• Passa alla navigazione primaria
  • Passa al contenuto principale
  • Passa alla barra laterale primaria
  • Passa al piè di pagina
  • Luoghi
    • Italia
    • Europa
    • Mondo
    • A letto con ALIBI
  • Mostre
    • Arte
    • Fotografia
    • Storia
  • Spettacoli
    • Teatro & Cinema
    • Musica & Danza
  • Biblioteca
  • Interviste
  • Egitti

Alibi Online

Voi siete qui: Biblioteca » Da La nave di Teseo “Melancholia” di Jon Fosse

8 Dicembre 2023

Da La nave di Teseo “Melancholia” di Jon Fosse

È probabilmente il maggior autore contemporaneo norvegese, Jon Fosse. Si conoscono e si rappresentano, ovunque, le sue opere teatrali. Ma alla scrittura teatrale giunge solo dopo una quindicina d’anni in cui lo scrittore ha pubblicato prevalentemente romanzi, racconti, saggi, raccolte di poesie e libri per bambini. La sua prima pièce risale al 1994, due anni, dopo riceve il Premio Ibsen. Ma se in Norvegia è un autore conosciuto e apprezzato, in Italia è pressoché sconosciuto.

Ora, dopo l’assegnazione del Nobel, la casa editrice La nave di Teseo ha pubblicato Melancholia (traduzione di Cristina Falcinella, libro pubblicato, per la prima volta, nel 2009 da Fandango e ora riproposto).

Melancholia è dittico che racconta la vita di Lars Hertervig, uno tra i maggiori pittori norvegesi dell’Ottocento, con cui Fosse vanta una lontana parentela che lo affascina sin dall’infanzia.

Jon Fosse, Melancholia, La nave di Teseo

Lars Hertervig (1830-1902), dopo gli studi a Düsseldorf, comincia a soffrire di disturbi nervosi e viene internato nell’ospedale psichiatrico di Gaustad, nei pressi di Christiania (l’attuale Oslo), da cui poi, a un certo punto riesce a fuggire. Distrutto dalle terapie e dalle sue sottili disillusioni, vive di elemosina fino quando non si suicida.

Jon Fosse fa rivivere il dramma esistenziale del protagonista, nell’ultimo giorno della sua vita, attraverso due monologhi interiori che, pubblicati in numerosi paesi, sono diventati in Francia una vera e propria opera di culto.

I due testi, pubblicati rispettivamente nel 1995 e nel 1996, raccontano le vicende del giovane Lars Hertervig. Tornano i temi che cari alla scrittura di Fosse: l’arte, l’identità, l’amore. Fosse li racconta con una prosa febbrile che indaga la mente di Hertervig, consumato dai dubbi sulla propria condizione di artista; da una realtà che lo soggioga, e dall’idea di un amore immaginato e amaramente non corrisposto per una giovane donna, Helene Winckelmann.

Come Leopold Bloom, nella prima parte del romanzo, Hertervig vaga per Düsseldorf in preda ai suoi pensieri e alla disperazione, ormai senza più una casa. La bravura di Fosse sta in alcune frasi strategicamente poste che fanno comprendere, lentamente, come ci sia un distacco tra il reale e ciò che il giovane pittore percepisce.

Fosse gioca con il lettore, svela solo quando (e quanto) necessario a far comprendere tramite una frase, un tono, un’intonazione. Nella seconda parte, che si svolge un anno dopo, si ritrova il protagonista il giorno di Natale, rinchiuso in un ospedale psichiatrico, ancora ossessionato dalla passione per Helene, e costretto dallo psichiatra a non dipingere più, e a non pensare all’arte.

Fosse fa poi un salto: centocinquant’anni dopo, la storia di Hertervig viene raccontata una terza volta dallo scrittore Vidme che, preso da una sorta di afasia artistica, entra nella Galleria Nazionale di Oslo e, di fronte a un quadro di Hertervig, decide di scrivere del pittore. I suoi esercizi di scomposizione della luce dettano a Vidme la dissezione analitica del suo racconto che ne ricombina le fasi della vita. Una vita da Jon Fosse immaginata e restituita attraverso un vorticante e melodico monologo interiore, che si moltiplica attraverso un abile uso di sottili variazioni.

Non è sul disturbo psicotico che Jon Fosse vuole scrivere, bensì dall’interno di esso. Del tarlo esistenziale che s’insinua in un equilibrio mentale precario. Anche i lettori sono in equilibrio. La scrittura del norvegese non dà tregua, non permette al lettore di essere superficiale: una piccola svista, una frase mancata può davvero rendere difficile e ostica la lettura di Melancholia. È una scrittura fatta d’equilibrio, e in un costante sottile equilibrio, quella che Fosse vuole raggiungere.

Dopo aver passato al setaccio lettere, biografie, opere critiche lo scrittore norvegese ha deciso che il suo progetto non s’incentrava tanto sulla storia di Hertervig, quanto sulla propria interpretazione letteraria di alcuni suoi quadri, per primo quello risalente al 1867 e intitolato Dall’isola di Borg.

Così Fosse costruisce la narrazione solo su pochi fatti storici per addentrarsi, invece, nel lato più oscuro del protagonista, aspetti che fuoriescono dalla bellezza pittorica dei quadri e che Fosse cuce in forma musicale frasi sconnesse, pensieri ossessivi e l’incapacità di vivere.

Claudio Cherin

Jon Fosse
Melancholia
Traduzione di Cristina Falcinella
La nave di Teseo
Collana Oceani
2023, 448 pagine
22 €

Tweet
Share
0 Condivisioni

Archiviato in:Biblioteca

Barra laterale primaria

Articoli recenti

  • A Milano tornano “I giorni dell’ostinazione”
  • “Le armoniose stagioni” di Vivaldi al Conservatorio di Torino
  • “La più bella. La versione di Elena” di Brunella Schisa
  • Recensione del romanzo “Orbital” di Samantha Harvey
  • Da Miraggi “Pabitele”: i racconti di Bohumil Hrabal

Footer

INFORMAZIONI

  • Chi siamo
  • Contatti
  • Informativa privacy & Cookie

La rivista online

ALIBI Online è una rivista digitale di turismo culturale, diretta dal giornalista Saul Stucchi. Si occupa di mostre d'arte, storia e archeologia, di cinema e teatro, di libri di narrativa e di saggistica, di viaggi in Italia e in Europa (con particolare attenzione alle capitali come Parigi, Madrid e Londra). Propone approfondimenti sulla cultura e la società attraverso interviste a scrittori, giornalisti, artisti e curatori di esposizioni.

Copyright © 2026 · ALIBI Online - Testata giornalistica registrata al Tribunale di Milano; reg. n° 213 8 maggio 2009
Direttore Responsabile Saul Stucchi