Del Rinascimento si conoscono alla perfezione l’arte, la letteratura, la musica: insomma tutto ciò che ha a che fare con l’arte colta, con la cultura cosiddetta alta. Talvolta questo fa in modo che ci si dimentichi che i movimenti e la storia dell’uomo si fanno anche attraverso le piccole cose. Come gli oggetti d’uso quotidiano, o gli arredi della casa, che spesso dicono molto di più di quanto possiamo pensare.
Proprio all’approfondimento di questi due ultimi elementi è dedicata la bella esposizione iniziata da pochi giorni al V&A Museum di Londra. Il Rinascimento visto attraverso gli interni tipici dell’epoca, attraverso una riflessione sulla centralità che essi ebbero nel contesto di un’epoca.
Una camminata attraverso i luoghi tipici della casa rinascimentale, la sala, la camera, lo scrittoio e la cucina, che si avvale dei mezzi multimediali per ricostruire, nel vero senso della parola, la casa, inserendovi quegli oggetti propri dell’uso quotidiano, come gli utensili da cucina, gli oggetti musicali o quelli appartenenti al guardaroba delle signore dell’epoca.
L’approccio dato dalle due curatrici dell’esposizione, Marta Aimar-Wollheim e Flora Dennis, si esplica su due livelli che procedono di pari passo. Da una parte gli ambienti propri della casa toscana, e fiorentina in particolare, mentre dall’altra quella propria delle abitazioni veneziane, con testimonianze provenienti sia dagli ambienti più umili che da quelli più ricchi e sfarzosi. Un percorso interessante, soprattutto se si tiene conto che è proprio da questo periodo che comincia ad emergere una nozione moderna di casa, successivamente alla popolarizzazione d’alcuni strumenti come le forchette o le posate.
È inoltre curioso vedere come sia proprio da questo periodo che si sviluppa nell’ambito degli interni rinascimentali il processo di civilizzazione del lavoro domestico e delle abitudini di tutti i giorni, con le nuove idee di etichetta, decoro e buona educazione, come, per esempio, l’idea di diversificare le posate, i piatti e addirittura le sedie per ogni pasto.Tra il 1400 e il 1600 gli Italiani furono tra i più stravaganti costruttori di edifici in Europa. I cittadini benestanti commissionavano infatti splendide e grandiose dimore, secondo l’idea per cui si era ciò che si abitava, sottolineando con lo sfarzo delle abitazioni e l’eleganza di esse, oltre che con l’arricchimento delle suppellettili domestiche e l’introduzione nel corredo domestico d’oggetti inusuali, quali le forchette o piccoli specchi, il loro livello di agiatezza economica e acculturazione.
Si comincia dalla sala, la stanza principale, intorno cui ruotavano alcune delle attività principali dell’economia domestica, come il ricevere gli ospiti o il pranzare. Essa costituiva il volto pubblico della casa rinascimentale; dallo studio si poteva, infatti, facilmente dedurre lo status sociale cui apparteneva la famiglia e la potenza economica che quest’ultima aveva.
Colpiscono le differenze, ma anche i tratti in comune, primo tra tutti la scelta della sua posizione, generalmente all’inizio della scalinata nel piano nobile, nella parte anteriore della casa. Si tratta in ogni modo di uno spazio altamente rappresentativo e flessibile, adattabile secondo le diverse esigenze dei padroni di casa, dal ballo al ricevimento degli ospiti al gioco. L’esigenza di adattarla di continuo a diverse situazioni richiedeva un arredamento facilmente adattabile. Nella sala toscana, dalla forma rettangolare, gli elementi che risultano predominanti sono principalmente due: il camino, a volte costruito realmente, altre volte soltanto dipinto con una funzione puramente simbolica, e l’acquaio. Nelle trascrizioni di molti scrittori dell’epoca, tra cui lo stesso Vasari, si legge che entrambe erano costruiti in pietra serena da un unico artista, anche se purtroppo in situ non esistono testimonianze, tant’è che gli esempi della mostra di Londra provengono tutti da case diverse. Il camino era una forte attrattiva a livello sociale, soprattutto in inverno, mentre le finestre solitamente erano ricoperte con carta cerata per ricreare una luce diffusa. Cambio di prospettiva nella casa veneta, dove invece diventa fondamentale il ruolo giocato dagli arazzi ricchi e preziosi e dai dipinti. Conosciuta come portelo. la sala veneziana era, al contrario di quella fiorentina, lunga e stretta, a tratti angusta, dominata da una fila di finestre costruite su uno dei due muri. Essa era finemente decorata con ritratti di parenti, che davano colore alla stanza, raffigurazioni di santi o celebrazioni dei grandi personaggi che della famiglia avevano fatto parte.
