che già di per sé contiene una storia, così diretto da sembrare quasi un ordine. Ma è una richiesta e una promessa allo stesso tempo, fatta ancora prima che ci sia un incontro e che si conosca. Una richiesta che arriva subito nelle prime pagine. Ascoltare per conoscersi e conoscere.

“Chi sei? […] Chiedo aiuto al vento. Non basta morire: devo raccontare, prima che la morte venga a prendersi tutto, prima che il plotone esegua l’ordine, prima che voi chiudiate gli occhi. E li chiuderete, ve lo prometto”.

Morena Pedriali Errani, Prima che chiudiate gli occhi, Giulio Perrone Editore

Prima di addentrarmi in questa storia, rifletto. Mi sento come tornata indietro nel tempo, quando da bambina, raggomitolata nelle coperte, mi preparavo ad ascoltare la storia della buonanotte, prima di addormentarmi, prima di chiudere gli occhi. Ma non sono sola. Non sono io, siamo noi, siamo quel voi a cui la nostra narratrice si rivolge, quelli pronti ad ascoltare una storia sconosciuta e parole nuove da custodire. Un voi che può e deve diventare sempre più grande, come una carovana.

“Eravamo tanti sinti e tante sintizze, una volta. Eravamo una kumpania, re e regine mendicanti e viaggiavamo per tutta l’Europa con il nostro circo delle meraviglie. Poi cos’è successo?”.

Siamo nel 1944. A raccontarci poi cos’è successo è una giovane ragazza, nata e cresciuta nel ventennio fascista, divenuta una sentinella partigiana. Per capire come sia arrivata a compiere questa battaglia torniamo indietro negli anni, con il suo racconto, fino al 1936.

“Svegliati, Jezebel! Svegliati!”

Così conosciamo – solo a pagina 28 – il nome di questa ragazza, al tempo bambina. Nel momento in cui la triste Storia, quella con la lettera maiuscola, inizia.

Jezebel fa parte di una famiglia sinta e circense. Il suo mondo è fatto di elementi naturali, di simboli e di rituali che vengono tramandati oralmente, di generazione in generazione. Jezebel conosce le sue radici sinte grazie al padre, una figura che attraversa l’intero racconto, fra ricordo, leggende – che spezzano la narrazione – presenza fisica e spirituale. Non ha una madre, ma una grande familia, quella della carovana e del circo che portano in giro per l’Italia, quel circo tanto desiderato dal loro primo capostipite Sinibaldo. Tutto potrebbe sembrare facile e allegro, una vita a girare e portare l’arte circense nelle piazze, ma loro sono Sinti. E i Sinti non sono italiani: loro sono stranieri.

“La legge dice che nessuno zingaro “straniero” può entrare nel Regno. Non so cosa significa “straniero”, non so se io lo sono, non sono nemmeno sicura di cosa sia un “regno”. Però so cosa significa “zingaro” e la bava alla bocca della polizia quando ce lo butta addosso, gli sguardi come pugnali delle persone, la paura bianca delle loro cornee quando ci vedono passare”.

Portare arte e musica nelle piazze del Regno significa anche camuffarsi, negare, rinnegarsi e nascondersi per evitare l’espulsione dal territorio.

Gli elementi naturali lasciano spazio a elementi concreti e storici. Solo i sogni e il vento continuano a essere una presenza costante. Il vento è la voce degli antenati: protegge, segue, rassicura, sussurra. Eppure qualcosa cambia, si percepisce la paura e la confusione della fuga, si sente il fiato farsi corto e il battito del cuore accelerare. Si corre veloce fra le pagine, così come corre veloce la nostra bambina, alla ricerca della libertà.

La vera tragedia sta per arrivare, il destino inizia a farsi spazio, con la persecuzione fascista e con la chiamata alle armi dei giovani ragazzi sinti, che seppur non italiani, in questo caso, come tali vengono trattati. Jezebel scappa con la sua famiglia, si nasconde, si dispera per il padre malato, che tenta di salvare a ogni costo, arrivando a sopportare terribili violenze.

