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Voi siete qui: Biblioteca » Da Edizioni e/o “Whale” di Cheon Myeong-kwan

9 Dicembre 2023

Da Edizioni e/o “Whale” di Cheon Myeong-kwan

«Le storie», scrive lo scrittore coreano Cheon Myeong-kwan autore di Whale (traduzione di Rosanna De Iudicibus, Edizioni e/o), «sono un’esplorazione di una vita piena di ingiustizie». Il romanzo di Cheon esplora la vita segnata dall’ingiustizia di Chunhui, una donna di ventisette anni, che da nove giorni è fuori di prigione per un incendio doloso e omicidio di massa. Che forse non ha neanche commesso.

Il romanzo si apre con Chunhui, nella sua uniforme da prigioniera, in piedi tra mattoni carbonizzati e margherite. La donna muta è devastata dai ricordi di fornaci e fiamme; dal disprezzo degli operai per il suo corpo muto e ingombrante; e dal ricordo del patrigno, Mun, un uomo gentile che l’ha protetta e allevata.

Improvvisamente, la storia torna indietro. E ri-inizia molto tempo prima, con le vicende di «vecchia megera». La vita della vecchia donna è fatta da un breve e infelice matrimonio, un successivo stupro da parte di un «mezzo idiota» locale da cui alla fine ha una figlia, il suo odio per la figlia, alla quale in un impeto di rabbia trafigge un occhio con un attizzatoio. L’unica cosa che potrebbe salvare la donna dal dolore è la sua breve storia d’amore con un taglialegna, che però finisce, dopo che ha trovato l’uomo a letto con la figlia, ormai con un occhio solo. Madre e figlia si separano quando la prima vende la piccola a un apicoltore ambulante per due vasi di miele.

Cheon Myeong-Kwan, Whale, Edizioni e/o

Vent’anni dopo, la figlia con un occhio solo arriva al capezzale della vecchia morente, protetta da un minaccioso alone di api. Attratta dalle voci secondo cui sua madre ha accumulato una considerevole fortuna, la figlia non è però in grado di trovare il denaro, così spacca il cranio della vecchia megera. E se ne va a mani vuote.

Da qui il narratore passa a raccontare della madre di Chunhui, Geumbok, una giovane venticinquenne, le cui ambizioni fuori misura la vedono protagonista in gran parte del libro. Fuggita da un sonnolento villaggio natale e da un padre violento, Geumbok segue un pescivendolo ambulante fino alla costa. E proprio lì vede la balena (di cui si fa riferimento nel titolo), la cui presenza la perseguita per il resto della sua vita.

Ispirata da quella che le appare come una visione, Geumbok sfrutta le opportunità e riesce a diventare un’abile imprenditrice. Alla sua attività Geumbok accumula un elenco di amanti, alle volte, sinceri, altre, solo eccentrici: il gentile pescivendolo, il gangster sfregiato che genera nella donna l’amore per il cinema, o il muratore Mun, che costruisce la fabbrica di Geumbok a Pyeongdae. Il vero amore, però, Feumbok lo trova in Suryeon, un’ex-prostituta.

Geumbok, a un certo punto, decide di andare via dalla città costiera. Lungo la strada che la porta a Pyeongdae, Guembok dà alla luce una bambina: Chunhui.

A Pyeongdae, madre e figlia si trasferiscono nella casa abbandonata della «vecchia megera» di cui si parla all’inizio del romanzo. E la giovane donna apre un bar insieme a due artisti circensi gemelli e al loro elefante, Jumbo. I capitoli successivi svelano una serie di eventi spettacolari e riccamente immaginati: il miracoloso recupero della fortuna della vecchia megera; la rinascita economica di Pyeongdae e delle aree circostanti a seguito di un cessate il fuoco tra Nord e Sud; il progressivo abbandono di Chunhui da parte della madre; la scoperta da parte di Chunhui di saper parlare con l’elefante Jumbo; il ritorno in vita della vecchia megera; gli sforzi febbrili di Geumbok per assicurarsi il potere economico e legami con il regime.

Questi anni di prosperità, però, finiscono, quando la fabbrica di mattoni, misteriosamente, brucia. E il regime ha bisogno di trovare nella muta e incapace di difendersi Chunhui, l’artefice di un tale misfatto.

Whale di Cheon racconta le vite che cedono alle ingiustizie, a cui non è dato mai una qualche salvezza. Lo scrittore coreano, in modo apparentemente irregolare, guida i lettori lungo storie secondarie o apparenti scorciatoie, e li riporta lì dove tutto ha avuto inizio: la fabbrica di mattoni dove la donna scarcerata e sola Chunhui e la vita di sua madre, quella della vecchia megera si sono incrociate.

La voce narrante si fa alle volte ironica, altre rassegnata, spesso si dilunga in commenti meta-testuali sull’arte e sul valore della narrazione. In cui crede. Queste divagazioni precedono o seguono gli sviluppi più fantastici della narrazione. Perché, oltre ad essere un libro sulle donne e sul tempo, sui dolori e sulle follie dei personaggi (la vecchia megera che accumula soldi; gli sforzi febbrili di Geumbok per essere ricca; il considerarsi di Chunhui una figlia per sempre non amata dalla propria madre) Whale è un romanzo costellato elementi surreali e assurdi, fatto di incontri bizzarri, che ricordano molto quelli di Gabriel García Márquez. Ma di un García Márquez coreano dalla una prosa intensa, che sa raccontare le suggestioni di una cultura lontana come quella coreana.

Claudio Cherin

Cheon Myeong-kwan
Whale
Traduzione di Rosanna De Iudicibus
Edizioni e/o
Collana Dal Mondo
2023, 432 pagine
19,50 €

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