Altro ambiente fondamentale nella casa rinascimentale, molto più che nelle moderne abitazioni, era la camera, il luogo della nascita e della morte, nonché il posto in cui si esplicavano tutte le ritualità legate al matrimonio, al pregare, e soprattutto al dormire.
La casa rinascimentale possedeva al suo interno numerose camere, la più importante delle quali era senza dubbio la camera grande. In ogni caso esse erano di dimensioni minori rispetto alla sala, e possedevano, al loro interno, un camino in grado di produrre calore durante i freddi inverni. Le decorazioni della camera riprendevano normalmente i ricordi e la memoria della famiglia: al suo interno,inoltre, erano custodite le doti del matrimonio, compresi i ricchi mobili e le suppellettili finemente decorate che di esse avevano fatto parte.
La camera toscana si differenzia da questo modello, includendo tra i vari dipinti di famiglia anche tele rappresentanti storie ed episodi della bibbia, e soprattutto per i tondi, l’innovazione più originale in essa introdotta, una rappresentazione chiaramente circolare il cui contenuto era ritenuto in un certo modo capace di influenzare il carattere, o ispirare il gusto cammino alle persone che abitavano la stanza.
La camera veneziana era molto più sfarzosa di quella fiorentina. Meglio conosciuta come camera d’oro, essa era famosa in tutta Europa, per l’effetto abbagliante ricreatovi dalle ricche e pompose decorazioni: sedie, specchi e muri erano infatti ricoperti da pitture luminose e manufatti metallici. Al contrario della sala, la camera veneziana, per ragioni relative al riscaldamento, conteneva al suo interno un caminetto; la caratterista più originale di questo ambiente è però costituita dal letto, composto dalla base normale e da un sopra-letto, in cui potevano dormire la bambinaia con i bambini, in modo da essere sempre vicini alla propria madre.
Dopo le camere, il percorso procede fino allo scrittoio, il luogo delegato agli affari, accessibile a pochissimi. Uno spazio prettamente maschile, visto il ruolo centrale attribuito al marito per il mantenimento economico della famiglia, costituiva il luogo dei documenti, dei contratti e degli accordi commerciali.
Raramente lo studio era realizzato in una specie di mezzanino o al piano terra, mentre in generale esso veniva posto al primo piano, in comunicazione con la camera da letto. La sezione è molto completa su questo punto, vista l’abbondanza digli oggetti propri del tempo, strumenti scientifici, libri rari, piccoli bronzi ispirati alla classicità. In particolare viene ricostruito lo studio dei Medici di Firenze, la più importante famiglia di bancari della città. Questo studio, prima di Piero, e poi di suo figlio Lorenzo, è una piccola stanza, piena d’oggetti di un’eleganza e ricchezza sopraffine. Costruito al primo piano del palazzo di famiglia nel 1459, lo studio era decorato con le celebri pitture di Luca della robbia, riguardanti le arti e i mestieri.
Infine la cucina, uno degli spazi più ricchi e vivaci. Essa era generalmente costruita su un altro piano rispetto alla sala, per evitare che gli odori da essa provenienti fossero percepiti dagli ospiti; comunemente esse erano costruite nella zona attico, per evitare rischi in caso i camini avessero preso fuoco, o al massimo al piano terra. Era la stanza dei servi, che raramente la lasciavano, e veniva frequentemente visitata dalle padrone della casa per supervisionare il lavoro dei camerieri e dei cuochi. Anche nelle cucine più grandi le suppellettili non erano numerose; l’oggetto che comunque non mancava era il mortaio, utilizzato per amalgamare tutti gli ingredienti, oltre alle terrecotte utilizzate per cuocere.
Interessante il lavoro di ricostruzione delle abitudini alimentari del tempo, grazie soprattutto al ritrovamento di libri di cucina e all’analisi delle particolari suppellettili del tempo, grazie alla quale è stato possibile constatare che proprio nel Rinascimento la pasta comincia a poco a poco a diventare un alimento basico nella dieta alimentare degli Italiani, seppure cucinata in maniera profondamente diversa da quella di oggi.
Un lavoro curioso e interessante attraverso gli usi e i costumi di un’epoca, che ricostruisce mirabilmente spazi, oggetti e comportamenti oramai persi.
Simona Silvestri
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