In questa fuga conosce dolori e drammi di cui una bambina dovrebbe ignorare l’esistenza. Solo una cosa le è oscura: la guerra. Fino al suo incontro con Libero, che per primo gliela nominerà e gliene spiegherà il significato.

“Oggi Libero mi spiega la guerra. Me la spiega crudele, come solo lui sa essere, brusco e compunto, come se ci abbia preso gusto nel vedermi impallidire. Racconta cosa faranno ai sinti, fa pronostici sulla mia pelle. […] Non voglio sentire niente, voglio che i soldati non siano più reali e che non lo sia chi rimane ad aspettarli, ma lui sa ogni cosa. […] Io viaggiavo con i piedi, ma lui mi ha inseguita con le parole […].”

Libero è un giovane gagè, figlio di un gerarca fascista. Porta nella vita della ragazza la guerra, ma anche l’amore, quello che ti si incastra nella pelle. Per Libero, Jezebel è Fiamma. Un nome simbolico, un suono lieve, sfuggente, proprio come lei. Sfuggente, intoccabile, viva. Libero scrive, inserisce le parole e le persone in uno schema musicale. Jezebel cammina a piedi nudi, ascolta il vento, custodisce parole e segreti.

Guerra e amore. Parole e simboli. Pagine e vento. Gagè e sinta. Sono due mondi separati, che provano a stare insieme aiutati da un filo rosso attaccato al tralcio di una vite.

Quel filo, però, non basta e non tiene lontana la violenza, che da semplice minaccia irrompe prepotentemente nella seconda parte del libro. Il kampina è stato bruciato, Jezebel-Fiamma è riuscita a salvarsi grazie a Libero – che davvero libero non è – ma è rimasta sola. La persecuzione dei Rom e Sinti è in corso e lei deve salvarsi.

È il 1943, sono passati tre anni. Tre anni cercando il momento, nei boschi, in fuga dai suoi nemici. Jezebel aspetta che la guerra finisca, ma la guerra non finisce.

Sono passati tre anni. Tutto è cambiato. Lei è cambiata e con lei il suo linguaggio e i suoi pensieri. Jezebel è ora Fiamma, si è unita alla lotta partigiana, per difendere la sua gente, la sua familia. Sono passati tre anni. I fiori non crescono più, il vento non soffia, alla rosa sono stati strappati i petali.
Lo sterminio dei Rom e Sinti si è compiuto.

“Un petalo di rosa volteggia nel vento. È un attimo, io credo che possa continuare. […] Sposto gli occhi per guardarlo, ascolto il battito del mio cuore. Un petalo senza colori. Un petalo senza spine.”

Prima che chiudiate gli occhi è un romanzo che racconta le imprese e i gesti della Resistenza, quella della nostra giovane sentinella partigiana e di tante altre donne, che come lei hanno combattuto con coraggio per la libertà e per il loro popolo.

Morena Pedriali Errani, sinta, artista circense e attivista per le comunità romanì, scrive il suo primo libro in ricordo della nonna, a cui è dedicato, per restituirle ciò la vita e la malattia le hanno tolto.

“A Fiammetta Pedriali,
luce nell’abisso
e sangue nelle mie arterie,
sciukada blumo ando balval”

Attraverso le parole di Jezebel-Fiamma, l’autrice ricorda le radici della comunità sinta, la vita quotidiana delle kampine, i carrozzoni in movimento e portatori dell’arte circense in Italia. Accanto ai ricordi trova spazio la Storia della persecuzione di Rom e Sinti, spesso taciuta e nascosta. Nelle pagine che Morena Pedriali Errani scrive, le parole e il vento si uniscono contro la violenza, legati da un filo rosso.

“Nulla muore, Jezebel. Nulla muore quando è amato.”

Il libro è finito. Abbiamo ascoltato, abbiamo fatto ciò che ci è stato richiesto. La promessa è stata mantenuta. Ora possiamo chiudere gli occhi, custodire questa Storia e raccontarla a voi.

Ilaria Cattaneo

Morena Pedriali Errani
Prima che chiudiate gli occhi
Giulio Perrone Editore
Collana Hinc
2023, 260 pagine
18 €

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