La grandezza dei classici come Omero o Shakespeare non sta solo nel fatto di essere rappresentabili con adattamenti contemporanei, ma anche di offrire a nuovi autori gli strumenti per rappresentare e interpretare la realtà attuale. È il caso, per esempio, di questo bel testo teatrale, rilettura dell’Odissea scritta a quattro mani da Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari, che ne hanno curato anche la regia, e sono ottimi attori sul palcoscenico del Teatro Litta di Milano.
Il LidOdissea è una spiaggia come tante altre del litorale italiano, sovraffollata, caotica, ingombra di ombrelloni e di frigo-borse, con la battigia resa inaccessibile da canotti, da gonfiabili, da bagnanti che giocano a racchettoni, e la musica tecno come sottofondo. Un ordinario inferno estivo, dunque, dove Ulisse fatica a riconoscere il proprio posto e in cui percepisce il proprio smarrimento e la propria inadeguatezza.

Capita poi che la facile via di fuga da quel kaos, e dalla fastidiosa famiglia, si presenti sotto le seducenti sembianze della giovane Nausicaa, che lo introduce in un differente inferno, quello giovanilistico, fatto di rave party che durano fino all’alba, conditi di alcool e droghe: la vera e propria aberrazione del concetto di divertimento e di svago in cui l’individuo preda della dissoluzione e del dissolvimento nella massa più ottusa, perde la propria dimensione e il contatto con sé stesso.
L’ottundimento viene reso in metafora con la cecità, quella di Omero, per esempio, o alla perdita parziale della vista, come nel caso di Polifemo (non è un caso che alcuni membri del cast di questo spettacolo siano ipovedenti). Il tema della cecità mi fa pensare a un romanzo di Saramago in cui la popolazione di un villaggio perde misteriosamente la vista e i pochi che ancora vedono detengono il potere. Qui gli autori ribadiscono il concetto in chiave nuova.
Ulisse prende il largo e comincia a navigare in solitaria, in una deriva che assomiglia all’oblio, dimenticando Penelope (che si consola nel modo più scontato, con il sesso promiscuo: “come siamo banali, noi esseri umani” sembra dirci la coppia Berardi-Casolari) e Telemaco (interpretato da Ludovico D’Agostino) che invece avrebbe tanto desiderato la presenza del padre.
Ma la navigazione che padre e figlio intraprendono separatamente (Telemaco per di più senza la bussola di un riferimento paterno come guida) non è quella sul Mar Mediterraneo, bensì quella nell’altrettanto periglioso web, dove le Sirene invogliano martellanti a facili acquisti di inutili beni di consumo in offerta speciale (sterile tentativo, come spiegò Bauman tempo fa, messo in atto dall’individuo alla ricerca di adeguatezza e di certezze solide in una società liquida), o seducono il navigante con le torbide atmosfere dei siti porno: il web, dunque, come novella Circe che trasforma gli uomini in porci. A detenere il potere, quindi, non è tanto chi vede, ma chi manovra il web.
Venticinque anni fa Mark Ravenhill aveva preconizzato, nel suo spettacolo Shopping and fucking (che vidi proprio al Teatro Litta), la disgregazione dei legami interpersonali a opera del consumismo sessuale. Qui gli autori vanno oltre: l’azione congiunta dei social e dei messaggi pubblicitari – affermano – conducono a una infantilizzazione dell’adulto, e al suo disorientamento riguardo al proprio ruolo di genitore. Il risultato sarà drammatico: il giovane Telemaco abbandonato dal padre e privo di ogni riferimento morale perirà in una sconsiderata diretta Facebook a bordo di un’automobile lanciata, come direbbero i cronisti, a folle velocità.
A Penelope e Ulisse non resta che cospargersi il capo di cenere, quando ormai è troppo tardi.
Il canto malinconico di Silvia Zaru, che impersona il Coro alla maniera delle tragedie dell’antica Grecia, chiude uno spettacolo vivace e a tratti rutilante, pieno di trovate interessanti (geniale il rap di Telemaco, mediante il quale il figlio di Ulisse manifesta tutto il proprio disagio e la propria inquietudine), dove la quarta parete non esiste e dove, al contrario, Gianfranco Berardi cerca quasi il corpo a corpo con la platea. C’è molto da riflettere: si ride a denti stretti, mentre lo sconforto per ciò che ci circonda emerge lentamente.
Simone Cozzi
Foto di Elisa Nocentini
LidOdissea
testo e regia Gianfranco Berardi e Gabriella Casolaricon la collaborazione di César Brie
con Gianfranco Berardi, Gabriella Casolari, Ludovico D’Agostino, Silvia Zaru
elaborazioni musicali Ludovico D’Agostino
disegno Luci e direzione tecnica Mattia Bagnoli
costumi Giada Fornaciari
decorazioni di scena Sara Paltrinieri
organizzazione Benedetta Pratelli
Informazioni sullo spettacolo
Dove
MTM Teatro LittaCorso Magenta 24, Milano
Quando
Dal 23 novembre al 3 dicembre 2023Orari e prezzi
Orari: da martedì a sabato 20.30Domenica 16.30
Durata: 70 minuti senza intervallo
Biglietti: intero 30 €; ridotti 24/17 €